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La Calabria tra locale e globale

02 dic 2004
(2/12) (UfficioStampa) - “C’è un evidente bisogno di ritrovare il senso del tempo, scavando tra le pieghe dell’esistenza alla ricerca di cambiamenti e persistenze. Ed è in questa direzione che si muoverà Daedalus”.
Questo, nelle parole dello storico Vittorio Cappelli, l’obiettivo che la rivista di storia e scienze sociali si pone per la nuova serie di pubblicazioni, presentata ieri sera nel Salone di Rappresentanza di Palazzo dei Bruzi.
La rivista, al sedicesimo anno di vita, si avvale della direzione a otto mani dei sociologi Paolo Jedlowski e Osvaldo Pieroni, dell’antropologo Vito Teti e dello stesso Vittorio Cappelli.
“La Calabria – ha detto ancora Cappelli – si trova al crocevia tra passato e presente, tra globale e locale, tra codici e linguaggi diversi. È necessario aprirsi al mondo per coglierne le ibridazioni, senza dimenticare il proprio territorio, ma senza cedere – ha concluso – agli angusti localismi di vecchio e di nuovo conio”.
L’incontro di ieri è stata l’occasione per riflettere sul ruolo della Calabria tra locale e globale, tra luogo e non luogo, insieme a Marc Augé, direttore dell’Ecole dei Hautes Etudes Sociales di Parigi.
A lui il sindaco Eva Catizone ha voluto rivolgere un sentito bentornato.
“Marc Augé – ha ricordato il primo cittadino – è stato già protagonista di un evento importante per Cosenza, quel Viaggio Telecom, che ha portato nella nostra città tanti intellettuali di valenza europea. Facendo tesoro della sua celebre distinzione tra luogo e non luogo, mi auguro che a Cosenza sia possibile trasformare i tanti non luoghi esistenti in luoghi, attraverso politiche urbane lungimiranti”.
Alla lezione di Augé si è richiamato anche Vito Teti: “In Calabria possiamo individuare i non più luoghi e i non ancora luoghi”. I non più luoghi sono i paesi dell’interno, da tempo spopolati, ma che sembrano non rassegnarsi all’abbandono.
“È un uso diffuso passeggiare o fare pic-nic tra le rovine del paese d’origine – racconta Teti – Tra le rovine si realizza un percorso di recupero del passato, che non viene mitizzato, ma di cui pare non si possa fare a meno”.
I non ancora luoghi sono i centri costieri e i paesi doppi, sorti lungo la marina, che spesso non hanno un loro cimitero, né tradizioni o feste popolari.
Anche Osvaldo Pieroni ha sottolineato l’esigenza per la nostra regione di riscoprire il passato senza farne mitologia e di recuperare, accanto a questo, la ricchezza delle relazioni, l’altro, la lentezza.
Daedalus, ha ribadito, vuole invitare a ridefinire il rapporto tra globale e locale.
“A tal fine – ha spiegato – la rivista sarà aperta ai contributi degli studiosi locali, cercando però – ha aggiunto – di avere sempre uno sguardo esterno, altro, che sia per noi un punto di riferimento”.
Per il primo numero Daedalus propone proprio le riflessioni di Marc Augé, autore per la rivista del saggio “Immaginare l’umanità. Per un’antropologia dei fini”.
Augé si sofferma sul tema del tempo:”Abbiamo la sensazione – ha detto – di essere tagliati fuori dal passato, che esiste, ma in forma mussale, figurata, e dal futuro, nei confronti del quale siamo timidi e non azzardiamo previsioni”.
Ma se perdiamo il passato e il futuro, perdiamo anche il presente.
Il nostro presente è fatto solo di immagini preconfezionate.
“La Calabria – ha aggiunto – è per me un territorio interessante. È una regione in cui si porta avanti una relazione con i luoghi e con il tempo all’insegna della resistenza materiale”.
“In Calabria – ha concluso – esiste ancora la possibilità di assegnare al tempo il suo giusto posto e di trovare un equilibrio tra spazio locale e processi globali. Questo mi spinge a tornare volentieri fra voi”.
La presentazione della rivista è stata anche l’occasione per ricordare Carlo Carlini, collaboratore di Daedalus da poco scomparso.
“A breve – ha preannunciato il giornalista Salvatore Santagata – uscirà un’inedita raccolta di poesie, che perpetuerà nel tempo l’immagine di questo intellettuale giovane, scontroso, terrigno, sempre fedele a se stesso”.