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Conferimento della cittadinanza onoraria a Monsignor Giuseppe Agostino- Intervento del sindaco Eva Catizone

17 dic 2004
(17/12) (UfficioStampa) - Prima ancora di iniziare questo mio breve intervento di saluto, desidero ringraziare Voi tutti per la partecipazione a questa mattinata che deve essere intesa, anche e soprattutto, come un saluto collettivo della Città al nostro Padre Arcivescovo. Noi abbiamo inteso organizzare un momento che vuole essere non solo un momento istituzionale. Per questo abbiamo tenuto ad una presenza così diffusa del mondo delle associazioni, del mondo del volontariato e del terzo settore; insomma di tutta la società civile cittadina. Dico questo nella consapevolezza del fatto che il nostro vuole essere una sorta di saluto corale, ma principalmente un saluto vero e non formale.
E sulla diarchia fra forma e sostanza, voglio subito porre l’accento sull’importanza dell’istituto della cittadinanza onoraria che, a nostro avviso, oggi più che mai è legata alla categoria dell’essere piuttosto che non a quella dell’apparire.
Per questo noi abbiamo tenuto e teniamo in modo particolare a questa prima cittadinanza onoraria che, come è stato messo in evidenza, ha avuto un iter che è un iter formale giusto che è quello del passaggio in Giunta e poi del passaggio consiliare e che deve essere intesa come tributo ad un Vescovo che ha avuto, credo, tanti meriti. Non sta a noi oggi mettere in evidenza, quelli che sono i meriti di questo Vescovo, ma penso che la caratteristica principale è stata e resta quella di essere stato un Vescovo tra la gente e un Vescovo per la gente che ha sicuramente rappresentato e continua a rappresentare una vera guida spirituale per la collettività. E questo riconoscimento vuole anche essere la testimonianza di quel legame inscindibile che, a nostro avviso, si è sostanziato tra la città e questo Prelato. E allora, questo nostro gesto non vuole essere soltanto un gesto simbolico come molto spesso le cittadinanze onorarie diventano, ma vuole essere ancora una volta un riconoscimento vero per l’impegno civile svolto a favore della crescita di una comunità e di una collettività.
Ecco, io credo che la presenza di Monsignor Agostino in questa città non sia avvenuta per caso; voglio dire, cioè, che Monsignore appartiene a quelle persone che passano fortunatamente in una città non invano.
Ma credo che abbia profondamente inciso sulla nostra comunità.
Sono tante le motivazioni che ci hanno spunto a conferire questa prima cittadinanza onoraria, ma non sta a me tracciare un exursus.
Io qui voglio mettere soltanto in evidenza il legame che a mio avviso si è sviluppato forte tra questa città e il nostro Padre Arcivescovo.
Dico il nostro Padre Arcivescovo perché non dimentico la prima volta dell’ingresso di Monsignor Agostino in Duomo: era, credo, settembre del ’98 e la cosa che mi colpì maggiormente fu proprio questa denominazione. I nomi non sono mai arbitrari, non vengono mai scelti a caso. Monsignore disse subito a questa collettività: “Chiamatemi Padre”.
Io credo che in questa scelta ci sia tutta l’essenza di un Vescovo che fin dall’atto di denominazione decide di essere ancora più vicino alla gente.
Cosa dire della caratterizzazione del Suo Episcopato? A me piace mettere in evidenza la sua attenzione verso i Figli che hanno, per così dire, caratterizzato questa città e mi piace qui ricordare i processi di canonizzazione, da un lato di Gioacchino da Fiore che è anche una icona di questo nostro territorio e il processo di canonizzazione per Suor Elena Aiello che, invece appartiene alla memoria storica di questa nostra Città.
Ma ancora di più voglio mettere in evidenza gli atti di solidarietà, gli atti rivolti alla accoglienza e all’attenzione nei confronti delle diversità, in primo luogo quelli etniche. Se noi oggi riflettiamo in modo operativo e attivo, anche verso i diritti degli immigrati lo dobbiamo anche a questa riflessione che Monsignor Agostino ha sviluppato nella nostra città, per questa attenzione verso i più umili e i più deboli, insomma verso coloro i quali sono maggiormente sofferenti.
Ma mi piace mettere in evidenza anche le grandi battaglie di civiltà portate avanti in nome e per conto dell’affermazione dei diritti e delle libertà.
Così come l’aver voluto guardare con occhio attento, senza infingimenti i mali che sono anche nella nostra società.
Penso principalmente all’usura e a questa Fondazione assai meritoria alla quale l'Amministrazione partecipa attivamente, che vuole essere anche un nostro modo di rispondere ad uno dei mali peggiori che affligge la società cosentina.
Così come credo che non vada dimenticata la cura e l’attenzione verso le giovani generazioni che rappresentano il futuro della nostra città.
Io credo che la presenza di Monsignore ha significato crescita; ha significato sicuramente crescita sociale, crescita politica e crescita economica.
Ha significato anche crescita dei cervelli contro le ipocrisie, perché Monsignore è stato e resta un Vescovo che ha detto anche delle verità che ci hanno fatto capire meglio il tessuto della nostra società; e se oggi noi siamo più maturi, se oggi noi, abbiamo in qualche modo lasciato da parte la riflessione sulle cose e ci siamo spinti di più su una riflessione sugli uomini e sulle donne della nostra città, credo che lo dobbiamo anche a questa presenza.Una presenza che è stata anche significativa e importante per tutto il percorso di rivalutazione del nostro Centro Storico.
Lo dico pensando ad alcuni programmi che porteremo avanti insieme.
Lo dico pensando ad un programma, in modo particolare, che è il PIT; mi piace farlo in questa giornata, ricordando anche la presenza di un Sindaco che domani, finalmente, tornerà nei suoi territori, che è Sandro Principe, e al quale tutti noi mandiamo insieme e coralmente un augurio di benvenuto.
Però, in quel programma è prevista un’attenzione assai significativa nei confronti proprio di tutto il patrimonio artistico che è connesso al Centro Storico e che riguarda le Chiese cittadine.
Per concludere, io credo che c’era già un alto grado di collaborazione tra l’Amminstrazione Comunale e la Curia locale. Però sicuramente la presenza di Monsignor Agostino è servita a sostanziare ancora di più di contenuti e a rendere reale questa collaborazione che, dicevo, già esisteva.
E allora l’augurio va intanto per queste Festività natalizie e poi posso dire che noi siamo assai lieti e contenti che Monsignor Agostino abbia scelto Cosenza come Sua città d’elezione.
Sappiamo bene quanto Egli sia legato alla sua Reggio, ma io credo che la scelta dei luoghi dove poi si decide di vivere non sia assolutamente casuale.
E allora noi apprezziamo in modo particolare la scelta di restare e posso dire, concludendo, che Cosenza è una città che non ha porte, perché è una città libera e libertaria fin dall’atto della sua fondazione.
Però, posso simbolicamente dire che le porte di questa città resteranno sempre e comunque aperte nei confronti di questo nuovo Cittadino di questa nostra città.
Vi ringrazio.