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Il Consiglio comunale si occupa dell'Emergenza Covid 19. L'assemblea approva, all'unanimità, un documento con una serie di proposte concrete. Ricordata la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli con un minuto di raccoglimento

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Il Consiglio comunale si occupa dell'Emergenza Covid 19. L'assemblea approva, all'unanimità, un documento con una serie di proposte concrete. Ricordata la Presidente della Regione Calabria Jole Santelli con un minuto di raccoglimento
la seduta del consiglio comunale di oggi
06-11-2020

Il Consiglio comunale, riunitosi sotto la presidenza di Pierlugi Caputo, con una parte dei consiglieri in presenza e altri collegati in videoconferenza, ha approvato, all'unanimità dei presenti (18 consiglieri) un documento sull'emergenza epidemiologica da Covid-19 dopo aver dedicato all'argomento un'ampia discussione. Nel documento sono confluite le proposte formulate dai diversi consiglieri comunali. E' stata operata una sintesi, partendo da una serie di proposte formulate nel suo intervento dalla Presidente della Commissione consiliare sanità Maria Teresa De Marco che ne ha sollecitato l'inoltro al Commissario regionale per la sanità Cotticelli e al Presidente facente funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì.

In apertura di seduta, su proposta del Presidente del Consiglio comunale Pierluigi Caputo, il Consiglio comunale ha osservato un minuto di raccoglimento in ricordo della Presidente della Regione Calabria Jole Santelli, scomparsa il 15 ottobre scorso. “Si è spesa fino all'ultimo – ha ricordato Caputo – per la nostra città e la nostra regione, con grande spirito di abnegazione e attaccamento alla propria terra e senza mai perdere il sorriso”.

Tornando al documento approvato dall'assemblea sull'emergenza Covid, questo il testo completo di cui ha dato lettura in aula il consigliere comunale Giuseppe D'Ippolito:

Il Consiglio comunale, considerato il preoccupante diffondersi del virus anche nella regione Calabria e considerata, altresì, la cronica inefficienza del sistema sanitario regionale che negli ultimi mesi non è stato reso più funzionale per affrontare adeguatamente la pandemia, preso atto che, allo stato, le carenze riguardano sia l'organizzazione dei reparti ospedalieri, sia quella della medicina del territorio, tanto premesso, il consiglio comunale invita i commissari preposti ad adottare tutti i provvedimenti necessari per :

1) potenziare nell'immediato i posti di terapia intensiva;

2) potenziare le USCA, rispettando i parametri di consistenza di personale medico e infermieristico previsti dalla normativa nazionale e regionale;

3) creare alberghi Covid per ospitare i pazienti che non possono avere il supporto dei familiari;

4) creare una rete, con l'ausilio di parroci, associazioni di volontariato, protezione civile, per individuare le famiglie più fragili ed attivare un servizio di assistenza;

5) potenziare il personale della farmacia territoriale di Rende;

6) ottenere informazioni dall'Ospedale in ordine al reclutamento di infermieri, OSS e medici;

7) ottenere la sospensione del recupero coattivo del ticket per visite effettuate al pronto soccorso dal 2013 in poi;

8) ottenere maggiore trasparenza dei dati scientifici;

9) potenziare la medicina territoriale;

10) ripristinare immediatamente il Mariano Santo;

11) velocizzare i lavori del DEA;

12) potenziare il personale del laboratori di virologia;

13) attivare l'AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) e le UCCP (Unità complesse di cure primarie).

Ad intervenire per prima, durante la seduta del Consiglio comunale, proprio la Presidente della Commissione sanità Maria Teresa De Marco “La Calabria – ha esordito De Marco – è zona rossa non per l'aumento dei contagi, ma perché la sanità calabrese è inefficiente. Noi, come commissione sanità, abbiamo lavorato molto” e ha ricordato l'incontro con il direttore del Dipartimento di Igiene dell'ASP, dottor Mario Marino, quando ancora il Covid non si era materializzato e si parlava ancora di semplice influenza. “In quella sede – ha detto ancora Maria Teresa De Marco - ho espresso il mio modesto parere e cioè che il Covid era ed è un virus che poteva causare problemi seri. Il mio allarme allora venne quasi sottovalutato e non sono stata molto ascoltata quando insistevo su una stringente opera di prevenzione”. De Marco ha ricordato anche l'incontro in commissione sanità con il commissario straordinario dell'Azienda Ospedaliera Giuseppina Panizzoli “alla quale ho chiesto con forza di attivarsi per programmare bene, in previsione di una ripresa dell'epidemia. La Panizzoli aveva assicurato una serie di interventi, ma senza esito. Noi non ci siamo fermati, abbiamo sollecitato i dirigenti dell'ASP per la ripresa delle attività di riabilitazione per i bambini con disabilità”. La Presidente della commissione sanità ha inoltre ricordato il suo impegno per la campagna vaccinale con i medici di base e i responsabili della FIMMG e, “in verità siamo riusciti a smuovere qualcosa, tant'è che l'ultima consegna di vaccini dovrebbe esserci dopo il 15 novembre. Colgo l'occasione per ringraziare il Sindaco Occhiuto per la concessione dei locali per effettuare la vaccinazione in sicurezza e per la disponibilità dimostrata nell'offrire gli spazi del settore Decoro urbano di via degli Stadi per l'USCA e per i medici di base”. Il passaggio in rassegna delle varie fasi dell'impegno della commissione sanità è arrivato fino all'incontro di ieri sera con il commissario straordinario dell'ASP Cinzia Bettelini. “La conclusione è solo una – ha puntualizzato De Marco : è troppo tardi, dovevamo essere pronti prima e i mesi sono passati invano. Tra il lockdown e la libertà assoluta – ha aggiunto De Marco – esiste una via di mezzo che si chiama organizzazione e mi riferisco al potenziamento della medicina territoriale, ai tamponi rapidi a prezzi più accessibili, e poi a controlli più severi che andavano garantiti. Accanto a questo, il potenziamento del personale delle USCA e il ripristino della loro funzione, l'aumento delle risorse umane in Ospedale e dei posti di ricovero nel reparto di malattie infettive. La curva dei contagi aumenta in maniera esponenziale e la provincia di Cosenza è tra le più colpite. Siamo arrivati dove nulla si può più nascondere. Ora il Re è nudo e ora ci rendiamo conto cos'è l'ansia del non poter sperare di essere difesi dalla malattia. In questi 8 mesi di Covid non è stata fatta alcuna programmazione. Questa pandemia ha messo in evidenza quelle che erano le criticità del nostro sistema sanitario, problemi che già c'erano e noi dovevamo combattere di più per il diritto alla salute dei cittadini ed ambire a livelli di assistenza sempre migliori. Avremmo dovuto osare di più”. Parimenti critico il quadro tracciato dalla consigliera comunale Bianca Rende, Vice Presidente della Commissione sanità. “Mi pare ormai sotto gli occhi di tutti – ha detto Rende in apertura di intervento - che questi mesi dall’inizio della pandemia, che avrebbero dovuto essere utilizzati per predisporre piani sanitari, migliorare le dotazioni strutturali e di personale sanitario, dei nostri ospedali e della medicina del territorio, allestire nuove terapie intensive, dotare i medici delle necessarie protezioni individuali siano stati sprecati e con essi gli 86 milioni del governo rispetto ai quali non c’è contezza della spesa e sui quali chiediamo alla nostra rappresentanza parlamentare di fare chiarezza. E' emerso – ha proseguito Bianca Rende - dalla audizione della dott.ssa Bettelini che le USCA avrebbero dovuto essere 1 ogni 50.000 abitanti, per cui 13 in provincia di Cosenza, e al momento sono 2 o 3, mentre il bando per dotare di personale le nuove è stato finalmente pubblicato gli ultimi giorni di ottobre e con i numeri predisposti si arriverà ad attrezzarne completamente 6. Mesi di sacrifici sono stati vanificati da un’estate da irresponsabili che il Governo nazionale e quelli locali non sono riusciti, in nessun modo, a gestire. L’incapacità dei Commissari alla Sanità, insieme a quella della Regione, hanno prodotto la drammatica situazione nella quale ora ci troviamo. E’ risultato lapalissiano in questi mesi – ha detto ancora Rende - come non ci siano più Santi in Paradiso per la Calabria e come la rappresentanza parlamentare non sia stata mobilitata a sufficienza per difenderne gli interessi. Stando così le cose, dichiarare la Calabria zona Rossa, malgrado i bassi numeri delle terapie intensive, credo fosse a questo punto indispensabile, per mettere in salvaguardia la popolazione e il lavoro dei medici, già in agitazione all’Annunziata, per turni massacranti e condizioni di lavoro inaccettabili. Ora però si apre come una voragine la questione economica e sociale, alla quale non possiamo pensare che le misure governative possano rispondere in maniera esauriente perché chi conosce la nostra economia sa bene che larghe percentuali sono in nero e quindi sfuggono ai canali ufficiali dell’INPS. Moltissime famiglie di Cosenza resteranno senza un reddito, sia pure precario, famiglie con bambini molto spesso. A questo punto chiediamo cosa farà il Comune per essere vicino a queste persone. Noi dobbiamo stare vicini ai nostri cittadini più soli e indifesi, avvicinarli con una telefonata, chiedere di cosa hanno bisogno, proporgli un piatto caldo. Per questo propongo che tutti i dipendenti comunali assegnati alle strutture comunali chiuse vengano temporaneamente assegnati, magari in smart working, alla rete dei servizi sociali e della protezione civile comunale. Abbiamo letto – ha affermato inoltre Bianca Rende - un report dell’Associazione “San Pancrazio”, che opera nel centro storico, che il 25% degli alunni ha abbandonato gli studi, dopo il lockdown, molto spesso per mancanza di connessioni internet adeguate. Ci siamo preoccupati di sapere di quali bambini e famiglie si tratta? Non viviamo a New York, sono numeri gestibili e che vanno affrontati in maniera capillare. Chiedo che sia verificata ed eventualmente potenziata la qualità della linea internet nella città vecchia perché nessun ragazzo può restare indietro nella didattica a distanza. Inoltre, è scandaloso che il Mariano Santo sia chiuso da due anni mentre sarebbe stato fondamentale il suo ripristino in questo periodo. Hanno smantellato un presidio sanitario di eccellenza che serviva alla città. La costruzione del nuovo Ospedale sarebbe servita come l’aria. Con il nuovo Ospedale, oggi non saremmo in queste condizioni”. Bianca Rende ha, infine, chiesto che siano calmierate le tariffe per i tamponi. “50 euro a test per ogni tampone sta diventando una tassa insostenibile per i cittadini di Cosenza che si aggiunge a tutte le altre spese. A Roma ad esempio, c’è una tariffa calmierata a 22 euro per test antigenici molecolari e anticorpi”.

Assoluto dissenso per la dichiarazione della Calabria come zona rossa è stato espresso dalla consigliera comunale Annalisa Apicella. “La zona rossa non va bene – ha esordito - Non è possibile che i calabresi siano contenti. Non può che rappresentare una morte sociale ed economica. Non voglio dire che la situazione della sanità sia buona perché significherebbe disconoscere quanto è avvenuto in questi anni. Noi paghiamo anni e anni di malasanità. Dobbiamo essere uniti e convinti che la Calabria non abbia motivo e i requisiti per stare in zona rossa. Non vorrei – ha aggiunto Apicella - che ritornassero i tempi in cui noi eravamo considerati i miserabili di sempre. Non è possibile subire un'aggressione politica di questa portata perché abbiamo un sistema sanitario assolutamente deficitario. Se così è, saremo sempre zona rossa. Abbiamo anche noi titolo per poter rivendicare il nostro diritto alla salute. Anche sul fronte dei trasporti, a fronte dei 100 milioni di euro previsti, non si è visto un euro. Di questi soldi non abbiamo potuto contare su niente. Le nostre scuole superiori non hanno avuto i banchi. La scuola patisce un isolamento sociale i cui danni li avremo fra anni. La zona rossa contribuirà ad affamare tutti i nostri commercianti, con perdite economiche incredibili nonostante i decreti ristori. La zona rossa determinerà l’impossibilità di curarsi. Stiamo scontando scelte di governo che non decide di attuare il MES”.

Per il consigliere Morcavallo “siamo una regione in perenne emergenza. Le istituzioni, però – ha detto - sono completamente assenti. Con questo modus operandi che penalizza fortemente il diritto alla salute, stanno togliendo la dignità sociale a tutela dell’individuo. Se le istituzioni non corrono ai ripari, ci saranno rivoluzioni civili, perché la gente ha fame. La situazione sta degenerando. Dell'Ospedale – ha proseguito Morcavallo - ancora non si vede neanche la prima pietra e non si conosce neanche l’allocazione. Abbiamo avuto sei mesi di tempo. Quanto meno poteva essere allestito un ospedale da campo. Non è stato fatto nulla. O abbiamo l’onestà di salvare dal baratro i nostri cittadini, molti dei quali sono disperati, o meglio andarsene a casa. Facciamo qualcosa di concreto perché la situazione è gravissima”.

E' poi intervenuto il consigliere comunale Andrea Falbo. “Oggi torniamo a ritrovare il clima di tensione, paura e sfiducia di otto mesi fa. I cosentini hanno dimostrato nella prima fase della pandemia che sanno essere virtuosi, così come la Calabria che ha meritato, insieme a pochissime regioni d’Europa, il bollino verde. I calabresi si sono attenuti alle regole. In quel momento – ha aggiunto Falbo – il governo ha uniformato i provvedimenti. Oggi ha scelto un'altra strada. Nella prima fase il merito è andato alla compianta Jole Santelli che ha gestito quel periodo con attaccamento, spirito di sacrificio e lungimiranza, anticipando in molti casi le azioni e i provvedimenti del Governo. Ora per il governo nazionale siamo tornati ad essere il fanalino di coda. In questa situazione diventa importante compiere tre operazioni: testare, tracciare e trattare. E’ necessario testare- sostiene Falbo - per scoprire i positivi e rintracciare gli asintomatici. Sui tamponi, i laboratori solo a Cosenza, con il numero di campioni processati, non riescono a rispondere alla domanda. Ora dicono che aprirà il laboratorio di Rossano. Nel frattempo, anche se i tamponi sono aumentati nelle ultime settimane, non riescono comunque a soddisfare i bisogni. La Regione ha le sue responsabilità perché ha il dovere di vigilare e stimolare il governo che è il responsabile principale di questa situazione. Secondo step: tracciare. Ciò significa isolare i positivi e i focolai nelle famiglie. Bisogna salvaguardare i non positivi e quindi individuare strutture dismesse o alberghi per garantire un servizio di assistenza e accompagnamento. Anche se il centro operativo territoriale per il Covid sta per partire, garantendo finalmente la trasmissione dei dati tra gli attori principali, è tardi. Il terzo ed ultimo elemento è trattare i nostri malati, i positivi, i sintomatici e gli asintomatici. Le Usca che dovevano partire da qualche mese, non sono mai partite. Siamo fermi. I medici di famiglia sono sprovvisti dei Dispositivi di protezione individuale e stanno ore ed ore al telefono con i pazienti per accompagnarli in un percorso che somiglia tanto ad un calvario. Nonostante questo sistema deficitario – si chiede Andrea Falbo - la Calabria meritava di essere zona rossa? La risposta è decisamente no. Lo dicono i numeri, premesso che il verbale del ministero sulle motivazioni è ancora segreto. Dicono che la causa sono i posti di terapia intensiva che non sono aumentati. Ma la Calabria per positivi è quart’ultima in classifica. Siamo, per continuare ad usare una metafora calcistica, a centroclassifica per persone sottoposte a tampone. E' evidente che dobbiamo stare con le antenne alzate. Siamo al 22% per posti impegnati nei reparti. Al Governo – ha concluso Falbo - non è andato giù che la regione Calabria sia stata virtuosa. Oggi è la Calabria laboriosa che avrà grandi difficoltà. I nostri lavoratori, soprattutto quelli non tutelati, dovranno inventarsi questo nuovo modo di tirare avanti. Aiutiamo questi lavoratori. E noi ce la faremo, caro Conte, non si preoccupi. La Calabria ha un cuore grande e a capu tosta!”. Nel dibattito è poi intervenuto il consigliere Gisberto Spadafora che ha definito la zona rossa “una batosta incredibile per il territorio”. Spadafora ha messo in luce lo scollamento tra la medicina di base e l’azienda sanitaria. “Molto forti sono state ieri in commissione sanità – ha detto -le dichiarazioni del rappresentante della FIMMG. La Presidente De Mraco ha rappresentato bene le difficoltà dei medici di base. Dobbiamo far di tutto affinché il Comune stia vicino ai cittadini e possa aiutarli. Dobbiamo combattere per il diritto alla salute dei nostri cittadini”. Gisberto Spadafora ha proposto l'istituzione di un tavolo permanente immediato, operativo da oggi, in seno al consiglio comunale e alla commissione sanità. “E’ arrivato il momento di non dover più pietire per rivendicare il diritto alla salute. Non voltiamoci più dall’altra parte per l’ennesima volta”.

Particolarmente appassionato il successivo intervento del consigliere Carmelo Salerno. “Ieri in commissione sanità è successa una cosa quasi ridicola, comica – ha affermato. Noi consiglieri comunali siamo arrivati in commissione indignati perché pensavamo che il cartellino rosso agitato in faccia alla Calabria dal governo fosse legato alla debolezza del sistema sanitario. Il commissario straordinario Bettelini ha detto che non era vero, in quanto a fare la differenza è stato il tasso di incremento epidemiologico. Una risposta che mi ha indispettito – ha detto ancora Salerno. Ho sentito in quest'aula toni troppo pacati. La dichiarazione della zona rossa in Calabria è una vergogna e va detto con forza. Vorrei sentire qualche dichiarazione anche da chi siede negli altri banchi. La zona rossa è vieppiù una vergogna perché non abbiamo tassi di incremento dell’epidemia superiori ad altre regioni e il tasso di incidenza per le terapie intensive è uno dei più bassi in Italia. Ci chiudono nelle case e dobbiamo stare zitti. La minoranza non ha detto niente sull’istituzione della zona rossa. Dobbiamo fare un’azione politica (non sono d’accordo con i ricorsi). Se c’è gente che protesta nelle strade, dobbiamo farlo anche noi delle istituzioni. Cosa hanno fatto sulla mobilità? Come fanno a controllare i trasporti pubblici? Hanno potenziato i sistemi informativi per garantire la dad? Non mi pare. Cosa è stato fatto in questi mesi? La Calabria ha un sistema sanitario debolissimo, ma chi li ha chiusi gli ospedali in Calabria? Ricordate il Tavolo Massicci che prendeva il nome da quel dirigente dello Stato che ogni mese convocava i presidenti per chiedere se erano stati chiusi gli ospedali? Se c’era ancora Jole Santelli eravamo zona gialla. Io vorrei sapere perché non si utilizzano gli ospedali di Lungro e Trebisacce. Anche da questa grave situazione, però, può nascere un’opportunità. Io sono per il potenziamento della sanità pubblica. Si è speso troppo per quella privata e poco per la pubblica. Questa tendenza va invertita. Il punto di svolta dell’efficienza del sistema sanitario – ha concluso Salerno - sono i medici di famiglia. Li dobbiamo ascoltare. La sanità calabrese è occupata da Roma. Bisogna dire no con fermezza ai commissari. I medici calabresi quando vanno al Nord sono i più bravi del mondo”. Il consigliere Massimo Lo Gullo ha indirizzato il suo sfogo ai parlamentari calabresi e cosentini “che ci rappresentano a Roma. Non c’è più nessuno che ci rappresenta dopo la Santelli – ha detto. I contagi in Calabria sono bassi, al contrario di quanto accade in Campania. Non vedo la differenza. Dovrebbero chiedere scusa alla Calabria per i provvedimenti adottati per questa terra”.

Vicinanza ai cittadini di Cosenza e ai calabresi è stata espressa dal consigliere Vincenzo Granata. “Oggi c’è un generale commissario della sanità nella regione Calabria – ha affermato Granata. Sono arrivati milioni di euro, ma non si sa che fine abbiano fatto. I risultati si vedono in base alla programmazione e la programmazione politica non si può fare sulle spalle dei cittadini calabresi, di Cosenza e su chi è costretto a chiudere le attività. E’ difficile smontare il DPCM, ma bisogna battere i pugni, a cominciare dal consiglio regionale straordinario di domani. Dobbiamo dire basta anche al mercimonio sui tamponi”. E' stata poi la volta del consigliere comunale Massimiliano Battaglia che ha subito richiamato l'attenzione dell'aula sull'art.32 della Costituzione “che – ha detto - sancisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Come si concilia quest'ultimo pronunciamento con i tamponi erogati a 50,00 euro dalle strutture private è tutto un programma. Oggi – ha detto Battaglia - l'emergenza si chiama Covid-19, ieri Ebola, domani chi lo sa come. Cambierà il nome, ma non il nostro stato di cose. Non ritengo, mio malgrado, ci siano figure politiche di tale spessore da poter fare rispettare la dignità e i diritti dei calabresi, nei posti di comando. Ritengo sia giunto il momento di svegliarci tutti insieme da questo stato di torpore che ci attanaglia ormai da tanto. Ora più che mai si rende necessario un intervento da parte di tutta la popolazione, in accordo con i vari comuni e province. La nostra presenza a Roma deve essere massiva affinché si metta fine al commissariamento che non funziona e che nulla ha cambiato rispetto al pre commissariamento. La zona rossa, giusta o ingiusta che sia, ma paradossalmente in linea con l'Art. 32, non è altro che una toppa temporanea alle nefandezze perpetrate negli anni nella nostra sanità. Non avendo, pertanto, le possibilità strutturali e ricettive per garantire assistenza in termini di posti letto a chi si ammala di Covid, quale soluzione migliore che rimanere chiusi in casa per ridurre i contagi, piuttosto che incrementare i posti letto e migliorare il sistema sanitario? Ecco la soluzione più rapida che il Governo Centrale ha trovato per noi ultimi”. E Battaglia ha, infine, chiesto l'elaborazione di un un documento forte (quello poi approvato dall'assemblea di Palazzo dei Bruzi) “che sancisca le manifestazioni di disappunto di tutto il Consiglio comunale di Cosenza e chiedo che non si fermi qui il nostro agire, iniziando a farci sentire dapprima alla Regione e poi a Roma, senza demandare ad altri incapaci questa missione”.

Il Consiglio comunale ha approvato, inoltre, nella seduta di oggi, le ratifiche alle delibere di giunta n.88 dell'11 settembre 2020 e n. 104 del 28 ottobre 2020 sulle variazioni di bilancio ai sensi dell’art. 250, comma 2, del D.lgs. n. 267/2000”. Ha inoltre preso atto della relazione sui risultati del controllo successivo di regolarità amministrativa, eseguito dal Servizio di Controllo Interno sugli atti di cui al comma 4 dell’art. 9 del Regolamento approvato dal Consiglio comunale con deliberazione n. 2 del 7 gennaio 2013, adottati nel 2° semestre del 2019. Il Consiglio ha dato il via libera anche al regolamento comunale concernente la disciplina dei Controlli Interni approvato con deliberazione del Consiglio comunale n. 2 del 7 gennaio 2013 del relativo Testo coordinato e alle modifiche ed integrazioni all'imposta di soggiorno. Approvato anche il rinnovo della convenzione per la gestione in forma associata dei servizi sociali tra i comuni dell'ambito territoriale n.1 di Cosenza, inserito in un secondo momento all'ordine del giorno. L'ultima parte del Consiglio, una volta deciso il rinvio dei restanti punti, è stata occupata dall'illustrazione di parte dl punto 11 (ciclo dei rifiuti) e del punto 13 (discussione in ordine alle note pervenute dalla Società Geko) aventi ad oggetto il servizio di manutenzione dell'impianto di depurazione. L'illustrazione è stata fatta dal Consigliere Vincenzo Granata, tra i firmatari del punto 11 e, con riferimento al punto 13, sulla scorta di quanto concordato in conferenza dei capigruppo il 21 maggio scorso.

Sul ciclo rifiuti il consigliere Granata, che è anche Vice Presidente vicario dell’ATO 1, ha sottolineato che “il servizio di raccolta, da settembre del 2019, funziona bene, grazie all’ottimo indirizzo del Sindaco Occhiuto e dell’Assessore al ramo. E funzionerebbe – ha aggiunto – come un orologio svizzero se non si verificasse, purtroppo, il  blocco del trattamento e del conferimento in discarica. Le relative discariche sono San Giovanni in Fiore e Cassano. Se si blocca una delle due, si blocca il sistema, generando poi la presenza, in città, di rifiuti a terra. L’indirizzo mio e dell’Amministrazione comunale è stato sempre quello di privilegiare il servizio pubblico, ma a luglio di quest’anno si è consumato un passaggio storico. Una delibera regionale ha stabilito che trattamentoo e discarica venissero gestiti da un soggetto unico e, per di più, privato. Nelle sedi opportune ho sollevato la questione. Oggi, però, si è arrivati ad un contratto che il Comune ha subìto. Fino al completamento del mandato di questa amministrazione, dobbiamo lavorare – ha proseguito il consigliere Vincenzo Granata, per il pubblico che deve diventare indirizzo e che deve essere determinante per la filiera dell’economia circolare che prevede riuso e riciclo. Vedere un impianto regionale come quello di Catanzaro che funziona e che viene premiato insieme alle città di Salerno e Caserta, strutture pubbliche che hanno completato il piano d’ambito, suscita ammirazione, ma anche un senso di rammarico e questo fuori da ogni forma di campanilismo. Se esiste una visione e una programmazione, l’impiantistica pubblica può fermare i disservizi. Non ho niente contro nessuno. Ma auspico che ci sia un servizio lineare. In questi anni ogni mattina ci siamo lambiccati il cervello per capire il flusso e le tonnellate che si potevano conferire o scaricare. L’impianto di Rende è gestito da chi è anche titolare del servizio di raccolta nei comuni limitrofi a Cosenza. L’effetto è che a via Popilia e a Torre Alta c’è l’indifferenziata dell’indifferenziata e il servizio di raccolta non funziona. La delibera regionale ha consegnato il sistema dal pubblico al privato, togliendo all’ATO ogni funzione di   controllo. Ecco perché è necessario – ha concluso Granata - convocare un tavolo di concertazione ed il Sindaco Occhiuto se ne dovrà fare promotore, così come al Sindaco di Rende, che è Presidente dell’ATO 1, chiedo la convocazione dell’ufficio di presidenza”. Con riferimento alle note pervenute dalla società GEKO e aventi ad oggetto il servizio di manutenzione dell’impianto di depurazione, Granata ha, nella parte finale del suo intervento, ricostruito i diversi passaggi avvenuti nella commissione consiliare ambiente, di cui è Presidente, ricordando come, il 21 maggio 2020, 8 consiglieri hanno chiesto integrazioni e chiarimenti sulla società e uno soltanto ha espresso riserve adombrando che da parte mia si cercava di difendere qualcuno. Io difendo la correttezza amministrativa. In questi anni abbiamo lavorato in modo chiaro e inequivocabile, e l’azienda Geko ha ben operato, non subendo neanche una contestazione. Anche per questo aspetto chiedo all’Amministrazione comunale di verificare l’istituzione di un tavolo concertativo per pervenire, in tempi brevi, alla chiusura di questo procedimento amministrativo aperto da tempo, perché da questo discendono altri effetti importanti”. Nella scia di Vincenzo Granata sulla questione del ciclo dei rifiuti si è inserito anche il consigliere Massimo Lo Gullo che ha messo in evidenza che “la città di Cosenza è invasa di rifiuti nei quartieri dove giacciono  abbandonati da mesi. Oggi il collega Granata ha spiegato le motivazioni, ma così non va. Bisogna convocare urgentemente un Consiglio comunale aperto per spiegare alla città questo meccanismo. Con l’emergenza Covid i cittadini non possono aprire neanche le finestre. La questione va affrontata con la massima urgenza. In questo periodo non si fa più la differenziata e c’è posto solo per il degrado”.

 

 

Il dibattito sulle variazioni di bilancio

 

Ad intervenire per primo il consigliere comunale Giuseppe D’Ippolito, Presidente della Commissione bilancio. “Si tratta di due variazioni – ha esordito - decisamente significative che hanno occupato lungamente il lavoro della commissione bilancio e che sono state votate dall’unanimità dei presenti. Non c’è stato nessun voto contrario. Si tratta di una piccola manovra con la quale il Consiglio dà la possibilità al bilancio di previsione, per l’annualità 2020, di essere uniformato al bilancio stabilmente riequilibrato approvato ad agosto. Di tratta di somme che rappresentano un indirizzo politico e molte delle quali vanno nella direzione di apprestare un sostegno a tutte le famiglie in difficoltà. Altri elementi importanti fanno riferimento al contratto CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo del Centro storico) e ad Agenda Urbana che vengono rimodulati per diventare operativi. Sulle variazioni si è acquisito il parere favorevole sia del dirigente sei servizi finanziaria del Comune che del collegio dei revisori dei conti.” Il consigliere Carmelo Salerno, nel ribadire l’intenzione di approvare le variazioni, ha chiesto solo di conoscere cosa accadrebbe qualora la valutazione del Ministero dell’Interno, cui è sottoposta l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, dovesse comportare delle osservazioni sui punti oggetto delle variazioni. Su questo Salerno si è riservato di chiedere  spiegazioni più in là. Nella sua dichiarazione, invece, il consigliere Damiano Covelli, constatata l’assenza dai banchi dei rappresentanti della Giunta per relazionare sul punto, ha preannunciato di uscire dall’aula al momento della votazione: “non posso – ha detto - partecipare ad un teatrino con i banchi dell’Amministrazione completamente vuoti”. Voto favorevole ha, invece, anticipato il consigliere Vincenzo Granata, “sulla scorta del parere positivo dei revisori dei conti e dell’esaustiva rendicontazione del dirigente Giovinazzo”. Prima di intervenire sulle variazioni di bilancio, la consigliera Bianca Rende si è soffermata sul ricordo della figura di Jole Santelli “che – ha detto -  ha dato lustro alla città di Cosenza come Vice sindaco. La sua figura si è stagliata con signorilità e rispetto dei ruoli. Un esempio da seguire, pur nella distinzione dei ruoli. C’è – ha aggiunto Rende – un senso di rimpianto come esponente di un mondo femminile che sogna l’emancipazione. Jole Santelli – ha aggiunto - ha anteposto l’impegno pubblico e quello personale, dimostrando grandi capacità di dialogo e un alto senso delle istituzioni democratiche”. Sulle variazioni Bianca Rende ha anticipato il voto contrario, in coerenza con le valutazioni rese in sede di approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato. “Questa Amministrazione – ha detto Rende – non è più capace di portare avanti neanche l’ordinario. Su due  vicende, in particolare, l’impegno dell’Amministrazione è venuto meno: quella delle cedole librarie e l’altra degli assistenti sociali che lavorano al welfare. In entrambi i casi – ha concluso la consigliera Rende - non si è riusciti a garantire le funzioni essenziali, anche in presenza di fondi vincolati”. Ha gettato acqua sul fuoco il consigliere Gisberto Spadafora secondo il quale “le polemiche non servono. Bisogna, invece – ha detto - fare tutto il possibile perché la macchina amministrativa vada avanti. Non entro nel tecnicismo del bilancio. Voglio riportarmi alle dichiarazioni del dirigente Giovinazzo che abbiamo ascoltato più volte in commissione bilancio. Giovinazzo è stato molto esaustivo e chiarissimo. Siamo in presenza – ha aggiunto Gisberto Spadafora – di una vera e propria manovra, la prima dopo l’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato e che avrà effetti solo dopo il via libera del Ministero e che il consiglio comunale sarà chiamato a riapprovare. Abbiamo un parere di regolarità tecnico-contabile e un parere dei revisori dei conti. Non approvarlo significherebbe ingessare l’attività amministrativa nuocendo alla comunità di Cosenza”. Alla fine le variazioni di bilancio vengono approvate con 18 voti a favore, tre astenuti (i consiglieri Anna Fabiano, Francesco Spadafora e Marco Ambrogio) e un voto contrario (Bianca Rende), mentre il consigliere Damiano Covelli, come preannunciato, ha abbandonato l’aula al momento del voto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 


 

Autore: Giuseppe Di Donna

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