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In Piazza Bilotti la scultura itinerante dell'artista argentino Salvador Gaudenti, "Rocky Bull", una rivisitazione del toro cozzante custodito nel Museo archeologico della Sibaritide

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In Piazza Bilotti la scultura itinerante dell'artista argentino Salvador Gaudenti, "Rocky Bull", una rivisitazione del toro cozzante custodito nel Museo archeologico della Sibaritide
Salvador Gaudenti e il Sindaco
07-03-2020

L'opera si chiama “Rocky Bull” ed è una scultura itinerante in Cor-ten (ferro acciaioso che ha una componente importante per resistere a lungo contro le intemperie) con verniciatura d'oro e che misura 3 metri per 3,4. Ne è autore Salvador Gaudenti, artista argentino, nativo di Buenos Aires, da genitori calabresi (il padre e la madre erano originari di Saracena ed il nonno paterno di Rende) che avevano seguito il flusso migratorio verso l'Argentina impoverita dall'ultimo conflitto mondiale. 
Da questa mattina la scultura di Gaudenti fa bella mostra di sé in Piazza Bilotti e qui resterà per un mese. L’opera è stata collocata alla presenza del Sindaco Mario Occhiuto. Il toro realizzato da Gaudenti e che campeggia al centro di Piazza Bilotti simboleggia, nelle intenzioni dell'autore, la volontà di fare emergere la parte più bella dei calabresi, restituendo, attraverso la magnificenza, la potenza e la lealtà del toro, quella fertilità culturale propria della Calabria e della Magna Grecia, depositaria di valori importanti incarnati dal popolo sibarita. La scultura di Gaudenti è, infatti, una rivisitazione, in chiave contemporanea, del Toro cozzante (del V secolo avanti Cristo) conservato al Museo archeoleogico nazionale della Sibaritide. Una scultura, quella di Salvador Gaudenti,che diventa il presupposto e, insieme, l'auspicio per le contaminazioni tra radici e nuove simbologie che è poi una costante della ricerca dell’artista argentino che oggi vive a Castrovillari dove ha aperto un vero e proprio laboratorio nel quale è nata anche la sua ultima creatura, “Rocky Bull”. 
“Oggi più che mai – ha detto il Sindaco Mario Occhiuto presente alla collocazione della scultura - abbiamo bisogno di un simbolo beneaugurante. L’opera si armonizza molto bene con il contesto nel quale è stata collocata. La nostra città – ha aggiunto Occhiuto - ha sempre accolto opere d’arte. Basti pensare al MAB che adesso sarà arricchito ulteriormente con altre dieci sculture di cui abbiamo già predisposto l’installazione. Anche la collocazione dell’opera di Salvador Gaudenti conferma il modello di Cosenza fabbrica creativa e città opera d’arte. Pensiamo – ha detto ancora il Sindaco - al di là di quelli che sono i simboli e il pensiero dell’artista, che l’opera d’arte è di per sé un modo di avvicinare le persone alla bellezza e alla creatività. Dove c’è creatività, ci sono l’innovazione e la crescita di una comunità. Un concetto che in questi anni abbiamo voluto ribadire con forza sul nostro territorio, creando occasioni di questo tipo e raccogliendo anche dei consensi, come dimostra il premio ricevuto come città nel campo dell’innovazione culturale per i BoCs art”. Il Sindaco Occhiuto ha poi ringraziato l’artista Salvador Gaudenti per l’opera che lascerà esposta per un mese a Cosenza a beneficio dei cittadini “perché – ha detto il Sindaco - possano ammirarla, apprezzarla e sentirsi coinvolti in questa idea del toro cozzante e della forza che viene sprigionata con determinazione rispetto a situazioni negative che oggi ci sono, che ci coinvolgono e che, come calabresi, possiamo respingere aspirando alla bellezza ad un futuro migliore per noi e per i nostri figli”. 
C'è nell'opera di Gaudenti l'anelito a riappropriarsi di un simbolo dell'antica civiltà della Magna Grecia per troppo tempo assopitosi e che adesso si vuole risvegliare, bussando alla porta del mondo. 
La formazione artistica di Salvador avviene a Buenos Aires, dove frequenta la Scuola d'arte, mentre il padre, che dapprima lavora come autista di tram, diventa l'uomo di fiducia di un imprenditore di successo nel settore calzaturiero, suo amico italiano, emigrato come lui. Ma la vena artistica di Salvador è per un po' soffocata dalla sua incontenibile passione per il calcio che, mista ad uno spirito ribelle, prende il sopravvento fino a farlo entrare nelle giovanili della famosa squadra argentina del River Plate, gli eterni rivali del Boca Junior. Nella squadra argentina, giovanissimo, Gaudenti fa incontri straordinari: anzitutto con il suo mentore Luis Ansarda, allenatore dei boys del River, che lo prende a ben volere e ne coltiva il talento. Poi arrivano altri incontri: con Ramon Diaz, Daniel Bertoni e con il mito Diego Armando Maradona, la mano de dios, che incontra da avversario in una delle tante partite dei campionati giovanili. Tra gli innumerevoli episodi che la sua fervida memoria ricorda sopra ogni cosa c'è, ai tempi in cui faceva il raccattapalle al Monumental, lo stadio di Buenos Aires dove venne giocata la finale del mundial del 1978 tra Argentina ed Olanda e che laureò i biancocelesti campioni del mondo, l'aver consegnato una palla in uscita dalla linea laterale addirittura a O Rey, Edson Antares do Nascimiento, detto Pelè, quando la “perla nera” si recò a giocare in quello stadio con il suo Santos. 
La parabola calcistica di Salvador, che avrebbe potuto riservare altre sorprese e, chissà, una carriera ricca di successi, si fermò quando, nel 1978, dopo il mundial di Argentina, si fece strada in lui, sostenuto in questo proposito dal padre, il desiderio di andare a ritrovare le sue radici in Italia. L'idea era quella di contattare un cugino del padre che viveva a Torino ed era diventato uno dei più stretti collaboratori del Presidente della squadra granata di calcio per propiziare un trasferimento calcistico che lo avrebbe potuto imporre nel campionato italiano. Non se ne fece nulla. E fu allora che Salvador Gaudenti decise di riprendere in mano i pennelli e di ricominciare anche a scolpire. Numerose le sue esposizioni in Italia e all'estero. Nel 2012 collabora anche con l'Ambasciata argentina a Roma per la promozione artistica e culturale del suo Paese. L'opera Rocky Bull non è soltanto una scultura, ma rappresenta un progetto ambizioso e rivoluzionario e, insieme, un'idea visionaria e spirituale.
“Dobbiamo far capire a tutti i calabresi – dice l’artista argentino - e a tutto il mondo quanto sia importante far emergere un’immagine positiva della nostra terra e della nostra gente che ha portato la cultura nel mondo, che ha governato Paesi (abbiamo presidenti, ministri e personaggi illustri calabresi nel mondo). Dobbiamo tornare ad essere un albero rigoglioso e pieno di energia”. Dopo Cosenza l’opera toccherà altre città della Calabria, Roma, Lucca e andrà poi in Sud America, anzitutto a Buenos Aires, dove Gaudenti è nato.



 

Autore: Giuseppe Di Donna

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