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La relazione del Sindaco sull'esproprio Spada

26 mag 2009

Si trasmette di seguito il testo integrale dell'intervento del Sindaco Eva Catizone in relazione alla conclusione del lavoro della Commissione consiliare d'inchiesta nominata su istanza a firma di oltre un terzo dei consiglieri comunali (vicenda dell'esproprio del terreno in via degli Stadi):

Ora, qualche mese fa proprio in questo Consiglio comunale avevo già avuto modo di esplicitare il mio pensiero in merito a questa vicenda fatta di imperizia e incuria ai danni dell'interesse collettivo, fatta di una disattenzione totale verso la cosa pubblica da parte di chi pure l'ha amministrata. Qui, questa sera, io relaziono brevemente (sarà credo poi compito del Presidente della Commissione illuminarci nel dettaglio sull'andamento dei lavori della stessa) dicevo io relaziono sulle conclusioni cui è pervenuta la commissione, che peraltro ha provveduto - come era giusto e doveroso - a fare un'accurata ricostruzione storica grazie alle audizioni della parte dirigenziale (sono stati ascoltati per la parte puramente tecnica l'ing. Zinno, la Dott. Guzzo e il Geom. Citrigno, per la parte legale l'Avv. Callea) e di quella politica (al riguardo è stato sentito il vice Sindaco Crea).

E anche il verbale conclusivo della commissione ci racconta di una vicenda che - come avevo già avuto modo di mettere in evidenza - affonda le sue radici nel lontano 1977 con l'approvazione di un progetto per la costruzione di una scuola, cui peraltro era stato assegnato un finanziamento regionale. Ora però il primo aspetto per certi versi paradossale è rappresentato dalla contingenza del 1983, anno in cui il Comune esegue una occupazione del tutto illegittima perché di fatto non ne ha alcun titolo: siamo quindi in presenza di un illecito che si configura con i tratti di un vero e proprio illecito permanente. Successivamente nel 1988 il Consiglio comunale autorizza la richiesta di un mutuo e qui si verifica il secondo paradosso perché siamo in presenza di una richiesta che di fatto risulta essere totalmente illegittima perché essendo venuta a cadere la pubblica utilità il mutuo non poteva neanche essere richiesto. Nel 1989 si intravede la possibilità di un componimento bonario dell'intera vicenda: di fatto nel 1989 la transazione era del tutto possibile, e badate che allora si sarebbero spesi solo 300 milioni per i quali potevano essere utilizzati fondi di bilancio ma questa strada non viene perseguita. E da qui si arriva alla storia politico-amministrativa più recente che risale al 1993 quando si ha traccia di una richiesta di integrazione d'indennità d'esproprio, nel 1994 si aggiunge la Regione Campania quale parte interessata e nel 1995 il Sindaco di allora chiede ai settori competenti (Lavori pubblici e Legale) delle proposte per poter avviare a conclusione l'intera vicenda. Tuttavia non vi è traccia di attività poste in essere da parte degli uffici interessati. Per la verità nel verbale della Commissione si evidenzia un deficit di comunicazione fra gli uffici competenti e direttamente interessati, che credo purtroppo sia stata pratica diffusa all'interno delle pubbliche amministrazioni, non solo meridionali.

Ricapitolando quindi la commissione ravvisa tre fasi temporali di questa vicenda: 1) la prima, che va dal 1977 al 1983, in cui si avvia la realizzazione di un'opera pubblica e di pubblica utilità, pubblica utilità che viene a cadere a causa di una occupazione illegittima; 2) la seconda, compresa fra il 1983 e il 1994, fase in cui si cerca una soluzione transattiva, che non verrà perseguita e addirittura si contrae un mutuo che alla luce di quanto esposto risulta illegittimo e qui credo potrebbe adombrarsi una responsabilità che di fatto riguarda il segretario comunale dell'epoca; 3) infine l'arco temporale che dal 1994 arriva ad oggi, contraddistinto dall'indirizzo politico del Sindaco di allora tendente a trovare una soluzione bonaria, che tuttavia viene disatteso e si arriva alla condanna di oggi. Per la verità, si è molto dibattuto sulla mancata costituzione in giudizio che poi era proprio l'argomento della vostra Commissione, costituzione in giudizio che dalle audizioni rese alla commissione sarebbe risultata del tutto inutile perché come abbiamo visto il Comune operava in carenza di potere espropriativo. In altri termini, tutto nasce da un atto che risulta illecito, illegale, e come tale impugnabile.

Ora io credo che noi qui ci troviamo in presenza di una vicenda amministrativa che sicuramente ha significato un grave danno erariale per il nostro ente, dal momento che peraltro è stato usurpato il diritto di proprietà senza averne il titolo, quasi che gli amministratori di allora fossero stati affetti da una sorta di delirio di onnipotenza, pensando che all'amministrazione comunale tutto è lecito e sappiamo che così non è perché anche e soprattutto l'ente Municipio deve fare i conti con il principio di legalità che qui è stato totalmente disatteso. E a mio modo di vedere la storia di questa vicenda racconta la storia di un'incuria politico-aministrativa, racconta di un modo di amministrare la cosa pubblica in maniera sommaria, fatto di leggerezze, racconta la storia di quelle pubbliche amministrazioni che per diversi anni per il Mezzogiorno d'Italia hanno soltanto rappresentato un elemento di ritardo di sviluppo che ha fortemente penalizzato la rinascita delle città e delle autonomie locali.

Ora però è chiaro che noi non siamo giudici, né possiamo o vogliamo trasformarci in giudici, né vogliamo esserlo: io sono il Sindaco, questa è la Giunta, voi siete consiglieri e qui si pone il problema del che fare e io credo che qui bisogna fare in primo luogo chiarezza. E allora, per cercare di individuare delle azioni che giustamente facciano chiarezza, io penso che la cosa oltre che dovuta più giusta sia l'invio agli organi competenti della relazione prodotta a questo consiglio dalla Commissione al fine di accertare eventuali responsabilità. Voglio dire cioè che a tale proposito credo sia necessario oltre che opportuno per noi tutti inviare le risultanze cui è pervenuta la Commissione alla Corte dei conti, che poi è l'organo direttamente competente ai fini della necessaria verifica del danno patrimoniale prodottosi.

Inoltre mi preme segnalare come questa vicenda, per le dinamiche con cui si è sviluppata ha già innescato un processo, tutto kafkiano, che è stato scritto sulle pagine dei quotidiani locali anche sulla base delle dichiarazioni di taluni di voi, nei confronti della dirigenza di questo ente. Ora, è noto che a partire dal 93 si è verificata la completa autonomia dei dirigenti in materia gestionale. Ma qui a me preme mettere in evidenza di come a mio avviso l'amministrazione comunale di Cosenza sia una delle poche burocrazie calabresi che rappresentano un caso di successo, un caso d'eccellenza. In altre parole, i tanti risultati raggiunti nel corso di questi anni e anche nel corso di questi mesi - che lo si voglia riconoscere o no (perché qui di fatto qualcuno ha problemi come dire freudiani, col concetto di rappresentazione della realtà) - sono dovuti anche alla determinazione e all'efficienza di una burocrazia solida e competente, che nel corso di questi mesi ha subito un ingiusto processo fatto di denigrazioni, sospetti, veleni. Ora io credo che il modo migliore di ridare la giusta, dovuta dignità alla dirigenza del Comune di Cosenza sia quello di inviare questi atti anche all'organo competente: il Collegio arbitrale di disciplina. E' un organo già costituito dalla precedente amministrazione di cui qui, in questa sede, mi piace annunciare l'insediamento nei prossimi giorni. E allora dico che quest'organo, previa notifica ai dirigenti interessati fatta al fine di poter acquisire le loro contro deduzioni che saranno sottoposte anch'esse al vaglio del collegio, saprà accertare l'estraneità della dirigenza ad una vicenda che a mio avviso - lo ribadisco - vede solo ed esclusivamente delle responsabilità che sono di natura politica: la responsabilità è tutta degli amministratori del tempo che fu, perché qui poi non si può ridurre una storia amministrativa che dura più di un ventennio agli ultimi minuti: i 6 mesi della nostra amministrazione, cercando strumentalmente di addossare sugli altri colpe che non sono le nostre. Io dico che è tempo di smetterla con lo scarica barile praticato da chi a Cosenza e altrove ha solo mal governato, ha solo male amministrato, ha solo lasciato cocci che noi stiamo tentando di ricomporre cercando di portare avanti un modello amministrativo che fortunatamente è un modello diverso".

I lavori del Consiglio comunale stanno proseguendo con il dibattito al quale sono iscritti a parlare numerosi Consiglieri.

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