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La commemorazione di Giacomo Mancini a Montecitorio

25 mag 2009
Si riporta, qui di seguito, lo stenografico della commemorazione dell'On Giacomo Mancini avvenuta questa mattina nell'Aula della Camera: Stenografico Aula in corso di seduta Seduta n. 133 del 17/4/2002 Commemorazione dell'onorevole Giacomo Mancini I(ore 10,40)./I PRESIDENTE. I(Si leva in piedi e con lui l'intera Assemblea ed i membri del Governo)./I Onorevoli colleghi, prima di procedere alla votazione per appello nominale, consentitemi qualche attimo di attenzione particolare. Cari colleghi, lunedì 8 aprile è scomparso Giacomo Mancini, parlamentare illustre, uomo di Governo, figura rappresentativa nella storia del socialismo italiano del dopoguerra. La sua vocazione politica nasceva da una passione genuina e profonda, da una laboriosità infaticabile che si era alimentata, fin dagli anni della sua giovinezza, anche grazie alla storia di impegno civile e politico della sua famiglia. Giacomo Mancini fu eletto deputato del partito socialista italiano a soli trentadue anni, nel 1948, e mantenne il suo seggio alla Camera dei deputati fino al 1992. Il partito socialista italiano è sempre stata la sua casa politica. Nel suo partito Mancini ha generosamente collaborato con Pietro Nenni alla svolta del centrosinistra, all'affermazione del socialismo italiano come forza di Governo, riformista ed autenticamente democratica. Per chi ha vissuto in prima persona le passioni di quegli anni, le grandi trasformazioni economiche e sociali che attraversavano la società italiana, gli uomini che ebbero il coraggio di questa scelta, i socialisti come Giacomo Mancini, hanno il merito storico di aver favorito l'avvio di una grande e fertile stagione di riforme. Nel 1970 divenne segretario del partito, dopo essere stato, negli anni immediatamente precedenti, uno dei protagonisti del tentativo di costruzione del partito socialista unitario. Questo progetto, in cui Mancini riponeva grandi speranze, era il sintomo dell'aspirazione del socialismo italiano a rafforzare la propria autonomia, a far crescere gli spazi politici ed istituzionali di un partito convintamente laico, che iniziava quella riflessione interna che lo avrebbe poi portato, negli anni ottanta, a prospettare le grandi questioni della modernizzazione dell'Italia. Il suo straordinario lavoro politico, da parlamentare e da uomo di Governo, ha contribuito alla ricostruzione ed allo sviluppo dell'Italia, al consolidamento della nostra democrazia e dei valori repubblicani. La sua esperienza di Governo ha, infatti, segnato alcune importanti conquiste del nostro paese. Penso, ad esempio, all'introduzione - che egli fortemente volle da ministro della sanità nel primo Governo Moro - del vaccino contro la poliomielite; penso allo straordinario impulso che seppe dare alle opere pubbliche nel Mezzogiorno durante gli anni in cui tenne la direzione del dicastero dei lavori pubblici. L'amore per la sua terra, per la sua Calabria e per il Mezzogiorno ha accompagnato l'intera parabola del suo percorso politico, anche quando Mancini era impegnato ad assolvere funzioni assai rilevanti sul piano nazionale. Poche figure politiche della nostra Repubblica hanno rappresentato così compiutamente le caratteristiche e le passioni di una popolazione e di una terra, come è riuscito a fare Mancini per la Calabria. Il tramonto della sua esperienza umana e politica è stato vissuto da Mancini con grande dignità e senso di responsabilità, anche nel corso della sua lunga e tormentata vicenda giudiziaria, conclusa con una assoluzione. Egli scelse con grande entusiasmo di candidarsi alla carica di sindaco di Cosenza, senza mai considerare questo ruolo un ridimensionamento in ambiti locali delle proprie responsabilità. Egli intuì, anzi, che dalle autonomie locali, dalla valorizzazione della figura del sindaco poteva riprendere forza il progetto di modernizzazione dell'Italia. Mancini ha voluto concludere la sua esperienza politica al servizio della sua città, fra la gente di Cosenza, dove era nato e dove nel 1946 iniziò da consigliere comunale il suo lungo percorso pubblico. La Camera dei deputati ricorda con affetto e con rimpianto una delle figure storiche dell'Italia repubblicana e si unisce al dolore della sua famiglia, qui presente, del nipote e nostro collega Giacomo Mancini che porta il suo stesso nome e di tutta la popolazione di Cosenza e della Calabria I(Generali e prolungati applausi, cui si associano i membri del Governo)/I. Ha chiesto di parlare l'onorevole Giacomo Mancini. Ne ha facoltà. GIACOMO MANCINI. Signor Presidente, la ringrazio sentitamente per l'intenso ricordo con il quale ha voluto onorare il pensiero e la lunga e fervida attività politica di Giacomo Mancini, così come ringrazio le altre alte cariche dello Stato, i rappresentanti del Governo ed i tanti colleghi parlamentari che, nei giorni scorsi, hanno espresso il loro cordoglio per la sua scomparsa. Per parte mia non voglio inoltrarmi in un campo che oggi è di pertinenza degli storici e dei politologi e che per me presenterebbe non poche difficoltà perché le conoscenze dirette della vita del leader socialista coraggioso e lungimirante, del ministro della Repubblica dinamico e realizzativo, e del sindaco che ha voluto la rinascita della sua amata città si fondono e si confondono con il sentimento di immenso affetto per un nonno che per me è stato un genitore, un affettuoso e sempre presente consigliere, una guida certa e preziosa nella mia formazione. Ricordo con commozione immensa quando, ormai un anno fa, dopo l'ennesima campagna elettorale affrontata al suo fianco gli comunicai all'alba di essere stato eletto deputato. La sua gioia era quasi più grande della mia e per lui, figlio del primo deputato socialista della Calabria, si univa all'orgoglio di poter vedere il proprio nipote, che porta il suo stesso nome, entrare in quel Parlamento che lo aveva visto protagonista per mezzo secolo. Quel giorno - lui era già da tempo costretto su una sedia a rotelle a causa delle enormi sofferenze provocategli da una vergognosa ed ingiusta persecuzione giudiziaria che, però, ha affrontato sempre senza mai tentare di sottrarsi e resistendo fino alla definitiva assoluzione -, quel giorno abbracciandomi forte mi disse: "Adesso posso morire felice". Spero che possa essere stato così. Sono sicuro, però, che il suo pensiero, sempre moderno e sempre rivolto al futuro, non scompare con lui. BR Il mio augurio è che la sua lezione di socialista sempre coerente e sempre dalla stessa parte, impegnato nella costruzione di una grande sinistra non più rallentata dalle divisioni del passato, il suo impegno di garantista sempre a difesa dei diritti di libertà individuali e contro ogni legislazione emergenziale, la sua passione di meridionalista convinto della necessità di ridurre le distanze tra il Mezzogiorno e l'Europa possano essere proseguite dalle migliori intelligenze presenti in quest'aula e nel paese I(Generali applausi)./I (17.04.2002) a name=n2002041702