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Lo sportello antiviolenza "Maria Rosaria Sessa" a tutela delle donne

21 dic 2002
/A Lo Sportello Antiviolenza del Comune di Cosenza, nato nel marzo 2000, sarà intitolato a Maria Rosaria Sessa, come è stato deliberato dalla Giunta Municipale. La notizia della giornalista televisiva massacrata è stata una ferita inferta nel cuore di tutti noi che si è mostrata in tutta la sua profondità. A Cosenza i casi di violenza per anni sono stati coperti dalla paura delle vittime, dal disagio che indubbiamente esse avvertono nel raccontare certe esperienze, dalle indecisioni, nonché dal timore delle possibili conseguenze di una loro denuncia. Lo Sportello Antiviolenza nasce da un' esperienza fatta di ascolto delle voci di quelle donne che trovano finalmente il coraggio di dire basta, di parlare, ed offre una attività di consulenza legale e sociale gratuita al fine di informare chi non sa, o non può, difendersi da solo. La fase iniziale di tale attività è costituita dalla denuncia raccolta dalle Forze dell'Ordine, a questa segue una fase di ascolto, di accoglienza, cura e sistemazione delle vittime, nonché di consulenza legale; è un lavoro soprattutto di volontariato legato alla sensibilità e disponibilità delle persone. E' importante evidenziare che la violenza non appartiene solo a chi la consuma, ma anche di fatto a chi la asseconda; è brutale allo stesso modo sia chi agisce in prima persona, sia a chi assiste o vede senza ribellarsi. Lo Sportello Antiviolenza del Comune ed altre organizzazioni similari per al tutela delle donne e dell'infanzia anno da tempo sollevato il velo dell'ipocrisia di una società che, parafrasando le significative parole di Gesù, appare sempre di più come un "sepolcro imbiancato", bello da vedersi esternamente, ma fracido di morte al suo interno, a causa delle numerose violenze di ordine morale e psicologico che ogni giorno vengono consumate ai danni dei bambini delle donne, degli handicappati, dei diversi , di chi, per qualsiasi ragione, è più debole ed indifeso. La nostra, viene ormai definita una società senza Dio, senza valori e senza ideali, una società che non ha più storicamente il diritto di essere chiamata tale visto che, sempre più di frequente, ha il sopravvento l'individualismo, in particolarismo, il campanilismo, l'edonismo esasperato e lo sfrenato consumismo. Per fortuna esistono tante persone "controcorrente" che, a prezzo di enormi sacrifici personali, pongono la loro vita al servizio dei sofferenti e dei bisognosi, persone che sovente sono ignorate da mass-media perché non "fanno audience", come agnelli in mezzo ai lupi, ma che giorno dopo giorno, pietra su pietra, edificano la speranza in un mondo nuovo e migliore. Anche noi con il nostro lavoro, attraverso l'impegno quotidiano a scuola, negli uffici, nelle fabbriche, nella vita di tutti i giorni, possiamo accrescere questa speranza a dispetto di quanti vorrebbero piegarci alle loro trame affossando i fondamentali valori della libertà e della solidarietà. Chi cresce in un clima di violenza e di sopraffazione è destinato a divenire a sua volta un prepotente ed un violento ma chi, inserito positivamente in un contesto civile, osserva i propri doveri e riceve quanto gli spetta di diritto, potrà divenire l'artefice insieme agli altri dell'inizio di una nuova pace in cui la collettività saprà "sublimare", cioè incanalare verso mete positive quella aggressività che, nonostante tutto, resta una naturale pulsione umana. Come recita una antica massima cinese: "Se ciascuno tiene pulito l'ingresso della sua casa, tutta la città sarà pulita". L'ideale della non violenza è una aspirazione concreta, un modo di vivere e di pensare: è come tendersi continuamente le mani e ritrovarsi a stringerle con il cuore. ILe operatrici dello Sportello Antiviolenza e dell'Osservatorio sulla condizione femminile "Maria Rosaria Sessa" /I(21.12.2002) a name=n2002122102