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Aperta la mostra Cosenza città dei diritti

09 dic 2002
/A Si è appena aperta nelle sale dell'ex convento S. Agostino la mostra "Cosenza, città dei diritti", tramite i pannelli, i video, ma anche attraverso i quaderni di approfondimento è possibile documentarsi sui problemi della guerra, dei rifugiati, della pena di morte, della povertà, dell'infanzia e della discriminazione. Moltissimi i dati che colpiscono profondamente. Su 5 miliardi e mezzo di abitanti del pianeta, la fame colpisce 1 persona su sette. Al riguardo secondo alcune recenti statistiche trenta milioni di persone ogni anno muoiono di fame, nel 1998 oltre 800 milioni di persone erano denutrite e sette milioni di bambini perdono ogni anno la vista per carenze alimentari. Eppure secondo i dati riportati in un pannello della mostra basterebbe investire il 2,3% della spesa militare mondiale per sconfiggere la fame nel mondo. Basterebbero 9 miliardi di euro per garantire acqua potabile e impianti sanitari in tutto il mondo, mentre 11 miliardi di euro è la cifra spesa solo in Europa per l'acquisto di beni superflui come i gelati. Impressionanti anche i dati sull'infanzia. Sono stati due milioni i bambini uccisi in guerra negli ultimi dieci anni, 855 milioni i bambini analfabeti. Molto efficaci i pannelli sulla discriminazione. Al riguardo ricordo che sono in Europa vivono 36 milioni di persone con disabilità. Emerge dalla mostra, pertanto, un mondo con grandi squilibri non solo tra paesi ricchi e poveri, ma anche all'interno di singoli paesi e città del mondo occidentale. Basti pensare che su 100 persone povere in Italia 66 risiedono nel Mezzogiorno (erano 62 nel 2000), che la Calabria ha il più alto tasso di disoccupazione in Italia, pari a oltre il 25%. La mostra ci offre, pertanto, la possibilità di riflettere su un mondo ancora con tante ingiustizie e diritti negati, che non possono essere accettati, soprattutto da una classe dirigente responsabile e democratica. E le prospettive per il futuro non sono incoraggianti se anche alcuni dei maggiori esponenti del capitalismo mondiale evidenziano i rischi di una globalizzazione senza regole. Il premio Nobel per l'economia nel 2001, Stiglitz, consulente della Banca Mondiale e membro dello staff di Clinton, in un suo libro sottolinea che più del 45% della popolazione mondiale vive con meno di due dollari al giorno. La globalizzazione, ossia l'eliminazione delle barriere al libero commercio e la maggiore integrazione tra economie nazionali, può essere una forza positiva e che ha tutte le potenzialità per arricchire chiunque al mondo, soprattutto i poveri. Ma perché ciò avvenga è necessario un ripensamento attento del modo in cui essa è gestita e degli accordi internazionali che tanto hanno fatto per eliminare quelle barriere. Addirittura un guru della finanza mondiale come George Soros, che per alcuni è uno dei più grandi speculatori operanti sul mercato internazionale, ma che ha anche costituito una rete di fondazioni sulla società aperta, ha scritto un libro dal titolo, "La crisi del capitalismo globale". Soros sostiene che in questa fase storica il pericolo non viene più dal comunismo, ma del libero mercato senza freni, quello che chiama il fondamentalismo del mercato, che è diventato l'ideologia dominante soprattutto da quando la Thatcher e Reagan sono andati al potere intorno agli anni 80. Soros, scrive che allo sviluppo di un'economia globale non ha fatto riscontro lo sviluppo di una società globale. L'unità fondamentale della vita politica e sociale rimane lo stato nazione. Il diritto e le istituzioni internazionali, nella misura in cui esistono non sono abbastanza forti da impedire guerre e violazioni su larga scala dei diritti umani all'interno dei singoli paesi. Le minacce ecologiche non sono affrontate in modo adeguato, i mercati finanziari globali sfuggono in larga misura al controllo delle autorità nazionali e internazionali. E poiché i mercati finanziari sono intrinsecamente instabili, l'economia globale, secondo Soros, rischia il collasso. In questo quadro ogni cittadino e ancor più la classe dirigente deve svolgere un ruolo maggiormente attivo per ridurre gli squilibri e le ingiustizie a livello globale e locale e promuovere uno sviluppo sostenibile, rimuovendo le cause che impediscono a tutti i cittadini di godere di pari opportunità E per raggiungere questo scopo riteniamo sia utile anche la promozione della conoscenza dei diritti dei cittadini, per far crescere la cultura della legalità, della non violenza, del rispetto dell'ambiente, tenendo conto che gli uomini, come è bene evidenziato nella mostra, sono tra loro tutti diversi, ma anche tutti uguali, cioè con gli stessi diritti e la stessa dignità. Noi sogniamo un mondo libero, senza povertà o almeno con meno povertà, dove siano tutelati i diritti dei più deboli. Speriamo di riuscire a dare un piccolo contributo per il raggiungimento di questo grande obiettivo, in sinergia con altri soggetti pubblici e privati e con altre città in Italia e all'estero. IVincenzo Gallo, Assessore ai diritti del cittadino e di cittadinanza del Comune di Cosenza /I(09.12.2002) p align=justify a name=n2002120902