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"Vi presento la mia Tosca". Parla il soprano Daria Masiero che interpreterà l'eroina pucciniana al "Rendano"

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"Vi presento la mia Tosca". Parla il soprano Daria Masiero che interpreterà l'eroina pucciniana al "Rendano"
daria masiero
19-01-2016

Manca veramente poco alla “prima” di “Tosca”, l’opera di Giacomo Puccini che andrà in scena venerdì 22 gennaio al Teatro “Rendano” di Cosenza, alle ore 20,15, per il quarto appuntamento della stagione lirico-sinfonica del teatro di tradizione cosentino. Che, come è noto, ha già fatto registrare il sold out, in prevendita, sia per la recita di venerdì che per quella di domenica 24 gennaio (giorno della replica in pomeridiana alle 17,30).
Nel ruolo di Floria Tosca, il giovane soprano pavese Daria Masiero, una delle voci più interessanti del panorama lirico internazionale che al “Rendano” di Cosenza debutterà ufficialmente in forma scenica la parte dell’eroina pucciniana nel nuovo allestimento che vedrà in cabina di regia Antonello Palombi, cui ogni tanto piace passare a dirigere i colleghi, dall’altro lato della barricata, mentre molto più frequentemente si lascia apprezzare per i suoi acuti da tenore, così come è accaduto in occasione del Gala Lirico con cui a dicembre scorso inaugurò la stagione del “Rendano”.
Grande presenza scenica, una grazia e una dolcezza che trapela non appena si ha modo di conoscerla, Daria Masiero è stata altre volte “Tosca”, ma ha interpretato l’eroina pucciniana, in forma di concerto, la prima volta al “Rudolfinum” di Praga, “un teatro meraviglioso con un’acustica straordinaria” e poi al Teatro Regio di Parma, sempre in forma di concerto. Quello del “Rendano” di Cosenza è dunque il suo vero debutto scenico. Il suo destino di cantante, molto apprezzata dalla critica, è stato in qualche modo segnato da “Tosca”, che la Masiero considera un po’ la sua opera-talismano, perché la sua iniziazione alla lirica è cominciata proprio da lì, all’età di sei anni. “Mia madre – racconta - andò a vedere la Tosca. Era d’estate . Da ragazzina io ero un po’ irrequieta e non riuscivo a stare ferma e fu così che mi lasciò con i parenti all’esterno del teatro. Ricordo ancora di aver ascoltato questa musica e di essermi innamorata immediatamente. Fu il classico coup de foudre. All’età di sei anni, se mi avessero chiesto cosa avrei voluto fare da grande la risposta era: la cantante lirica!
Mi ritengo una persona estremamente fortunata e non solo per il mio lavoro che è straordinario, di grandi soddisfazioni, ma anche di grandi privazioni, ma perché sono riuscita a coronare un sogno”.
Quando le si chiede se si sente più interprete pucciniana o verdiana, visto che alle celebrazioni del genio di Busseto ci si è affidati proprio alla sua vocalità, risponde senza esitazioni. “Sono nata come cantante pucciniana. Mi hanno sempre detto che la mia è una voce pucciniana per eccellenza, ma in questi ultimi anni ho affrontato moltissimi ruoli verdiani e devo dire che mi trovo estremamente comoda a cantare Verdi, perché è un tipo di vocalità che mi permette di cantare con più agio senza dover pensare a dare, come diciamo noi, delle boccate di suono. E tutto questo, alla fine, serve anche a risparmiare energie”.
Il ruolo di “Tosca” non rappresenta la sua prima volta al “Rendano”. “Ho cantato al Rendano- ricorda - nel 2003 o 2004 nell’Arlesiana di Francesco Cilea, bellissima produzione . Mi ero molto divertita. Ottimo allestimento, un bel ricordo. Tra l’altro di quell’opera esiste una registrazione della Bongiovanni”.
I suoi prossimi impegni, dopo la “Tosca” al “Rendano”, la attendono prima a Palermo per “Attila” e poi in “Turandot” in Australia, paese dove vive per metà dell’anno e dove ha ottenuto la residenza, quella “Distingued talent Visa”, una sorta di green card che viene riconosciuta agli artisti di talento. “Io avevo bisogno di una lettera di referenze che mi serviva per ottenerla. E la lettera mi fu scritta dal grande baritono Leo Nucci con il quale ho avuto la fortuna di collaborare e con cui è nata anche una bella amicizia”. In effetti, nonostante la sua giovane età, Daria Masiero, cugina per parte di padre della indimenticabile soubrette Lauretta Masiero, ha avuto degli incontri straordinari con alcuni dei nomi più importanti del panorama lirico internazionale: oltre a Nucci, con Josè Carreras, Placido Domingo e Renato Bruson.
“Artisti immensi – dice. Spero di essere stata abbastanza astuta da aver preso il meglio da loro. Basta aprire gli occhi e le orecchie e si impara da questi mostri sacri. Si impara anche dal loro atteggiamento con il pubblico”. Richiesta di spiegare la sua Tosca di venerdì e domenica al “Rendano”, Daria Masiero non nasconde un suo proposito. “Mi piacerebbe che il pubblico riconoscesse le differenze di questa donna. Quando incontra Cavaradossi è una donna comune, come tutte le altre, innamorata del proprio uomo. Poi emerge la donna artista, quando incontra Scarpia. E vorrei mostrare anche la donna vera e forte che, quando viene duramente attaccata, è capace di difendersi a denti stretti. Sarei felice se il pubblico riuscisse a percepire questi tre aspetti di Tosca. Il primo atto una Tosca un po’ fanciullesca, nel secondo la cantante e nel terzo ancora fanciullesca fino alla grande tragedia”. Una femminista ante litteram? “Sì, perché no”. C’è, infine, in Daria Masiero un aspetto che pochi conoscono, che si coniuga con la sua dolcezza e che si coglie ictu oculi. Ha, infatti, sempre affermato che se non avesse fatto la cantante lirica avrebbe voluto fare il medico clown nel reparto pediatrico di un ospedale ed è con soddisfazione che apprende dell’esistenza a Cosenza dell’Associazione “Gian Marco De Maria” che si prende cura dei bambini ospiti dei reparti pediatrici dell’Ospedale dell’Annunziata. “Il mio impegno nasce – spiega -dalla mia sensibilità e poi il fatto di aiutare le persone è un modo per arricchirmi quotidianamente, un po’ come il mio lavoro. Le persone vengono a vedere uno spettacolo per emozionarsi. Quindi in quel momento sto regalando qualcosa. Se dovessi fare il Patch Adams sarebbe la stessa cosa. In quel momento regalerei un’emozione di svago a chi sta soffrendo”.



 

Autore: Giuseppe Di Donna

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