Home Page » Canali » Archivi » Notizie » Archivio Comunicati Stampa » Archivio Comunicati Stampa 2003

L'assessore Cinnante contro l'abolizione della Commissione Pari Opportunità

26 mag 2009
"E' un ennesimo grave attentato di questo Governo al reale esercizio della democrazia la recente decisione del Ministro Stefania Prestigiacomo di abolire la Commissione nazionale Pari Opportunità per trasformarla in un Comitato consultivo a servizio del Ministero". Lo sostiene l'assessore alle Politiche femminili Felicita Cinnante che invita alla mobilitazione contro un provvedimento che appare un passo indietro nel tempo e nei diritti, non solo femminili. "Il decreto del Ministro Prestigiacomo -dice la Cinnante- prevede al posto della Commissione un Comitato senza alcuna autonomia, né funzionale né decisionale, con compiti esclusivamente consultivi e di studio. Dal nuovo organismo vengono estromessi i rappresentanti dei partiti mentre restano quelli della società civile, come se i primi non fossero parte integrante della seconda. Viene, anzi, così sottolineato un distacco sempre più marcato tra partiti e società, che certamente non è utile per un corretto esercizio della democrazia. La Commissione Pari Opportunità, invece, anche in virtù della sua ampia e variegata composizione, ha molto bene operato in questi anni permettendo alle donne di conseguire risultati concreti, in materia di pari trattamento, in tutti i settori della società. Ma il lavoro non è terminato, come sembrerebbe suggerire il decreto ministeriale e la Commissione non ha ancora esaurito i propri compiti. La presenza delle donne nei luoghi delle decisioni e nei consessi elettivi, ad esempio, è tuttora assolutamente marginale. E' perciò necesssario continuare con una serie di azioni positive che rendano applicabili le leggi, che pure ci sono. La stessa riforma dell'art.51 della Costituzione, per quanto significativa, può rimanere un nulla di fatto se non è accompagnata da azioni di sensibilizzazione che la rendano applicabile. E', dunque, da contestare duramente questo decreto, che appare ancora più preoccupante se inserito in un ben individuabile progetto più ampio, ascrivibile a questo Governo, che tenta costantemente di annientare, con leggi, decreti e azioni varie, tutti quegli organismi all'interno dei quali vi sono voci libere, plurali, che garantiscono l'esercizio della democrazia. Tutti, uomini e donne, di destra e di sinistra, siamo chiamati ad una seria riflessione e ad azioni di mobilitazione contro l'ennesimo atto di arroganza del Governo Berlusconi".