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Presentato l'ultimo libro di Dacia Maraini

21 mag 2003
"In questo Paese scarseggia l'amore storico per la cultura, per i nostri luoghi della memoria. Una passione che invece dobbiamo cercare di trasmettere alle nuove generazioni anche e sopratutto attraverso l'invito alla lettura. Perché un libro mette in moto un percorso creativo e gioioso, in grado di arricchire il nostro bagaglio culturale". E' la riflessione di Dacia Maraini, presente ieri sera a Palazzo dei Bruzi per la presentazione del suo ultimo libro "La nave per Kobe - Diari giapponesi di mia madre", nell'ambito degli incontri con l'autore organizzati dall'Assessorato alla Diffusione del Libro del Comune di Cosenza. Un appuntamento prestigioso e partecipato con una delle protagoniste del panorama letterario contemporaneo, autrice di romanzi di successo come "La Vacanza", "L'Età del Malessere", "Isolina", "Cercando Emma", "Il treno per Helsinki", "Voci", "Memorie di una ladra", ma anche di opere teatrali e di poesie suggestive. "La nave per Kobe", edito da Rizzoli, prende spunto dai diari tenuti dalla madre dell'autrice, gelosamente conservati e soltanto recentemente riscoperti dalla Maraini, che, attraverso lo sguardo, le sensazioni, il coraggio di questa donna semplice ma determinata, ripercorre l'esperienza della propria infanzia trascorsa in Giappone. "Una donna emancipata, un'artista. Faceva la pittrice e in questi giorni in Sicilia stanno recuperando le sue opere per allestire una mostra. Una madre che ha sacrificato il proprio talento per la maternità, senza mai voltarsi indietro a recriminare". Così l'autrice nel descrivere questo personaggio vitale che le ha insegnato ad avere fiducia. Un romanzo nel quale si intersecano i molteplici aspetti dell'educazione culturale. Dall'influenza formativa esercitata dalle governanti di origine inglese cui le famiglie aristocratiche siciliane negli anni trenta affidavano i propri figli, all'esperienza, vissuta dall'interno, dell'apprendimento delle usanze tipicamente orientali. "Questo libro è dedicato al Giappone - ha detto ancora Dacia Maraini - alla cultura che ho appreso nell'estremo oriente, al rapporto che hanno instaurato con la vita e, in particolare con la morte. Loro hanno una profonda relazione con l'ignoto, con l'aldilà. Nelle favole, nel teatro classico il rapporto con i morti è di familiarità e di simpatia. In tutte le case viene sistemato un altarino dove i congiunti passati a miglior vita possono nutrirsi. Nel nostro Paese invece c'è un timore diffuso verso ciò che non si conosce. E' questo soltanto uno degli aspetti che sono descritti nel libro". Alla manifestazione, coordinata dalla giornalista RAI Livia Blasi, hanno partecipato il Sindaco Eva Catizone, l'Assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Donatella Laudadio e l'Assessore di Palazzo dei Bruzi alle Politiche Scolastiche Maria Francesca Corigliano. "La lettura sta attraversando un periodo di forte crisi e il fatto che un'Amministrazione del Mezzogiorno sia promotrice di una serie di incontri di invito alla lettura ci riempie di orgoglio - ha detto il Sindaco Eva Catizone - L'interesse dei giovani in particolare si è spostato verso un altro tipo di linguaggio; quello televisivo e quello multimediale di internet. Ma questa - ha aggiunto - è una serata per noi assai significativa, perché abbiamo l'onore di ospitare una scrittrice di alto livello, capace di ritagliarsi un ruolo di primo piano nel panorama letterario contemporaneo e che, ne siamo certi, con le sue opere lascerà una traccia indelebile nel tempo. Il libro che viene presentato questa sera - ha continuato Eva Catizone - offre uno spaccato della vita della Maraini attraverso una testimonianza autentica della propria crescita infantile e adolescenziale. Mi piace citare il suo elemento di sicilianità che nei suoi racconti emerge spesso con vigore e passionalità. Un tratto assai tipico del percorso letterario intrapreso dall'autrice". "Un romanzo scritto tutto d'un getto - ha precisato l'Assessore Maria Francesca Corigliano - che nella lettura trasmette una sensazione di immediata confidenzialità con la scrittrice. Alla sua storia personale Dacia Maraini affianca la descrizione dei luoghi e delle loro peculiarità con parole efficaci inserite in un contesto storico ben ricostruito. Si coglie una forte nostalgia del rapporto con la madre e l'autenticità di quello con il padre che si affaccia nella vita dell'autrice soltanto in un secondo momento. Ne viene fuori la figura di una donna, la Maraini appunto, che ha sofferto e che soffre tutt'ora per questo desiderio di stabilità in perenne contrasto con la voglia di essere autonoma. Un'inquietudine esistenziale che mi ha molto impressionato".