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Una "Tosca" rispettosa della tradizione, ma che sposa le nuove tecnologie quella che debutta venerdì 22 gennaio al "Rendano"

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Una "Tosca" rispettosa della tradizione, ma che sposa le nuove tecnologie quella che debutta venerdì 22 gennaio al "Rendano"
antonello palombi
21-01-2016

Un allestimento nuovo di zecca, concepito espressamente per la stagione lirico-sinfonica del Teatro “Rendano” di Cosenza e che si preannuncia molto suggestivo.
E’ un mix tra tradizione e innovazione la “Tosca” ( al debutto domani sera- ore 20,15- sulle tavole del teatro di tradizione cosentino) firmata da Antonello Palombi, nome importante della lirica italiana, molto conosciuto come tenore, una delle voci italiane più apprezzate in tutto il mondo, spesso ospite al Teatro alla Scala di Milano o al Metropolitan di New York e che ogni tanto si concede di divagare mettendo il suo piglio registico al servizio di altri interpreti, abitualmente suoi colleghi di palcoscenico.
Se da un lato l’allestimento si presenta molto rispettoso dei canoni abituali della tradizione operistica, dall’altro sposa le nuove tecnologie, ricorrendo alle videoproiezioni (videomapping), alcune delle quali realizzate a Roma con i droni, per restituire le atmosfere dei luoghi di “Tosca” (da San Pietro a Castel S.Angelo, da Palazzo Farnese a S.Andrea della Valle) e coinvolgendo nell’azione scenica la stessa platea, con l’effetto di accorciare le distanze con il palcoscenico e gli artisti ed abbattere, dunque, la cosiddetta “quarta parete”.
Una scelta registica che è lo stesso Antonello Palombi a motivare.
“Abbiamo fatto un buon lavoro con i colleghi e conto di poter mostrare una “Tosca” assolutamente aderente allo spartito e alla scrittura del compositore e che in un certo qual modo soddisferà il palato dei tradizionalisti, ma mostrerà anche le sue vere fattezze utilizzando la tecnologia di cui disponiamo oggi. Gli ausili tecnologici ci permetteranno di far sentire lo spettatore ancor di più dentro lo spettacolo, come se ne diventasse parte. Il video mapping – sottolinea Antonello Palombi - servirà solo ad arricchire e a dare una profondità che altrimenti sarebbe impossibile avere, creando nello spettatore la sensazione di trovarsi in un altro luogo, non in teatro. Per il resto, sia le scene che i costumi saranno assolutamente quelli del tempo. Cronologicamente la nostra “Tosca” è inserita nel contesto storico nel quale l’autore l’ha concepita.
Antonello Palombi ha vestito, da cantante, numerose volte i panni di Mario Cavaradossi in “Tosca”. Ora, però, è passato dall’altro lato della barricata, partecipando all’allestimento da una prospettiva diversa.
“E’ stato un po’- spiega il tenore e regista umbro - come costruire i personaggi insieme con gli altri, cercando di ripulirli di alcuni vezzi, abitudini, atteggiamenti posturali o di azione, o gestualità che dir si voglia, cercando di svecchiarli il più possibile. Anche la recitazione, se lasciata attempata, potrebbe dare quel sapore di antico, di vecchio che vorrei si levasse. E’ giusto che l’opera si evolva, che gli attori si evolvano perché è cambiato il mondo e le stesse persone sono cambiate. Questo non significa che non possiamo far agire Scarpia, Tosca, Cavaradossi o chiunque altro come se vivessero oggi. Portando gli artisti quasi fino alle prime file, con un coinvolgimento diretto del pubblico, abbiamo voluto sfatare il concetto che noi siamo lassù e il pubblico quaggiù. Noi siamo parte dell’Orchestra (diretta da Luca Ferrara), nel senso che siamo “strumenti” che funzionano a fiato con la voce”.
Chi ha dato un contributo non da poco all’allestimento del “Rendano” e allo stesso regista Antonello Palombi, è stato Rocco Pugliese che della “Tosca” in scena domani e domenica 24 gennaio (in replica pomeridiana,ore 17,30) firma la scene e i costumi. Una vecchia conoscenza del “Rendano” Rocco Pugliese che a Cosenza, in varie vesti (sia come regista che come direttore di scena) ebbe un momento molto fortunato, dal 1985 fino al 1993. Di lui si ricordano le regie di un “Barbiere di Siviglia” del 1989 (coproduzione tra il “Rendano” e il Teatro del Giglio di Lucca) quando a fornire il cast agli allestimenti erano i vincitori del concorso “Giacomantonio”. Nell’89 Pugliese sostituì all’ultimo momento, sempre al “Rendano”, Alessandro Giupponi nella regia di “Andrea Chenier”, chiudendo poi la sua esperienza di regista con il teatro di tradizione cosentino con una “Madama Butterfly” del 1990 da cui venne fuori il talento di Marco Berti, oggi acclamatissimo tenore. “L’attuale direttore artistico Lorenzo Parisi – racconta Rocco Pugliese - si è ricordato del lavoro che ho fatto qui negli anni passati e mi ha chiamato per occuparmi delle scene e dei costumi di “Tosca”. Mi ha fatto molto piacere, perché erano anni che volevo ritornare, ma non c’era stata l’opportunità”.
Sulla caratterizzazione tecnologica di “Tosca” spiega: “è da qualche anno che cerco di unire la visione più o meno tradizionale di uno spettacolo con l’inserimento di tecnologie moderne e in questo caso la videoproiezione non completa l’allestimento, ma ne fa parte. Ho unito le due cose per allargare il racconto affinché non finisca nella scatola magica del palcoscenico. Nel completo rispetto del libretto e della musica, ho cercato, però, di interpretare determinati sentimenti. Quindi – dice ancora Pugliese, coadiuvato per i videomapping da due giovani videomakers, Michelangelo Gregori e Daniele Ercolani - ci sono emozioni rappresentate da quadri famosi che vengono proiettati creando un ambiente diverso, ma il contesto generale rimane quello di una lettura classica con l’aggiunta di tecnologie per accompagnare al meglio il pubblico presente in questo viaggio meraviglioso che è “Tosca”. L’azione e le videoproiezioni iniziano da fuori, dalla platea. C’è un boccascena che è un elemento neutro se utilizzato senza la visione delle proiezioni. Ci sono degli interventi anche sulla parte più alta del boccascena, quella intoccabile, quella che non viene mai utilizzata. Abbiamo usato sopra l’orchestra delle passerelle in modo che gli artisti, il coro, i figuranti possano interagire con la sala”.






















 

Autore: Giuseppe Di Donna

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