Comune di Cosenza

Il Consiglio comunale approva deliberazione delle aliquote e tasse locali e la variazione al bilancio di previsione 2019. Approvato, inoltre, un documento con il quale si richiede l'abrogazione del Decreto Calabria sulla Sanità

Palazzo Caselli Vaccaro
Città di Cosenza
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Il Consiglio comunale approva deliberazione delle aliquote e tasse locali e la variazione al bilancio di previsione 2019. Approvato, inoltre, un documento con il quale si richiede l'abrogazione del Decreto Calabria sulla Sanità
la seduta del Consiglio comunale
25-11-2019

Il Consiglio comunale, presieduto da Pierluigi Caputo, ha approvato la deliberazione delle aliquote e tasse locali, ai sensi dell’art. 251 del D.lg.vo 267/2000 che stabilisce che nella prima riunione del Consiglio successiva alla dichiarazione di dissesto e comunque entro trenta giorni dalla data di esecutività della delibera, lo stesso Consiglio comunale è tenuto a deliberare per le imposte e tasse locali di spettanza dell'ente dissestato, diverse dalla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, le aliquote e le tariffe di base nella misura massima consentita, nonché i limiti reddituali, agli effetti dell'applicazione dell'imposta comunale per l'esercizio di imprese, arti e professioni, che determinano gli importi massimi del tributo dovuto.
Il punto è passato con 17 voti a favore, compreso quello del Sindaco Mario Occhiuto e 6 voti contrari.
La massima assemblea cittadina ha successivamente approvato anche una variazione al bilancio di previsione 2019, finalizzata a richiedere al Tesoriere comunale l’attivazione di una anticipazione di cassa complessiva, per l’esercizio finanziario 2019. La richiesta di anticipazione di cassa è stata formalizzata, subito dopo il Consiglio, dalla Giunta comunale. La variazione di bilancio è passata con 17 voti a favore, compreso quello del Sindaco Occhiuto, e 6 astensioni. A questo proposito la minoranza aveva espressamente chiesto assicurazioni circa la destinazione delle risorse richieste con l'anticipazione al tesoriere comunale al pagamento delle spettanze stipendiali dei dipendenti comunali, delle Cooperative e dei dipendenti di Ecologia Oggi, aspetti questi già contenuti nella delibera di giunta adottata subito dopo il Consiglio che vincola per l'appunto l'utilizzo della anticipazione di tesoreria esclusivamente alle spese obbligatorie per legge e, tra esse, al pagamento degli stipendi e alla remunerazione dei servizi locali indispensabili. La seduta si era aperta con la proposta, avanzata dalla consigliera comunale Bianca Rende, di osservare un minuto di raccoglimento in occasione della giornata internazionale contro la violenza alle donne. Alla proposta della Rende ha fatto seguito un intervento, sullo stesso argomento, della consigliera Alessandra De Rosa che ha ricordato l’istituzione, nel 1999, della giornata per l’eliminazione della violenza alle donne da parte dell’ONU per ricordare il sacrificio delle sorelle Mirabal che pagarono con la vita (furono assassinate nel 1960, proprio il 25 novembre) il coraggio di essersi opposte, con tutte le loro forze, al regime del dittatore Rafael Trujillo, lottando per la liberazione della Repubblica Dominicana. Alessandra De Rosa ha inoltre ricordato l’inaugurazione questa mattina a Cosenza, alla presenza del Vice capo della Polizia di Stato, del centro di ascolto intitolato a Fabiana Luzzi, altra giovane vittima di un orribile femminicidio avvenuto a Corigliano nel 2013. La De Rosa ha inoltre avanzato la proposta di dare mandato all’avvocatura comunale affinché si costituisca parte civile in tutti i processi che riguardino casi di violenza sulle donne. Quindi ha rivolto una “carezza affettuosa” all'Assessore Matilde Spadafora Lanzino ricordandone l’impegno e la battaglia contro la violenza sulle donne. L’Assessore, prendendo la parola, ha subito ringraziato invitando tutti alla Fondazione Lanzino il 7 dicembre prossimo alla presentazione del libro di Melita Cavallo sulla casa rifugio.


Sulla deliberazione delle aliquote delle imposte e tasse locali, la seduta del Consiglio ha fatto registrare l'intervento del Sindaco Mario Occhiuto.
“La delibera in approvazione – ha sottolineato il primo cittadino - rientra tra gli atti previsti nella procedura di dissesto. Si tratta di un atto che, prevedendo l’obbligo di aumentare al massimo i tributi comunali, avrebbe determinato conseguenze pesantissime per i cittadini. Il Comune di Cosenza, trovandosi già in predissesto, non determinerà alcun sostanziale aumento in materia tributaria essendo le aliquote già stabilite nella massima misura sin dall’anno 2010. Com’è noto – ha aggiunto Occhiuto - gli sforzi compiuti attraverso un piano di riequilibrio pluriennale non sono stati reputati idonei per il miglioramento dei conti comunali il cui stato di dissesto, è bene chiarirlo per l’ennesima volta, fu già certificato dalla deliberazione della Corte dei Conti n.97 del 2012 a seguito dell’esame del conto consuntivo del 2010. Il predissesto rappresenta nella sostanza una forma diversa di una situazione di conclamata deficitarietà. La scelta di aderire a questa possibilità, introdotta nel 2012, ci ha permesso di stabilizzare alcuni servizi essenziali per la comunità come quelli delle Cooperative di tipo B che da anni prestavano la loro attività attraverso affidamenti diretti non previsti dalla norma. Un risultato importante che ha determinato la riduzione degli effetti del dissesto - ha chiarito ancora il Sindaco – è rappresentato anche dall'abbattimento dei debiti verso i fornitori. I rendiconti di bilancio evidenziano come i residui passivi (ossia i debiti) siano passati dai 376 milioni del 2011 ai 123 milioni del 2018 anche grazie all'utilizzo dei finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti. L'intera mole debitoria, come ho già avuto modo di illustrare nei giorni scorsi – ha proseguito Occhiuto – ha registrato una riduzione, nonostante i pesanti tagli dei trasferimenti e nonostante i debiti fuori bilancio prodotto in anni antecedenti il 2011. E' quindi importante rimarcare che la situazione di dissesto, essendo stata anticipata dal predissesto, non determinerà alcuna conseguenza per i cittadini non solo in termini di aumento delle aliquote tributarie, ma soprattutto rispetto alle azioni portate avanti in questi anni nel campo del welfare e dell'emergenza abitativa. Il dissesto – ha detto ancora il rpimo cittadino nel suo intervento – prevede esclusivamente la gestione straordinaria delle passività al 31.12, non influendo sulla gestione ordinaria dell'Ente che dovrà comunque continuare nella riduzione della spesa e nel miglioramento delle riscossioni in un'ottica di miglioramento generale dei conti.
Le uniche situazioni di difficoltà si registrano proprio nella fase transitoria tra la dichiarazione di dissesto e l'approvazione del nuovo bilancio. Difficoltà – ha puntualizzato il Sindaco – alle quali stiamo facendo fronte grazie all'impegno della giunta e dell'intera macchina comunale. Nei prossimi giorni daremo avvio alla elaborazione del bilancio 2010 con il preciso obiettivo di mantenere intatte le agevolazioni tributarie per i meno abbienti e le spese destinate al welfare”.
Subito dopo l'intervento del Sindaco si è aperto il dibattito.
Il consigliere comunale Damiano Covelli ha sintetizzato la sua idea sul dissesto in tre punti: “più tasse, più debiti e meno servizi. Questo – ha detto - è l’equivalente del dissesto o il fallimento della gestione amministrativa e contabile di questa Amministrazione. Si era detto – ha aggiunto Covelli – che non ci sarebbe stato alcun aumento delle aliquote e invece la pratica che viene discussa vota l’aumento dell’IMU e l’aumento della TASI. Un salasso che arriva allo 0,25 che, negli anni passati era allo 0,1. L'Amministrazione comunale è stata disattenta e ha prestato pochissima attenzione alle casse comunali. La Corte dei conti ha certificato che al consuntivo 2012, la cifra del debito era di quasi 115 milioni. Oggi si è raggiunta la cifra di circa 350 milioni. E ancora in Comune si accumulano altri debiti. Tant’è che il Sindaco ha omesso che la seconda pratica di cui stiamo discutendo equivale a chiedere ulteriori soldi alla banca. Nelle casse – ha aggiunto Covelli -non c’è un centesimo, è stato grattato tutto il barile. La minoranza avrebbe voluto mandarla a casa – ha continuato Covelli rivolgendosi al Sindaco - La nostra assenza dall'ultimo consiglio era per far mancare il numero legale. Chi si è presentato in consiglio non decretandone lo scioglimento avrà avuto le sue buone ragioni. Noi vogliamo orientarci bene sul nostro voto, ma vogliamo sapere se le risorse verranno utilizzate per il pagamento dei dipendenti, delle cooperative e delle maestranze che lavorano al Comune”.
In replica al consigliere Covelli è poi intervenuto il Consigliere comunale Piercarlo Chiappetta. “Mi complimento con i consiglieri di opposizione – ha esordito Chiappetta - perché hanno riacquistato il ruolo smarrito. Vorrei ricordare che questa assise è l’unico luogo deputato dove si svolge il lavoro del consigliere comunale. E’ qui che si concretizzano i pensieri e i programmi attraverso il nostro voto democratico. In questi due mesi di assenza, totale, dei consiglieri comunali di opposizione, li ho potuti seguire in due o tre conferenze stampa, organizzate da tre o quattro consiglieri e presiedute dal consigliere Guccione che avrò avuto modo di vedere nei banchi di questa assemblea non più di due o tre volte, forse questa è la quarta. Faccio fatica a capire – ha aggiunto Chiappetta rivolgendosi a Covelli - se lei ha contezza del lavoro svolto in questi anni in Consiglio. Ho letto falsità e cose infondate che denotano una mancanza di amore verso il nostro e il vostro territorio. Ma la vostra è stata una strategia ben precisa volta a far mancare il contraddittorio. Pensavo che in un momento così difficile per la città, con un dissesto decretato dalla Corte dei Conti, se non fossimo a ridosso delle elezioni regionali, i consiglieri di opposizione avessero fatto quadrato e dato il loro contributo. Non dobbiamo raccontare bugie alla città. Non abbiamo utilizzato nulla del bilancio ordinario. Non possiamo consentire che alcune persone parlino di distrazione di risorse. Ora dobbiamo richiedere un'ulteriore anticipazione di cassa per pagare le spettanze ai dipendenti comunali e delle cooperative e per remunerare i servizi locali indispensabili. Se veramente volete bene alla città votate in maniera favorevole e responsabile”.
Al consigliere Chiappetta ha replicato a sua volta la consigliera Bianca Rende.
“Cosenza conosce per la prima volta la gogna del dissesto. Il debito risulta triplicato rispetto al 2011. Le contestazioni e le osservazioni dei revisori dei conti sono state da noi riprese evidenziando l'incapacità dell'Amministrazione di dar seguito con correttezza al piano di rientro. Non siamo stati in grado di adempiere le scadenze e di contro c'è stato un continuo ricorso all’indebitamento. Improduttivo si è rivelato l'affidamento delle riscossioni a Municipia. Una spesa inutile – dice Bianca Rende - visto che non siamo stati aiutati a riscuotere le tasse e a vendere gli immobili. Se oggi la triplicazione del debito fosse dovuta al welfare o alla messa in sicurezza nel centro storico o al recupero delle periferie, forse anche noi approveremmo questi debiti”.
Subito dopo è intervenuto nuovamente il Sindaco Mario Occhiuto per la replica.
“I debiti c’erano – ha detto il Sindaco -ma non i 114 milioni di cui parla Covelli, sono più di 300 milioni. Abbiamo trovato debiti in misura maggiore di quelli che ci sono adesso. Quando siamo arrivati al Comune c'erano 33 dirigenti – nemmeno al Comune di Milano ci sono – ed oggi ne abbiamo solo nove.
La tassazione era già alta dal 2010; oggi aumentiamo l’IMU al 10,60”. E mostra le delibere di tutti le città capoluogo della regione: “tutti sono già al 10,60. Noi la portiamo dal 10,40 al 10,60 dopo otto anni.
Nel 2011 quasi quotidianamente al Comune c'erano atti di intemperanza e disordini, rompevano tutte le porte. I primi mesi eravamo invasi. In otto anni abbiamo parlato regolarmente tutti e per quanto riguarda le Cooperative abbiamo aumentato il loro contratto di un milione e mezzo. Nonostante i debiti che abbiamo trovato e il piano di riequilibrio, un'impresa impossibile, è indiscutibile che c’era una situazione debitoria pregressa. Nonostante tutto, però - ci ritroviamo ad aver patrimonializzato la città con 400 milioni di opere pubbliche che oggi hanno un valore enorme. La città non solo è diventata più ricca, ma è diventata, come reddito pro capite, la città più ricca della Calabria sulla scorta di dati pubblicati dal “Sole 24 Ore”.
Siamo stati indicati come un caso di scuola e da noi è aumentato il reddito medio.
Cosenza è l’unica città che ha mitigato gli effetti della crisi”.
In sede di dichiarazioni di voto sono intervenuti i consiglieri Giovanni Cipparrone, Carlo Guccione e Gisberto Spadafora.
Sull'anticipazione di cassa Cipparrone ha chiesto espressamente di destinare le risorse da impegnare per i dipendenti, le ditte e le maestranze.
“Quando si interviene in Consiglio – ha sottolineato dal canto suo il consigliere Carlo Guccione - non si può farsi prendere dalla rabbia. Qui non stiamo decidendo le elezioni regionali. Ritengo che ognuno debba assumersi le sue responsabilità. Eravamo in predissesto e qualcuno ha fatto sì che si arrivasse al dissesto per non aver fatto ciò che ci chiedeva la Corte dei Conti. Pensavamo di andare alle elezioni anticipate e dare la parola ai cosentini. Sulla variazione di bilancio se c’è un impegno formale che certifichi che serve a pagare gli stipendi dei dipendenti, delle Cooperative e dei lavoratori di Ecologia Oggi, noi siamo pronti a rivedere il voto che abbiamo dato in Commissione”.
“Le polemiche in alcune situazioni sono inutili – ha detto il consigliere Gisberto Spadafora. Bisogna offrire soluzioni e non limitarsi a criticare. Il ruolo del consigliere comunale è quello di non fermarsi e rimboccarsi le maniche”. E ha citato il Presidente del Censis Giuseppe De Rita che a Roma, davanti al Presidente della Repubblica Mattarella, ha parlato di Cosenza come di una città del meridione che esce dalla mediocrità amministrativa.
Si è poi passati alla trattazione accorpata dei temi riguardanti la sanità calabrese, approvando da subito, perché già discusso in commissione, il progetto di riorganizzazione dei servizi territoriali in campo sanitario nel Comune di Cosenza e nell'area urbana. E' seguita un'articolata relazione della Presidente della Commissione sanità Maria Teresa De Marco sulla proposta di revoca del Decreto Sanità Calabria e sulla vicenda del luicenziamento degli OSS esternalizzati dell'Ospedale dell'Annunziata. La discussione che ne è scaturita e nel corso della quale è stata sviscerata anche la situazione nella quale versano i lavoratori della SEATT (che gestiscono il CUP dell'Ospedale) a rischio licenziamento,ha prodotto un documento, approvato all'unanimità, su proposta della Presidente De Marco, condivisa dalla  minoranza (ne ha dato lettura in aula il consigliere Damiano Covelli) con il quale, prendendo atto del fallimento dell'istituto commissariale e del decreto speciale per la Calabria cui si è aggiunto un peggioramento delle condizioni complessive del servizio sanitario calabrese, è stata avanzata la richiesta al Ministro Speranza di abrogazione del decreto Calabria.

la Presidente De Marco ha sottolineato che “l'obiettivo della politica deve essere quello di supportare un modello di governance innovativo ed efficiente che porti indubbi vantaggi ai pazienti e ai familiari. L'attore principale è il malato – ha aggiunto Maria Teresa De Marco – e noi siamo chiamati a riaffermare la sua centralità come persona e la sua dignità con i suoi inalienabili diritti, primo fra tutti quello alla vita”. Con riferimento al commissariamento e al Decreto Calabria, la Presidente della commissione sanità ha evidenziato la necessità di un cambio immediato del sistema che consenta lo sblocco del turnover e la necessità di immettere nuove energie e professionalità nei presidi calabresi. Dobbiamo parlare di sanità non per alzare polveroni – ha aggiunto De Marco – ma per proporre soluzioni ed oggi siamo qui per questo. D'altra parte c'è anche una buona sanità alimentata, con enormi sacrifici, da parte di chi è in trincea senza armi. Sono 70 mila i calabresi che ogni anno sono costretti ad emigrare per curarsi nelle strutture del Centro e del Nord Italia, con una spesa di oltre 320 milioni. C'è da dire, inoltre, che oltre il 50% dei cittadini ricorre ai dipartimenti di emergenza quando non trova una risposta della medicina territoriale, mentre, in più di un caso su quattro, tenta direttamente la strada del pronto soccorso, provocando il sovraffollamento degli ospedali. Se non migliora l'organizzazione dei servizi territoriali non può migliorare la situazione del pronto soccorso”.
Particolarmente critico il giudizio espresso da Maria Teresa De Marco sul Decreto Calabria. “A tre mesi dall'approvazione del Decreto – ha detto la Presidente della commissione sanità di Palazzo dei Bruzi -gli ospedali calabresi sono al collasso. Il Decreto Calabria non ha affatto migliorato il sistema sanitario calabrese, già di per sé fragile e complesso, ma ha creato una paralisi che sta rendendo la situazione ancora più critica di prima”. Per tutte queste ragioni De Marco ritiene “necessario ed urgente che il Ministro della salute Speranza venga in Calabria, non per ascoltare ciò che non va, ma per rendersi conto personalmente della grave situazione in cui versa la sanità calabrese”. Ed ha chiosato citando Schopenauer: “la salute non è tutto, ma senza la salute tutto è niente”. Subito dopo è intervenuto il consigliere comunale Giovanni Cipparrone sulla questione dei lavoratori esternalizzati dell'Azienda Ospedaliera di Cosenza. “Quando si parla di lavoro e tutela dei lavoratori – ha puntualizzato Cipparrone - non può esistere colore politico”. Cipparrone distingue i lavoratori in due gruppi: da un lato i 92 Operatori Socio Sanitari oggi in forza a Coopservice (aggiudicataria di appalto pubblico nel 2014/2019 e i 54 lavoratori in forza alla Cooperativa sociale i lavoratori della SEATT ed in proroga da anni, in attesa di gara d'appalto. “Perché distinguere questi lavoratori?” - si chiede Cipparrone. E lo spiega subito. “Perché i primi nascono nel 1996 come portantini o ausiliari e hanno partecipato ad un concorso pubblico nel 2002 con la riserva del 30% dei posti, espletato nel 2006 con il conseguimento del titolo di OSS nell'ottobre del 2008. Il percorso di internalizzazione che pure era stato individuato non è stato mai attuato per colpa del Commissariamento.
Il secondo gruppo, cioè i lavoratori della SEATT – precisa Cipparrone – nascono nel 2012, in pieno piano di rientro, con i tanti pensionamenti del personale strutturato e con il blocco delle assunzioni”. Cipparrone mette in evidenza talune incongruenze. “Per l'appalto dei servizi integrati OSS si spendono circa 3 milioni e 200 mila euro annui per avere 92 lavoratori part time, mentre se l'azienda ospedaliera internalizzasse il servizio i lavoratori costerebbero all'Azienda Ospedaliera di Cosenza circa un milione 548 mila 613,6 euro all'anno”. Per Cipparrone “a pagare le spese di queste ambiguità sono solo i lavoratori che intanto hanno trascorso i loro anni migliori in questa sorta di limbo, con un bagaglio di esperienza importante, acquisendo delle professionalità che la loro età, ormai avanzata, non porterebbe nuove prospettive di lavoro”. Altra incongruenza rilevata da Cipparrone “è che a Cosenza il concorso di OSS e/o di Amministrativi non è stato mai espletato, anche se bandito, mentre ogni altra città, da Crotone a Catanzaro, a Reggio e Vibo, ha avuto modo di espletarli proprio per l'acquisizione di figure OSS e per sanare tutte le posizioni precarie. Tutti hanno le loro graduatorie. Perché – si chiede il consigliere Cipparrone – l'Asp di Cosenza e l'Azienda Ospedaliera ancora non hanno provveduto? Perché questi inspiegabili ritardi? Chi non vuole sanare la precarietà lavorativa?”. Cipparrone giudica, infine “una vergogna vedere l'Azienda Ospedaliera di Cosenza attingere alle graduatorie di Reggio Calabria per poter sostituire i lavoratori OSS esternalizzati di Cosenza. Come ha fatto – si domanda ancora Cipparrone – l'azienda ospedaliera di Cosenza ad attingere dalla graduatoria di Reggio Calabria? Lo si poteva fare? Vi rispondo subito – incalza ancora Giovanni Cipparrone. Non si poteva attingere. Lo si poteva fare solo se il Direttore generale di Cosenza e quello di Reggio, prima dello svolgimento del concorso, avessero firmato una convenzione per procedere in tal senso. Si doveva dare ai nostri lavoratori la possibilità di partecipare ad un concorso di OSS e di amministrativi con la riserva dei posti, valutando curriculum formativo e bagaglio di esperienza”.
Subito dopo è intervenuto il consigliere Damiano Covelli: “quando parliamo della salute dei nostri concittadini – ha detto - non ci può essere colore politico. Quando abbiamo ospitato il commissario dell'Azienda Ospedaliera, dottoressa Panizzoli, nella sostanza non ha dato risposte alle emergenze dell’Ospedale. Chiedo che sia lei, invece, ad assumere le giuste valutazioni e iniziative per dare le necessarie e urgenti risposte rispetto a un Ospedale che sta chiudendo. Lei ha le chiavi dell’Ospedale. Può chiuderlo se dovesse continuare così. I posti della degenza diminuiscono, non ci sono infermieri e Oss a sufficienza, è necessario che ci siano le figure professionali adatte ad esprimere una buona sanità. La sanità calabrese – ha aggiunto Covelli – è commissariata dal 2010, troppi lunghi anni durante i quali a decidere le sorti della nostra salute è stato e continua ad essere un commissario.
Tutto questo ha prodotto un notevole aumento di spesa, eppure i cittadini fanno fatica a rivolgersi al nostro Ospedale. Abbiamo bravi medici, figure di eccellenza, ma da soli non ce la possono fare, perché sono sottodimensionati rispetto allo standard. Allora basta”. E chiede la convocazione della Conferenza dei Sindaci, perché il Sindaco è il primo a dover tutelare la salute del cittadino. Gli assenti che non parteciperanno a una riflessione sulla sanità si assumeranno le loro responsabilità.
Il governo gialloverde spostò il Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria affermando che avrebbero salvato la sanità. Portarono sul tavolo il Decreto Calabria. Quel decreto, nel quale si parlava dell’aumento degli stipendi dei manager, ha dimostrato tutto il suo fallimento. I lavoratori precari, gli OSS e quelli della SEATT, implorano la continuità del rapporto di lavoro perché hanno famiglia. Abbiamo un burocrate che non decide e che sta uccidendo la nostra possibilità di essere curati in maniera dignitosa. E’ necessario garantire i livelli minimi di assistenza. Con la quota cento stanno andando via medici e paramedici e non si parla di nuove assunzioni.
Il nuovo ministro deve eliminare il Decreto Calabria. Bisogna osare. In Calabria più che altrove”. Il consigliere comunale Carlo Guccione, intervenuto subito dopo, ha apprezzato l'intervento introduttivo della Presidente della Commissione sanità: “la De Marco- ha detto - ha centrato le questioni e le ragioni che ci portano a dire che il Decreto Calabria va ritirato. In questi otto mesi ha provocato danni irreparabili alla sanità calabrese e ci ha consegnato una situazione già difficile, ma compromessa. In Calabria non garantiamo il diritto alla salute. Cresce a dismisura la migrazione sanitaria e 71 mila famiglie calabresi si curano fuori. E’ giusto oggi che il Consiglio comunale faccia sentire la voce della città anche in ambito regionale”.
Per Guccione va prima ritirato il Decreto Calabria e ritirati i commissari nominati, ripristinando la prassi secondo la quale debba essere la governance regionale ad indicare i direttori generali di Asp e Azienda Ospedaliera.
Guccione ha poi sciorinato delle cifre indicando in “800 milioni di euro il contenzioso all’Asp di Cosenza con fatture pagate due o tre volte. 8 milioni 372 mila euro sono le cifre che riguardano il ritardato pagamento. C’è, inoltre – avverte il consigliere Guccione - una gara per la ristorazione che è in proroga dal 2007. La spesa sanitaria è l’unica spesa certa che c’è. E intorno a questa spesa gravitano i peggiori interessi e i commissari non hanno rotto questa spirale.
Perché l’azienda ospedaliera non ha fatto la gara? Perché quei servizi possono essere garantiti solo da quei 54? Sono andati via 9522 perone senza sostituirli per il blocco del turn over. La spesa è aumentata lo stesso e il Decreto Calabria l'ha accentuata. Vedo troppa timidezza verso il decreto Calabria da parte dell’attuale Governo.
In Calabria si devono fare tutte le gare nel sistema sanitario calabrese. Non è tollerabile salire sui tetti per salvaguardare il posto di lavoro.
La Panizzoli non è venuta a colonizzare la Calabria,ma è venuta a rendere un servizio ai calabresi. Mi auguro che il Sindaco di Cosenza si metta alla testa di questa battaglia. La Conferenza dei Sindaci – sottolinea ancora Guccione - va convocata per queste questioni”.
Nell'intervento successivo Bianca Rende esprime – lo dice a chiare lettere - “il punto di vista di Italia Viva, forza politica giovane che intende interfacciarsi con le problematiche della città. C'è la necessità – avverte Rende - di rafforzare la medicina territoriale come servizio di prossimità al cittadino, con ambulatori che possano funzionare h24 e contenere gli accessi dei codici bianchi”. A questo proposito Rende ha considerato positivo il progetto approvato in commissione in maniera condivisa. “L’Annunziata sta per esplodere – afferma ancora – e le condizioni di cura sono ai limiti della sopportazione. I tempi di attesa al pronto soccorso sono eccessivi. C'è un disagio gravissimo che nega il diritto alla salute e alla cura. E poi c’è il disagio dei medici, con il personale assolutamente sottodimensionato e turni massacranti.
La richiesta che deve partire dal Consiglio – conclude Bianca Rende - è la revoca del decreto Calabria. Questa la richiesta che deve essere inoltrata al Ministro Speranza. Non possiamo aspettare la scadenza naturale, quella del settembre 2020”.
Dal consigliere Massimo Lo Gullo è, infine arrivata la proposta di coinvolgere la deputazione calabra in Parlamento. “Dove sono i senatori e i deputati? Anche loro devono metterci la faccia ed assumersi la loro responsabilità”.

Si è quindi passati alla trattazione della situazione dei tirocinanti ex percettori di mobilità in deroga. La relazione è stata svolta dal consigliere Andrea Falbo. “Finalmente – ha esordito -discutiamo di quelle che sono le priorità della nostra regione. Abbiamo parlato di sanità e dei lavoratori degli OSS e oggi andiamo a parlare delle migliaia di lavoratori e lavoratrici che da circa 20 anni sono portati a spasso dalla politica calabrese e nazionale. All’inizio era stato previsto per loro un inquadramento normativo, ma nel corso degli anni si è arrivati a questo ibrido degli ex percettori di mobilità in deroga. Voglio ringraziarli per il servizio che hanno dato agli enti pubblici calabresi e anche al Comune di Cosenza dove 60 di loro hanno svolto un servizio impagabile e senza beneficiare di contribuiti previdenziali e malattie. Noi abbiamo avvertito come consiglieri comunali la necessità di occuparci della loro situazione perché abbiamo consapevolezza del loro lavoro e del servizio che hanno prestato. Ora la pianta organica del Comune è ridotta ai minimi termini e sarebbe importante che potessero rientrare. Li abbiamo sostenuti già dallo scorso anno. Anche tre mesi fa, Cosenza era tra i pochi comuni presenti alla Cittadella della Regione Calabria durante una manifestazione a loro sostegno. Questo sostegno ha dato in parte i suoi frutti, perché la Regione ha formalizzato, 18 giorni dopo, il bando, ma si tratta di un bando particolare, perché non è concepibile parlare di tirocini a persone ormai sessantenni.
Il bando si è poi trasformato in politiche di inclusione sociale. Questo bando ha delle criticità importanti. Per fortuna oggi ho letto una nota da parte dell’Assessore regionale Angela Robbe nel quale si indica un nuovo corso, attraverso politiche attive per il lavoro, chiedendo il coinvolgimento del governo e dei Comuni. Noi – ha concluso Falbo - siamo apertri e disponibili per avviare un tavolo concertato e condiviso che trovi una soluzione per questi lavoratori.
Ultimo punto all'ordine del giorno, la questione relativa alla richiesta di canoni di locazione pregressi a famiglie abitanti in alloggi di proprietà comunale nel quartiere di San Vito Alto. La relazione è stata svolta dal consigliere Massimo Lo Gullo, presente in sala una delegazione di famiglie di San Vito Alto.
Lo Gullo ha evidenziato come il Comune abbia inviato a queste famiglie delle lettere nelle quali si chiedono canoni arretrati di fitto per i perido compresi tra il 2013 e il 2017, “senza che esista – ha sottolineato Lo Gullo - alcun tipo di contratto e nonostante agli interventi di manutenzione straordinaria e ordinaria abbiamo provveduto le stesse famiglie a loro spese. La richiesta dei cittadini va, invece, nel senso di pagare il giusto e con un regolare contratto di locazione”. Al termine del suo intervento Massimo Lo Gullo ha chiesto il ritiro della richiesta dei canoni.
Al dibattito partecipano i consiglieri Covelli, Granata e Rende.
“E' insopportabile – ha detto Covelli - il fatto che cittadini messi ai margini non hanno avuto né un contratto, né la manutenzione che pure competeva al Comune. Fare cassa al Comune di Cosenza – ha aggiunto Covelli - serve a mettere ansia alle famiglie”. Covelli ha chiesto formalmente di calmierare e fermare tutte le bollette che arrivano, interloquire con loro iniseme ad un gruppo di tecnici, ripristinando nel frattempo le abitazioni che vanno ripristinate. Si rifanno i contratti, dopo di che si chiede il giusto canone di locazione, contrattualizzando le famiglie che hanno diritto al contratto” E ha proposto alla giunta di adottare un atto di indirizzo in tal senso.
Subito dopo è intervenuto il consigliere Vincenzo Granata per una precisazione. “Ci risulta – ha detto Granata - che i tecnici sono già al lavoro. E' giusto che l'Amministrazione avvii una verifica con i settori patrimonio e lavori pubblici che hanno una diretta competenza”.
Un invito a verificare meglio la problematica è venuto poi dal Presidente del Consiglio comunale Pierluigi Caputo.
La consigliere Bianca Rende ha proposto di dare mandato all’Assessore alla riqualificazione urbana Francesco Caruso di verificare con gli uffici con una relazione puntuale sulla situazione. E nel frattempo che si sospenda l’invio”.
La proposta è stata quindi votata all’unanimità. Rinviata, invece, su richiesta della consigliera Bianca Rende, prima firmataria, la discussione sulla situazione di allarme sociale e insicurezza nella zona dell'Autostazione. Il rinvio è stato chiesto per dare al Sindaco, che nel frattempo si era dovuto allontanare dall'aula, di partecipare ad una discussione proficua e costruttiva.







 

Autore: Giuseppe Di Donna

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