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Presentato il libro "La guerra in diretta" di Amedeo Ricucci

15 mag 2005
(15/5) (UfficioStampa) - “Io non comprendo il conflitto in Iraq, nel quale mi pare che uno dei grandi temi sia rappresentato proprio dal rapporto tra verità e menzogna”. E’ questo quello che ha detto questa mattina il Sindaco Eva Catizone partecipando alla presentazione del libro “La guerra in diretta” del giornalista Amedeo Ricucci, edizioni Pendragon.
“I sindaci non hanno alcuno strumento d’intervento, da questo punto di vista. Ma essi non sono solo chiamati a costruire ponti o strade, devono lavorare per sensibilizzare le coscienze dei propri concittadini. E’ quello che il Comune di Cosenza ha cercato di fare in più occasioni. – ha detto Eva Catizone ricordando i drappi arcobaleno con cui fu bardato Palazzo dei Bruzi – Il nostro appello alla pace, nonostante i divieti che in quel periodo volevano evitare l’uso di certi simboli, fu raccolto dai cosentini.
Oggi parliamo di guerra e di immagini, ma lo facciamo presentando un libro, perché siamo convinti che il libro sia un grande mezzo di comunicazione del pensiero. Non a caso questa è una delle poche, se non la sola, amministrazione pubblica ad avere istituito un assessorato alla diffusione del libro”.
“Questo libro è un viaggio attraverso i fronti più caldi degli ultimi dieci anni: dal Kosovo alla Palestina, dall’Afghanistan all’Iraq – ha detto l’autore, Amedeo Ricucci - Un viaggio sulla morte del giornalismo autentico e sul trionfo dell’informazione spettacolare. La guerra "in diretta" è sempre meno vincolata alle regole del giornalismo e sempre più assoggettata alle leggi dello spettacolo e l’opinione pubblica occidentale, che non è preparata a decodificare le immagini di una guerra, rischia di trovarsi in balìa proprio di chi vuole manipolarla. La guerra in diretta provoca la banalizzazione delle notizie – ha detto Ricucci facendo l’esempio delle donne afghane e del burka - treatralizzando gli eventi. Ma la macchina editoriale oggi è talmente complessa che non ha più nulla a che vedere col diritto di ogni cittadino ad essere informato”.
“Nella società moderna l’informazione è decisiva per la creazione del consenso. – ha ribadito l’ex sottosegretario alla difesa Marco Minniti – Ai tempi del Kossovo anche noi ci siamo trovati a seguire in diretta la CNN, perché le notizie dell’inviato erano più aggiornate di quelle che venivano dai comandi militari. Questo, però, rende ancora più evidente quanto sia importante, in momenti in cui si è dinanzi alla estrema ratio dell’uso della forza armata, l’accesso a informazioni vere e non manipolate. L’uso distorto dell’informazione non nasce certo in questo conflitto, ma ora è chiaro a tutti quanto sia facile manipolare l’informazione. E’ rimasta emblematica l’intervista del ministro iracheno della comunicazione che, mentre l’esercito americano era ormai a Bagdad, dichiarava in diretta ai suoi connazionali che la guerra stava andando bene. Ma un uso non corretto delle informazioni può prendere la mano a chiunque. Per questo non dovremmo dimenticare mai – ha concluso l’esponente Ds – quanto diceva Gramsci riguardo a Machiavelli: mezzi disonesti sporcano anche il fine più nobile”.