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Il Sindaco Eva Catizone interviene in merito ad alcune notizie di stampa riguardanti i dirigenti e i consulenti.

29 mag 2005
(29/5) (UfficioStampa) - “In merito alle polemiche che hanno accompagnato l’avvicendamento negli incarichi dei dirigenti del Comune e relativamente alle indiscrezioni trapelate stamane sulla sospensione di alcuni incarichi di collaborazione esterna, sento il dovere di fare delle precisazioni, per ristabilire un necessario criterio di verità. Non c’è niente di inusuale- afferma la Catizone - nell’avvicendamento dei dirigenti di Palazzo dei Bruzi cui si è dato corso l’altro ieri. Si è ritenuto di dar vita a quella normale rotazione che, durante gli anni dell’Amministrazione Mancini, era prassi abituale e consolidata, proseguendo inoltre nell’opera di valorizzazione delle energie femminili.
Perché indignarsi tanto e processare un metodo molto in uso durante i mandati di Sindaco di Giacomo Mancini? E non sarebbe stato forse il caso di indignarsi di più sulla paventata confusione dei ruoli, in spregio alla Bassanini, che sancisce la netta divisione fra ruolo amministrativo e ruolo politico?
Stupisce e non poco – ha aggiunto la Catizone – la posizione di chi non perde occasione per esaltare i risultati del modello Cosenza e contestualmente critica la consuetudine, invalsa durante gli anni in cui quel modello amministrativo si è affermato, di far ruotare i dirigenti negli incarichi proprio per dare agli stessi stimoli e motivazioni sempre nuovi, utili al perseguimento degli obiettivi fissati dall’Amministrazione. Dispiace, infine, qualche caduta di stile che, invero, si poteva evitare e che ha rasentato la violazione della privacy.Ma c’è da chiarire ancora un altro punto. Ai dirigenti di Palazzo dei Bruzi non è stato mai chiesto di far conoscere le loro tessere di partito, né le loro appartenenze o cosa facciano fuori dall’orario di lavoro.
Ciò che più conta è che i dirigenti lavorino per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel programma del Sindaco e dell’Amministrazione che governa la città e quindi nell’esclusivo interesse della collettività che si amministra.
A maggior ragione questo discorso deve valere per i consulenti che sono legati al Sindaco da un mero rapporto fiduciario e da un atto di nomina diretto, a differenza dei dirigenti che sono, a tutti gli effetti, dipendenti della Pubblica Amministrazione nella quale sono entrati per concorso. I consulenti, invece, sono a chiamati a prestare il loro servizio sulla base di una ordinanza sindacale che tiene conto di meriti professionali e fiduciari.
Quel che non può in nessun modo accadere – ha concluso la Catizone – è che i consulenti del Sindaco, pagati peraltro con fondi pubblici, nelle stesse ore in cui prestano servizio per l’Amministrazione godano di un improbabile dono dell’ubiquità che li vuole impegnati anche nelle segreterie di partito. E’ questo un problema di etica ed anche di deontologia cui ogni Sindaco deve fare attenzione, pena il dispendio di fondi pubblici che, come noto, devono essere spesi nell’interesse della collettività e non di pochi”.