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Aids: il vaccino terapeutico di Brescia speranza per milioni di ammalati

21 mag 2009
In Ruanda Imana è il nome di un dio che l’ammalato invoca perché entri nel suo corpo e non lo faccia più soffrire. In Italia si chiama “Imana” il progetto che sta consentendo ad un gruppo di ricercatori guidati dal prof. Arnaldo Caruso di raggiungere un obiettivo importantissimo nella lotta all’Aids. Il vaccino cui l’équipe ha lavorato negli ultimi anni è pronto e partirà a breve la fase sperimentale. Lo stesso prof. Caruso, originario di Cosenza ma da anni a Brescia quale Direttore della Cattedra di Microbiologia dell’Università di Brescia e professore ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica presso la Facoltà di Medicina e chirurgia dell’ateneo bresciano, ha voluto presentare la nuova terapia nella sua città, quale segno d’affetto e di un legame mai reciso con le proprie radici. Il Sindaco Salvatore Perugini, affiancato dall’assessore alla Salute Alessandra La Valle e dal Presidente della Commissione consiliare Sanità Pietro Filippo, ha accolto con grande considerazione il vecchio amico e lo studioso di prestigio che rende orgogliosi tutti i calabresi. Il prof. Caruso ha spiegato con semplicità il percorso scientifico seguito. L’AT 20, il vaccino bresciano al quale ha collaborato anche Robert Gallo- virologo di fama internazionale e scopritore, con Montagnier, del virus HIV - ha quale principale peculiarità quella di essere terapeutico e non preventivo. Tutto il contrario, cioè, dei diversi vaccini prodotti negli ultimi anni dalla ricerca statunitense, sperimentati prevalentemente nei Paesi del Terzo mondo e recentemente abbandonati perchè non solo inutili, ma addirittura pericolosi in quanto hanno prodotto infezioni anzicchè prevenirle. Difficilissimo, infatti, a fronte delle conoscenze attuali –ha spiegato il cattedratico- raggiungere un risultato concreto in termini preventivi. Il vaccino dell’équipe Caruso, invece, è una cura e si propone di riportare ad una condizione di portatore sano il paziente già infettato da HIV, promuovendo la formazione di anticorpi in grado di neutralizzare l’attività delle proteine virali responsabili, in particolare la P17, ritenuta la proteina matrice del virus. In tal modo si raggiungono due obiettivi: guadagna anni e qualità di vita il paziente; guadagna tempo il mondo della ricerca per realizzare, finalmente, quel vaccino preventivo che consentirebbe di debellare definitivamente il male più insidioso degli ultimi decenni che riguarda, ad oggi, circa 45 milioni di persone sieropositive, prevalentemente in Africa. La sperimentazione partirà fra breve in quattro grandi centri di malattie infettive: Milano, Torino, Brescia e Perugia. La prima fase si concluderà entro il 2009 e poi, se si avranno fondi a sufficienza, si andrà avanti con altre due fasi. In cinque anni, il nuovo vaccino potrebbe essere sul mercato. Si tratta di una ricerca, dunque, particolarmente brillante e promettente dalla quale l’équipe di Caruso si aspetta molto, così come spera in sostegni più cospicui per andare avanti. Finora si è operato grazie a fondi pubblici e soprattutto privati. La domanda di un giornalista ha poi aperto un nuovo, altrettanto promettente capitolo. E’ stato chiesto al prof. Caruso se tornerebbe nella sua regione se fosse messo in condizioni di proseguire qui le sue ricerche. Caruso non si è sottratto, anzi. E’ venuto fuori che insieme al Sindaco Perugini già si sta pensando ad un futuro dove al nuovo Ospedale di Cosenza, obiettivo di questa Amministrazione comunale, si affianchi una Facoltà di Medicina sullo stesso territorio. “Il 2008 –ha detto il Sindaco- questa Amministrazione comunale intende dedicarlo alla ricerca scientifica. Non sono campanilista, ma non posso fare a meno di notare che ad Arcavacata esistono già docenti e strutture per dare avvio al primo triennio di una Facoltà di Medicina. Il resto potrebbe venire da una proficua sinergia con il nuovo Ospedale, la cui previsione è già inserita nel Piano sanitario regionale. Non è utopia, ma ambizione nell’ambizione pensare ad una Facoltà di Medicina di grande rigore scientifico, che permetta a tanti cervelli emigrati di rientrare nella loro terra e di offrire qui i frutti delle loro intelligenze.” Il prof. Caruso ha assentito. Di più, ha promesso: “Se questo progetto si realizzerà, sarò il primo a rientrare”.