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Breve ricostruzione storica dell'arrivo di Federico II a Cosenza

13 mag 2005
(13/5) (UfficioStampa) - Descrizione dell'evento.
E' facile immaginare l'aria di festa che presentava la città in quelle giornate di gennaio che precedevano la consacrazione della nuova cattedrale. I cronisti di quella memorabile giorna­ta, spesso si lasciano andare a descrizioni fantasiose e piene di enfasi: «Splendida di sole e festante di popolo dovette apparire a Federico imperatore Cosenza, la vecchia capitale Bruzia, in quel lontano 30 gennaio 1222. La chiara e verde vallata del Crati, che si stende a vista d'occhio fino alle lontane propaggini ionie della Sila boscosa, risuonò in quel giorno di lieti canti e dell'allegro suono delle campane che salutavano il potente imperatore svevo... ». L'arcivescovo Luca, al quale certo non mancavano le conoscenze di uomini potenti, curò tutto nei minimi particolari. A favorire i suoi disegni di preparare una. consacrazione sfarzo­sa, concorrevano alcune circostanze fortunose. Il giovane imperatore Federico II si era da tempo impegnato col Papa Onorio III per organizzare e realizzare una crociata in Terra Santa per liberare il sepolcro di Cristo dai musulmani.
Ma il monarca, occupato dai problemi del suo stato, aveva più volte rinviato le promese fatte, fino al punto che di spedizioni non si parlasse più. Il Papa, preoccupato del tentennare di Federico, e deciso a non concedere altro tempo, inviò alla corte di Palermo il legato apostolico cardinale Nicolo Chiaromonte, vescovo di Tuscolo con l'incarico di consegnare all'imperatore una lettera con la quale si ricordavano le promesse fatte e l'invito, sotto minaccia di scomunica, a rispettarle. In sintesi, si ingiungeva di partire immediatamente in Palestina o di recarsi a Roma «ut ad se quam primum de hujus modi negotio in colloquium veniret». Gli argomenti addotti dal Pontefice dovettero risultare convincenti se si pensa che Federico II decise di partire per Roma onde ricevere la benedizione prima di affrontare la sacra missione . Luca Campano così chiamato dal paese di origine poso nel territorio corrispondente all'attuale provincia di Frosinone, era un giovane monaco a Casamari durante il soggiorno laziale di Gioacchino, già abate di Corazzo, che a partire dal 1182, vi sostò per un anno e mezzo. Il calabrese, notato il novizio, chiese all'abate di quell'abazia di poterlo utilizzare come scriba e suo segretario. Si dice che Gioacchino dettasse giorno e notte il suo pensiero, e che Luca, con umiltà, esaudiva le richieste del maestro che, a quei tempi, era già famoso. Quando mori l'abate della Sambucina, e si pose il problema della sua successione, Gioacchino interpose i suoi buoni uffici affinchè l'allievo ricoprisse il posto vacante. Ma le resistenze maggiori provenivano proprio da Luca il quale era balbuziente e, perciò, riluttante ad accettare una carica che richiedeva, invece, ben altre qualità di eloquenza e comu­nicabilità. Convinto dalle insistenze del suo maestro, si presentò il 22 novembre 1194 al capitolo dei monaci con la lettera di Gioacchino sul petto e, al primo accenno di parola, scopri, con sommo stupore, che ormai parlava benissimo e pensò subito che il suo amico maestro ne avesse il merito. Luca diresse la Sambucina per almeno sette anni, e, tra i diversi incarichi avuti da papi e sovrani, vi era stato anche quello di predicare la crociata nel 1198 e 1199. Finita la sua opera più grandiosa, il Duomo di Cosenza, preferì ritornare tra le mura accoglienti dell'abazia di Luzzi ove si spense in grazia di Dio di lì a poco. Da rilevare che, se pur citata senza enfasi, la figura di Luca Campano emerge vigorosa ed esaltata da questi avvenimenti.
Non v'è dubbio che il neo presule, nel continuare l'opera dei suoi predecessori, dovette affrontare non poche difficoltà per dare un impulso definitivo alla costruzione del Duomo, e, sicuramente, vi profuse tutta la tenacia e l'ardore dell'uomo di fede e di pensiero ma anche del convinto assertore dell'arte che, al suo tempo, andava trasformandosi ricevendo gli in­flussi della scuola francese.
Vari autori sono convinti che Federico II si fermò a Cosenza proprio per ritrovarsi con l'arcivescovo Luca «sol perché cistercense e dato il rispetto che aveva l'Imperatore per questo ordine, non poteva fare a meno di ossequiare uno dei suoi maggiori esponenti» Preparativi e addobbi
Gli amministratori cosentini, saputo che l'imperatore nel suo viaggio verso Roma avrebbe sostato a Cosenza e, in quell'occasione, presenziato alla consacrazione della Cattedrale, cercarono di darsi da fare per non sfigurare. Fu convocato d'urgenza -il Pubblico Parlamento per decidere sul protocollo della visita e sugli addobbi necessari.
11 colloquio tra Onorio III e Federico II si tenne a Veroli nel febbraio del 1222, dove si stabilì che l'anno seguente si dovesse tenere da entrambi generale curia a Verona, per trattarsi del soccorso da dare per Terrasanta.
Fu decisa la costruzione dì un ponte sul Busento, e fu stabilito che lo stemma della città dovesse essere rappresentato dai sette colli . Il 30 gennaio 1222, quando ancora forse i lavori del Duomo non erano terminati , con una cerimonia sfarzosa e solenne, tra una marea di popolo, II Cardinale Chiaromonte e l'imperatore Federico, entrarono nella nuova Cattedrale dall'aspetto maestoso e suggestivo. L'importanza e la solennità dell'avvenimento è comprovata dalla presenza di numerosi ospiti e prelati. Tra questi ultimi, vi era l'arcivescovo di Reggio Landone (1217-1232). l'arcivescovo di Taranto
Nicolò, e poi i vescovi Filippo de Matera da Martirano, Bartolomeo da Siracusa. Gugliemo da Bisignano, Bemardo da Belcastro, Andrea da San Marco Argentano e Taddeo da Nicastro. L'interno del tempio fu consacrato da Ruggero, vescovo di Mileto, che celebrò la prima messa all'altare maggiore. Il vescovo di Bisignano consacrò le crociere dedicandole una a San Giovanni Battista e l'altra ai SS. Pietro e Paolo. Durante la celebrazione furono poste in alcune parti della chiesa numerose reliquie. La cerimonia si concluse con un solenne Te Deum quale ringraziamento al Signore perché aveva aiutato il popolo cosentino a sollevarsi dalla sciagura del terremoto che aveva prostrato l'intera città. Infine Federico II riconfermò alla chiesa gli antichi privilegi tra le grida di osanna al sovrano e al papa.
Gli illustri personaggi cosentini presenti alla consacrazione:
Gregorio Spina d'origine francese, tra noi da Federico richiamato da Francia - Pietro Telese e Guglielmo Telese, carissimi all'Imperatore, e pi suoi cavalieri di compagnia - Bernardo Contestabile Ciaccio, uomo di grandi conoscenze politiche, ed uno dei cinque baroni cui furono consegnati gli ostaggi della Gallia Cisalpina - Giacobbe Sambiase, carissimo alla madre di Federico e da lei nominato barone di Lacconia - Ferdinando Passalacqua, confidente dell'imperatore e suo consigliere, nonché caldissimo propugnatore della causa di Federico ai tempi che fu pupillo sotto il baliato del Papa; e da lui il 25 settembre 1213 guiderdonato col feudo di Soveria, e terre adiacenti, nonché coi beni concessigli nel territorio di Squillace - Giovanni Mangone, canonico versatissimo nella teologia - Ruggiero de Matera, figlio del Giustiziere di Val di Crati, non meno del padre stimato dallo Svevo -Giacobbe de Matera, barone di vari feudi - Procopio De Matera. uomo di cognizioni fornito, Protonotario del Regno, e Consigliere a latere di Federico - Adamo Dussiaco gran Cancelliere ed uomo riputato per giustizia e probità impareggiabile - Guglielmo Brittì, che fu Ammiraglio di lui nel 1290 - Giordano Ruffo, che nel 1250 fu dal principe nominato maestro dei cavalieri; e che scrisse il libro intitolato de medicina equorum; il cui manoscritto si conserva nella Biblioteca di S. Giovanni a Carbonara in Napoli tradotto in francese con questo titolo: R. Jourdaim Ruf chavalier et maistre de la Mareschaucie de l'Emperaur des cheveaux» ed infine Francesco Barracco, personaggio distintissimo nelle armi e non meno distinto di lui Ruggiero Scaglione, che, secondo l'Ardimari e l'Aceti, fu giustizierò del
Regno nel 1228». Le reliquie.La consacrazione fu iniziata con una messa solenne,nel mezzo della quale, nell'altare maggiore, consacrato da Niccolo Cardinale Legato, furono ad onore di Maria Vergine collocate: Reliquie del legno della Croce - delle vesti di Maria Vergine - del suo sepolcro -di S. Anna- del sepolcro e presepe di Cristo - dei SS. Innocenti - di S. Simone Giusto - della Manna e vesti di S. Giovanni Evangelista - del bastone di S. Paolo - di S. Marco Evangelista
- di S. Luca Evangelista - dì Santo Stefano protomartire - di S. Dionisio Areopagita - di S.Sisto papa e martire - di S. Anastasio Monaco e martire - di S. Prisco Prete - di S. Silvestropapa - di S. Martino vescovo - di S. Maria Maddalena - di S. Teda vergine e martire - delladonna samaritana.
Nella parte di mezzogiorno, consacrata in onore di S. Giovanni Battista da Ruggiero Vescovo di Mileto, furono collocate le reliquie di S. Giovanni Battista - di Zaccaria suo padre - di S. Giuseppe Arimotea - di S. Epifane - di S. Fabbiano Vescovo e martire - dei SS. Gervasio e Protasio - di S. Luciano Martire - di S. Giuliano martire - di S. Eleuterio martire -di S. Pantaleone martire - di S. Cosmo martire - di S. Eustazio martire - di S. Marcelliano martire - di S. Antonio Abate - di S. Eschizio Abbate - di S. Giustina Vergine e martire - di S. Macario Abbate.
E nella parte del settentrione, consacrato ad onore dei SS. Pietro e Paolo da Guglielmo Vescovo di Bisignano, furono collocate le reliquie del legno della Croce - dei capelli di S. Pietro Apostolo - di S. Paolo Apostolo - di S. Giacomo Apostolo - di S. Filippo Apostolo -di S. Matteo Apostolo - di S. Bernardo Apostolo - di S. Clemente Papa e Martire - di S. Rhodos uno dei 72 discepoli - dei SS. Nereo ed Achilleo - di S. Macario Martire - di S. Cristofaro martire - di S. Giorgio Martire - di S. Luca martire - di S. Tiburzio e Pancrazio martire - dei SS. Primo e Filiciano martire - dei SS. Crisanto e Dario dell'uno dei quattro Coronati - dei SS. Lucio e Geminiano - di S. Bonifacio Papa - dei capelli di S. Gregorio Papa
- di S. Giovanni Crisostomo - di S. Sabina - di S. Cormosino Vescovo - di S. Cataldo Vescovo
- di S.Vitaliano confessore - di S. Elena Augusta - di S. Felicita martire - di S. Agnesevergine e martire».
La Bolla di Onorio III tratta dall'Italia Sacra dell'Ughelli libro IX
Onorio Papa, servo dei servi di Dio, saluta il venerabile fratello Arcivescovo, i diletti figli, il Capitolo Cosentino ed invia loro l'apostolica benedizione. OMISSIS Nicola Vescovo Tuscolano per volere di Dio, Legato della sede apostolica. Col presente scrìtto tramandiamo alla conoscenza dei posteri che, venendo a Cosenza, fummo pregati dal Venerabile Arcivescovo Luca e dal Capitolo Cosentino di volere consacrare solennemente la Chiesa di Cosenza, che sebbene fondata da parecchio tempo, ancora non era stata consacrata, e, accorrendo di buon grado alle preghiere, con il consenso del presente Federico illustrissimo Imperatore Romano sempre Augusto,e Re di Sicilia, con 1 venerabili Arcivescovi Landone di Reggio, Nicola di Taranto, con i Vescovi: Ruggero di Mileto, Guglielmo di Bisignano, Andrea di S.Marco, Bartolomeo di Siracusa, Bernardo di Belcastro, Taddeo di Nicastro, Filippo di Martirano, in presenza di una grande folla di abati, monaci, di clero e di popolo, abbiamo dedicato la Chiesa, ed abbiamo consacrato con le nostre mani l'altare maggiore all'onore di Dio, alla Beatissima Madre di Dio e sempre Vergine Maria ed in esso abbiamo collocato le seguenti reliquie. Della Croce di Cristo. Delle Vesti di Maria Vergine. Del Suo sepolcro. Di S. Anna madre sua. Del sepolcro e presepe di Cristo. SS. Innocenti, S. Simone Giusto, della Madonna e delle vesti di S. Giovanni Evangelista. Del bastone di S. Paolo Apostolo, Marco e Luca Evangelisti. S. Stefano protomartire. S. Dionigi Aerop. S. Sisto Papa e martire. S. Lorenzo Levita e martire. S. Anastasio Monaco e martire. S. Prisco Papa. S. Silvestro Papa. S. Martino Vescovo confess. S. Maria Maddalena. S. Teda, Sabina, Agata, Lucia Vergini e martiri e della Donna Samaritana.
Nell'altare situato nella parte di mezzogiorno (a destra), consacrato dal Vescovo Ruggero di Mileto, ad onore di S.Giovanni Battista, furono collocare le seguenti reliquie: Di S. Giovanni Battista. S. Zacheria profeta suo padre. S. Giuseppe di Arimatea. S. Espanze uno dei 72 discepoli. S. Fabiano Vescovo e martire. SS. Gervaso e Proto martiri. S. Luciano martire. S. Giuliano martire. S. Pantaleone martire. S. Cosma martire. S. Eustasio martire. S. Marcellino martire. S. Antonio abate. S. Macario abate. S. Euschizio confessore. S. Giustina vergine.
Nell'altare situato nella parte settentrionale (a sinistra) consacrato dal Vescovo Guglielmo di Bisignano, ad onore dei Santi Apostoli, Pietro e Paolo, furono collocate le seguenti reliquie: Della Croce di Cristo. Dei Capelli di S. Pietro. Del corpo di S. Paolo. S. Andrea Apostolo. S. Filippo Apostolo. S. Giovanni Apostolo. S. Matteo Apostolo. S. Barnaba Apostolo. S. Clemente papa. - S. Rodos uno dei 72 discepoli. S. Nereo e Achille martire. S. Macario, Cristoforo, Giorgio, Cesano, Ciriaco, Tiburzio e Pancrazio martiri. Uno dei quattro coronati. S. Lucia e Germiniano martiri. S. Primo e Feliciano martiri. S. Crisanto e Dario martiri. S. Bonifacio papa. S. Gregorio papa. S. Giovanni Crisostomo. S. Sabina. S. Comosino ve­scovo. S. Cataldo vescovo e confessore. S. Vitalìano confessore. S. Elena Augusta. S. Felicia martire. S. Lucia martire. S. Agnese vergine e martire.
In ogni modo questa consacrazione fu celebrata nello anno 1222 dell'Incarnazione del Signore, il 30 gennaio nel sesto anno del pontificato di Papa Onorio III. Il giorno successivo l'abbiamo visitata. Abbiamo benedetto il cimitero della stessa chiesa per quattro parti: per la salvezza del culto, la pace dei morti e quella di coloro i quali dovranno essere seppelliti in questo stesso posto. Abbiamo concesso due anni di indulgenza a tutti i fedeli che hanno visitato con devozione la stessa Chiesa fino al successivo primo aprile. Inoltre nel­l'anniversario della stessa consacrazione abbiamo concesso un anno di indulgenza per tutti i tempi.
Per testimonianza poi di tale consacrazione, abbiamo voluto che la presente concessione di indulgenza fosse sottoscritta per mano di Guglielmo Clerici.