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planetario

 

IL P L A N E T A R I O

OVVERO UNA ESPERIENZA COSMICA

 

planetario

 

 

Relazione a cura di Franco Piperno ed Egidio Arnieri

Introduzione

L'astronomia è da sempre intrecciata con la fantasia e l'immaginazione umana.

Antica quanto la storia del nostro genere è l'attitudine timorosa e reverenziale, ad un tempo, per quei punti scintillanti di luce nel cielo notturno che definiscono, per l'occhio, l'universo.

Ai nostri giorni con l'aiuto di giganteschi telescopi terrestri o orbitanti, nonché di sonde spaziali, l'astronomo continua a ricostruire pazientemente la struttura del cosmo.

I risultati, c'è da star certi, contribuiranno ad aumentare quel timore reverenziale così come la meraviglia per la perfezione dell'universo.

Malgrado che l'astronomia ed i viaggi spaziali appaiano piuttosto estranei alla nostra vita quotidiana, noi dipendiamo dall'una e dagli altri; non già per conquistare lo spazio ma per continuare ad alimentare in noi l'amore per la natura e la vita.

I Planetari diffondono la conoscenza del cielo ed offrono a tutti l'opportunità di impadronirsi dei concetti che descrivono il cosmo.

Tanto come lettura scientifica quanto come spettacolo teatrale, il Planetario ha un effetto magnetico che intriga i visitatori; e si rivela uno strumento formidabile per l'educazione e l'intrattenimento intelligente.

E' proprio questo potere magnetico che ha spinto il Sindaco e l'Amministrazione Comunale di Cosenza a dare il via al progetto e alla realizzazione di un grande Planetario nella nostra Città, capace d'attrarre studenti e visitatori da tutta la Calabria e ben oltre.

Per come è concepito il Planetario di Cosenza sarà uno dei più grandi del Meridione potendo competere con quelli di Napoli e Palermo; ma esso avrà prestazioni assai più versatili e raffinate di tutti i Planetari esistenti nella nostra penisola; e sarà in grado di soddisfare a richieste educative, teatrali e scientifiche non solo delle attuali generazioni ma di quelle che verranno.

Nell'intenzione dell'assessorato preposto al progetto, il Planetario di Cosenza sarà dedicato a G. B. Amici; e prenderà il suo nome. Si tratta di un astronomo cosentino di straordinario ingegno, scomparso a soli 27 anni, nel 1538 a Padova, in un duello per amore, "morto giovane perché caro agli dei" (in appendice sono allegate brevi note biografiche sull'astronomo, curate dalla dott.ssa Patrizia Maierà).

Possiamo riassumere le funzioni del planetario nello schema seguente:

a) un ausilio didattico per lezioni scolastiche ed universitarie, per la diffusione del metodo scientifico, nonché un indispensabile strumento per apprendere le tecniche della navigazione astronomica;

b) la via maestra per istradare i giovani verso l'astronomia e l'astronautica,

c) un'occasione per suscitare la creatività sotto il cielo stellato con l'aiuto della musica, la poesia e la storia;

d) un luogo adatto alla fruizione multimediale, in grado di raccontare sullo schermo a volta, in visione tridimensionale, favole e avventure spaziali per i bambini come di assicurare la proiezione di documentari scientifici per specialisti;

e) un grandioso scenario che si presta assai bene ad ogni tipo di "live performance", così come alle rappresentazioni teatrali più complesse.

 

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PLANETARIO E MUSEO DELL'ASTRONOMIA DI COSENZA

Scheda descrittiva ed orientativa per la quantificazione dei costi di realizzazione dell'edificio che ospiterà il museo dell'astronomia e planetario. Esso consisterà in tre sale espositive, una sala centrale a volta, (dove è collocato il planetario vero e proprio), e alcuni locali complementari e di servizio, così come è stato riportato nello schema distributivo-funzionale.

- Sala Espositiva: Sistema Solare - circa 200 mq;

- Sala Espositiva: Galassia - circa 150 mq;

- Sala Espositiva: Universo - circa 100 mq

- Sala Planetario, posta al centro dell'edificio, con una volta di diametro di 15 ml e una superficie in pianta di circa 300 mq;

- Atrio d'ingresso con una superficie di 50 mq;

- Locale guardaroba e portineria/biglietteria, di 20 mq;

- Saletta d'attesa e utilizzabile per piccole esposizioni temporanee, di circa 30 mq;

- Locale tecnico di servizio per ospitare le apparecchiature di supporto del planetario (computer, quadro di controllo, gruppo di continuità, ecc.), con superficie di 30 mq;

- Locali per impianti tecnologici (condizionamento/riscaldamento, quadro elettrico, gruppo elettrogeno e di continuità, antincendio) di circa 50 mq;

- Uffici per l'amministrazione e la direzione con servizi privati annessi di 50 + 15 mq;

- Biblioteca tematica con superficie di 50 mq;

- Servizi igienici per il pubblico di 20 mq;

- Ingresso di servizio zona uffici di 10 mq.

In totale la superficie prevista sarà di circa 1100 mq - 700 mq per il planetario, gli ambienti collegati e i servizi, più 400 mq per le sale espositive - e considerando un'altezza media di 4,00 ml, si avrà un volume di circa 4400 mc.

CENNI DESCRITTIVI

Architettonicamente l'edificio dovrebbe sintetizzare alcune domande di tipo culturale che possiamo riassumere sinteticamente nei seguenti concetti.

Rinforzare il rapporto con la città e la regione che la ospita evidenziando le loro tradizioni storico-filosofiche e scientifiche (uno per tutti: Pitagora); tale rapporto potrà essere espresso da una serie di riferimenti e citazioni formali o ideali, oltre che più concretamente dall'uso dei materiali locali, che fanno parte, anche questi, di una nobile tradizione da riscoprire, valorizzare e tramandare con modalità innovative verso il futuro, per mezzo di un'"oggetto" che è un concentrato di tecnologia. Pertanto, ad esempio, l'uso innovativo del legno, - chiaro riferimento alla nostra "Silva" (Sila) - e della pietra locale, - con cui è stato costruito il centro storico - abbinato ai nuovi materiali potrà dare certamente risultati positivi.

L'altro "filone" di ispirazione è quello relativo alla metafora della visione dell'Universo, come un ulteriore sguardo sul nostro passato e verso il nostro futuro, contemporaneamente. Inoltre, da un punto di vista figurativo, certamente le immagini della volta celeste, con le sue straordinarie impressioni visive, non potrebbe passare inosservato a chi approcci tali tematiche progettuali.

Una riflessione su questi spunti appena accennati, potranno essere meglio approfonditi e sviluppati al fine di raggiungere il migliore risultato progettuale possibile.

Riguardo alla localizzazione, ad oggi, il sito più probabile, anche se non il migliore, dovrebbe essere quello dell'ex area ferroviaria di Piazza Matteotti. Per la sua centralità e quindi facilità di accesso, per la vicinanza al Centro storico, perché si troverà all'inizio di un'importante infrastruttura come il Viale Parco, perché inserita in un'area già dotata di una serie di servizi che potranno supportare le attività del Planetario, e non ultimo, perché si troverebbe su un'area di cui l'Amministrazione Comunale può disporre da subito.

Inserito in tale contesto l'edificio si porrà come un riferimento - una polarità - simbolico oltre che visivo, e potrà essere uno dei tasselli fondamentali della città dei prossimi anni.

Un altro aspetto importante da evidenziare è il rapporto con l'Università che si è già dichiarata disponibile ad un coinvolgimento concreto nell'iniziativa, sia per la gestione sia per una partecipazione finanziaria alla realizzazione.

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DESCRIZIONE TECNICA DEL PLANETARIO

1) Diametro della sala: 15 metri circa, per un numero di spettatori attorno a 200;

2) Proiezione ottica puntiforme di tutte le stelle fisse visibili ad occhio nudo, fino alla magnitudo 6, tanto nell'emisfero australe quanto in quello boreale - si tratta approssimativamente di 7000 stelle;

3) Proiezione ottica della luna e delle sue fasi, con i dettagli della superficie e la rotazione nodale; contatore del mese lunare;

4) Proiettore ottico per il Sole con le aureole ed il contatore degli anni solari;

5) Proiettori ottici per Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. Le immagini dei pianeti devono essere tanto di tipo telescopico (in modo che siano riconoscibili i tratti caratteristici) quanto puntiformi;

6) Proiettori ottici per l'ecclittica e l'equatore celeste provvisti del movimento relativo di precessione;

7) Proiettore ottico per le figure delle costellazioni stellari e zodiacali. Possibilità di rappresentare tanto il disegno greco-babilonese quanto quello moderno delle costellazioni;

8) Proiettore ottico per l'angolo orario ed il Polo celeste;

9) Proiettore ottico per il meridiano locale;

10) Proiettore ottico per la scala azimutale e lo zenith;

11) Proiettore ottico per la Via Lattea nel cielo boreale ed australe;

12) Proiettore ottico per i satelliti di Marte, Giove e Saturno;

13) Proiettori ottici delle galassie e delle nebulose;

14) Proiettore ottico della mappa stellare su una superficie piana in funzione della latitudine;

15) Proiettore ottico per le stelle cadenti.

Tutti i movimenti devono poter avvenire manualmente o guidati dal computer.

L'illuminazione deve essere almeno bicroma.

L'impianto deve comprendere un sistema sonoro ad alta fedeltà e un apparato di laser per gli effetti olografici.

PROGETTO DI MUSEO DELL'ASTRONOMIA

Indirizzo

Le linee-guida del progetto dovranno tener conto degli spazi disponibili e delle aree fondamentali dell'astronomia che, sommariamente, possono essere così suddivise:

a) Sistema Solare

b) Galassia

c) Universo

Gli exhibit e la pannellistica tematica dovranno essere realizzati "ad hoc" per costituire le tappe di un percorso lungo il quale il visitatore sia condotto alla scoperta dell'argomento, seguendo una successione logica. Detto percorso dovrà aiutare il visitatore a precisare le nozioni già possedute e stimolarlo nella ricerca di altre forme di informazione (come i libri) per proseguire il percorso educativo.

Il progetto dovrà quindi considerare quanto detto, onde far sì che il visitatore non sia indotto a momenti di disattenzione e riducendo le possibilità di recepire appieno gli stadi successivi del percorso.

Per raggiungere questo scopo, si dovranno progettare e realizzare exhibit interattivi rivolti principalmente alle scolaresche, che offrano un coinvolgimento diretto, adatto anche ad una fruizione collettiva. Gli exhibit già esistenti di cui si allegano le descrizioni, andranno opportunamente inseriti. Essi sono: fasi della luna, distanza stellare, telescopi, spettro delle stelle, gravità.

La sequenza di exhibit lungo un percorso prestabilito non dovrà solo divertire tramite l'approccio "hands-on", bensì anche risvegliare l'interesse del giovane visitatore, con l'ausilio - eventualmente - di un manuale di "istruzioni per l'uso" del Museo-Laboratorio.

Un percorso di questo tipo dovrà essere rivolto anche ad un pubblico più "competente" (secondo livello della mostra) con integrazioni quali pannelli, postazioni multimediali, attività di laboratorio, esperimenti guidati e schede di approfondimento.

In questa seconda fase non si dovrà ricorrere comunque a termini specialistici e, qualora necessari, dovranno essere opportunamente spiegati.

Richieste

I criteri fondamentali da tenere presenti sono i seguenti:

- efficacia del messaggio

- ripetibilità dell'esperimento - senza necessità d'intervento - condotto anche da più visitatori contemporaneamente

- resistenza degli exhibit al logorio

- sicurezza per l'utente

- facilità di manutenzione

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SCHEDA ESPLICATIVA

SISTEMA SOLARE

Viaggio nel Sistema Solare.

Si parte dal sole; troviamo un modello della nostra stella con indicazione delle varie zone all'interno del Sole (dal nucleo con la fusione nucleare, fino alla fotosfera).

Procedendo oltre il Sole troviamo rappresentazioni in scala dei diversi pianeti in ordine di distanza. Accanto ai modelli, pannelli esplicativi e bilance su cui il visitatore può vedere quale sarebbe il suo peso sul pianeta in esame.

Pianeta Terra rappresentato con l'inclinazione dell'asse di rotazione, in scala con la Luna; Luna con la sua bilancia; exhibit Moon phases modello dinamico per la spiegazione delle eclissi. Exhibit per la spiegazione delle stagioni. Tra Sole e Terra modelli di sonde-satelliti per la ricerca astrofisica (da richiedere all'ESA).

Se le dimensioni della sala lo consentissero si potrebbero posizionare i pianeti in modo da riprodurre in scala anche le orbite e allora queste potrebbero essere segnate sul pavimento o addirittura fuoriuscire dalle pareti esterne dell'edificio.

Alla fine del viaggio:

- exhibit What is gravity?

- "ricapitoliamo" il Sistema Solare con un modello dinamico che riproduca in scala le orbite dei pianeti intorno al Sole con le diverse velocità di rivoluzione (immaginiamo di essere usciti dal Sistema Solare e vederlo fuori. Collegamento con la sala successiva).

GALASSIA

Modello - possibilmente calpestabile - della nostra galassia a spirale, in rotazione con led luminosi che indicano stelle di diverso colore (blu, gialle, rosse).

Spiegazioni dei colori delle stelle: exhibit Spectrum of the stars.

Exhibit sulla scomposizione della luce attraverso il prisma.

Multimedia su come si vede la galassia alle varie lunghezze d'onda (Cité de l'Espaze).

Le stelle che vediamo riunite in costellazioni sono effettivamente vicine tra loro? Big dipper.

Multimedia o pannello interattivo sull'evoluzione stellare a seconda della massa iniziale delle stelle.

Multimedia sul diagramma HR.

Pannelli retroilluminati sugli oggetti non stellari della galassia (nebulose, resti di supernova, regioni di formazione stellare, …).

UNIVERSO

Foto di galassie di vari tipi e oggetti extragalattici più pannelli descrittivi.

Telescopes (questo exhibit può essere posizionato anche in altri punti del percorso, perché il telescopio serve per osservare oggetti del Sistema Solare, della galassia e/o extragalattici).

Exhibit/pannello sul telescopio "macchina del tempo" a causa delle enormi distanze degli oggetti celesti e del fatto che la luce impiega un certo tempo a viaggiare fino a noi, vediamo la radiazione emessa tanto più indietro nel tempo, tanto maggiore è la distanza dell'oggetto che osserviamo.

Sforzi per "vedere lontano", exhibit sulla turbolenza atmosferica e sulle ottiche adattive.

Pannelli sul Big Bang e formazione sull'universo dai primi istanti ad oggi.

Exhibit non interattivo sugli effetti della gravità sulla curvatura dello spazio (un telo elastico con una massa al centro).

Pannello sulle teorie e miti cosmogonici.

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NOTE SUL MUSEO ASTRONOMICO DEL PLANETARIO

Si è scelto, prima di tutto, di privilegiare la Sala del Sistema Solare su quella della Galassia e dell'Universo, in base ad una gerarchia dei luoghi che s'origina dall'esperienza stessa del corpo umano - gerarchia che è di per sé un antidoto alla sostanzializzazione dell'astrazione scientifica, al pregiudizio diffuso che trasforma in certezze quelle che sono ipotesi di lavoro per la ricerca.

Queste certezze, alimentate dalla mezza cultura dei giornalisti, sono il vero ostacolo nella individualizzazione della cultura scientifica giacché si trasformano in feticci con pretesa scientifica - veri e propri ceppi della mente che inchiodano l'individuo alle sue paralizzanti illusioni cognitive. In astronomia la mezza cultura fa più danni che l'ignoranza.

All'interno della Sala del Sistema Solare un ampio spazio museale è dedicato al confronto tra l'astronomia tolemaica e quella moderna.

Questo confronto permette al visitatore d'afferrare ad occhio, per così dire, la segreta qualità del pensiero astronomico occidentale, la sua natura convenzionale, propriamente linguistica - la nostra scienza non è una descrizione "vera", come dire, fotografica del mondo in cui ci capita di vivere; piuttosto è un modello di quest'ultimo, un racconto che ci permette di risolvere i complessi e qualche volta insoliti movimenti che osserviamo in movimenti più semplici, elementari, accessibili al senso comune, pubblici e familiari ad un tempo.

Il visitatore che sia già stato spettatore, sotto la volta del Planetario, ha assunto il punto di vista, del tutto naturale per noi terrestri, che vuole la Terra in riposo. Il nostro visitatore, quindi, non ha difficoltà nell'usare l'intuizione per seguire la complessa macchina tolemaica che ordina in modo mirabile tutti i moti celesti percepibili ad occhio nudo.

Uno speciale risalto è dato all'Astrologia di Tolomeo. Senza di questa, in effetti, il sistema astronomico dell'Alessandrino si rivela letteralmente privo di senso, quindi complicato ed oscuro.

Rimettere in contatto l'Astronomia antica con l'Astrologia consegue anche il risultato, didatticamente notevole, di spiegare le metafore astrologiche di cui pullula tanto la letteratura greco-romana quanto la pittura rinascimentale - un mondo di divinazioni, gesti rituali, atti di culti ormai dispersi, allegorie spaziali e similitudini cinetiche del tutto incomprensibili senza la matrice astronomico-astrologica che ha dato loro vita e continua ad alimentarle.

Infine, v'è un terzo motivo per far posto, in un Museo astronomico, alla Astrologia: attirare quelle decine di migliaia di cittadini che seguono quotidianamente le rubriche astrologiche dei grandi "media" della comunicazione - ed ottengono da ciarlatani risposte mistificate ad un'interrogazione assolutamente autentica. L'inquietudine che provoca in noi l'osservazione del cielo notturno, l'interazione visiva con stelle e pianeti, quella emozione sorda di appartenenza al cosmo, merita una risposta diversa da quella caricaturale offerta dagli astrologi dei grandi giornali.

Quanto all'astronomia moderna essa sarà rappresentata sia nella versione originale di Copernico sia nella variante Kepleriana - anche qui la comprensione delle differenze formali permette un'acquisizione rapida di un faticoso passaggio storico nell'evoluzione del pensiero astronomico .

A sostegno del sistema copernicano-kepleriano vengono offerte al visitatore le principali prove che confortano, nella comunità astronomica, l'ipotesi eliocentrica; ci riferiamo ai tre principali movimenti della Terra: quello di rotazione attorno al proprio asse, di rivoluzione attorno al Sole e di precessione retrograda lungo l'asse zodiacale.

Per quanto riguarda la rotazione, l'evidenza sperimentale più raffinata e decisiva di cui la scienza disponga, può essere facilmente esposta in un Museo. Si tratta del pendolo di Foucault, costruito per la prima volta dal fisico francese nel 1851 ed appeso alla cupola del Duomo "Les Invalides" a Parigi.

La costruzione di un pendolo che abbia una lunghezza di almeno venti metri non presenta difficoltà di rilievo se v'è la possibilità di proteggere il peso dalle correnti d'aria e di scavare un pozzo nel sottosuolo.

Come è noto, il periodo di rotazione del piano di oscillazione di questo pendolo può essere misurato direttamente dallo spettatore che viene trasportato lungo un intero giro attorno all'asse del pendolo dalla Terra che ruota. Questo periodo è poi lo stesso che impiega la Terra per compiere un giro attorno all'asse di sospensione del pendolo, cioè attorno alla verticale del luogo. Così il pendolo di Foucault testimonia la rotazione terrestre anche quando il cielo è nuvolo e non sono visibili i luminari celesti.

Capire la rotazione del pendolo di Foucault vuol dire prendere coscienza delle peculiarità del movimento rotatorio - movimento di cui i nostri sensi, contrariamente a quel che accade per la traslazione, hanno così raramente esperienza da risultare controintuitivo.

Il visitatore è messo così nelle condizioni d'esperire l'esistenza di qualcosa che il suo corpo non avverte - e tutto ciò non è una mera acquisizione di informazione, ma un vero atto di crescita della interiorità del visitatore, del suo grado di consapevolezza.

Al pendolo viene data una collocazione architettonica che ne enfatizzi la potenza simbolica, la qualità enigmatica - il suo essere il geroglifico che nomina il moderno sentimento del tempo, la temporalità occidentale .

Accanto al pendolo, viene posta una scheda illustrativa multimediale che riporti a grandi linee la disputa sulla rotazione della Terra e collochi storicamente il congegno inventato da Foucault.

Ad un livello di fruizione più alto, ci si prenderà cura di smontare, attraverso una scheda multimediale, il carattere probante della esperienza di Foucault riportando i risultati della Teoria Generale della Relatività secondo i quali la rotazione del piano di oscillazione si può interpretare come effetto di un Universo che ruota attorno ad una Terra stazionaria.

La rivoluzione della Terra attorno al Sole ha la sua prova regina nella aberrazione dalla luce stellare - ma essendo questo un fenomeno che consta di parti non simultanee non può essere oggetto d'esperienza diretta, come accade nel caso del pendolo il cui divenire si dipana nell'unità di luogo e di tempo.

L'aberrazione stellare può essere ricostruita:

a) per analogia, riferendosi, come fece Bradley, l'astronomo inglese che per primo nel 1729 scoprì il fenomeno, all'orientazione di una bandiera posta sull'albero di una nave che traversi un fiume mentre è investita dal vento;

b) per similitudine, giocando sul concetto di fotone, al movimento di una pallina che cadendo verticalmente debba attraversare un tubo trasparente che si muova orizzontalmente.

La comprensione dell'aberrazione stellare, sviluppa nello spettatore la capacità di riconoscere la conseguenza della natura relativa del movimento di traslazione - movimento più facilmente rappresentabile perché a noi più familiare .

Anche questa zona museale deve avere una scheda multimediale che illustri il problema delle parallassi e l'esperienza di Bradley.

Il terzo movimento, infine, quello della precessione, viene illustrato per similitudine con il moto di una trottola gigante a propulsione elettrica e per contrasto con il moto di una sfera ruotante, anche essa mossa elettricamente, che non presenta la precessione - la differenza costituisce un buon esempio, anche elementare, di ciò che in fisica si chiama "rottura di simmetria" .

La scheda multimediale che accompagna l'illustrazione degli effetti della precessione riepiloga la storia delle teorie sulla precessione da Ipparco a Copernico - e si sofferma sugli avvenimenti che sconvolsero l'antico Egitto proprio quando attorno al 2500 a.C. la stella Thuban, a causa della precessione, smise di essere la stella fissa nel cielo provocando l'abbandono della religione astrale e l'avvento di quella solare.


QUADRO ORIENTATIVO DEI COSTI DI MASSIMA

DEL PLANETARIO E MUSEO DELL'ASTRONOMIA

"G. B. AMICI"

Scheda economica per la stima di massima dei costi per la realizzazione del Planetario e Museo dell'Astronomia di Cosenza, considerando un edificio di circa 1100 mq e un volume relativo di 4400 mc. (capienza planetario circa 200 posti).

STRUTTURA . . 1,5 ML/MQ . . . 1.650 ML

IMPIANTI:

Condiz./Risc. 40.000 £/MC . . 175 ML

Elettrico 150.000 £/MQ . . 165 ML

Illuminazione . . . . . 200 ML

Sicurezza 2,0 ML/Locale . . 30 ML

Gruppo di Continuità . . . . 30 ML

Antincendio . . . . . 50 ML

ARREDO E COMPLEMENTI . 1,0 ML/MQ . . 1.000 ML

Totale parziale edificio . . . . . . 3.300 ML

Strumento di proiezione planetario con proiettori effetti speciali,

compreso di installazione . . . . 2.850 ML

Cupola di proiezione (diam. 15 mt.) compreso montaggio. 750 ML

Arredo interno sala proiezione (sedileria) 1,5 Ml/posto . 300 ML

Oneri di progettazione . . . . . . 250 ML

TOTALE COMPLESSIVO (Lit.) . . . . 7.450 ML

Equivalente a Euro . . . . . . 3,8476 ML

N.B.: Le cifre sono da intendersi orientative ed escluse di IVA

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A P P E N D I C E

NOTE PER UNA RICERCA SU G. B. AMICI

( A cura della dott.ssa Patrizia Maierà )

Nel XV secolo l'Italia era la più prospera e colta regione d'Europa. Usufruendo di un'eredità intellettuale che si era concretizzata nel campo della letteratura, della tecnologia e della scienza, le università italiane del XVI secolo superavano tutte le altre per il livello dei loro insegnamenti e per l'originalità delle loro facoltà.

Tra le università italiane, Padova primeggiava; fu Padova ad attirare Vesalio, Fracastoro, Harvey, e soprattutto Galileo, che vi insegnò dal 1592 al 1610.

Se la scuola di medicina di Padova era così famosa da richiamare studenti da ogni parte d'Europa, l'università non era meno notevole per i suoi filosofi, che proseguivano le ricerche medievali sulla logica della scienza sperimentale. Tuttavia, sebbene la dottrina padovana precedesse di molto ciò che Francesco Bacone e Galileo avrebbero insegnato più tardi, i temi scottanti degli inizi del XVI secolo erano da rintracciarsi non nelle scienze sperimentali ma nell'astronomia. Il sistema tolemaico, che da ben 14 secoli offriva con successo una rappresentazione matematica dell'universo, era ormai esasperatamente complicato; le sue tavole contenevano errori (infatti, le previsioni si scostavano di giorni o settimane), e soprattutto non riusciva ad indicare come potessero venire rettificati i numerosi errori accumulatisi nel calendario giuliano.

Quest'ultimo problema, di così grande importanza per la Chiesa, visto che le incongruenze fra le date del calendario e le vicende stagionali avevano delle pesanti ripercussioni su tutto l'anno liturgico, indusse lo stesso papato a favorire la ricerca di un nuovo sistema.

Ne furono proposti diversi, anche alternativi, ed uno fra tutti fu ideato da Giovambattista D'Amico.

Anche se superfluo, va tuttavia ricordato che l'unica a sopravvivere sarebbe stata l'opera di un astronomo, Copernico, profondo conoscitore di Tolomeo e della matematica, che avrebbe avanzato una supposizione audace ma di eccezionale importanza, ossia che ad essere immobile fosse il sole e non la terra, compiendo così il primo passo verso la rivoluzione scientifica.

Giovambattista D'Amico nacque Cosenza nel 1511 e fu assassinato a Padova nel 1538. Membro dell'Accademia Cosentina si formò all'università di Padova, segnalandosi come prima si è accennato, nell'ambito dell'astronomia.

In tal senso compose un'opera, edita nel 1536, "De motibus corporum coelestium iuxta principia peripatetica sine eccentricis et epicyclis", copia della quale, appartenuta ad E. Torricelli, è custodita nella Biblioteca Nazionale di Napoli. Si tratta d'un componimento che seppure inconsistente da un punto di vista strettamente epistemico, aderisce con coerenza ai fondamenti teorici dell'astronomia del tempo, che venivano esposti in due insegnamenti di tipo diverso a seconda che venissero trattati dai "naturales", i fisici cosmologi che si ispiravano fedelmente ad Aristotele, o dai "mathematici", vale a dire dagli astronomi interessati al calcolo delle posizioni attraverso le osservazioni, in ossequio ai dettami del sistema tolemaico, noto col nome di "sistema degli eccentrici e degli epicicli".

Va notato, che mentre i "naturales" attribuivano alla cosmologia aristotelica una valenza ontologia, ossia la consideravano descrittivamente vera, i "mathematici" pensavano invece al sistema tolemaico solo in termini utilitaristici, ossia nient'altro che come ad un comodo strumento di calcolo, scevro da ogni pretesa di descrivere il mondo per come esso veramente è.

La novità di D'Amico, ed in verità anche di altri pensatori del XVI secolo, compreso lo stesso Copernico seppure su presupposti diversi, consiste nel rifiuto di questa dicotomia tra astronomia e cosmologia, tra matematica e filosofia, ossia nel rigetto dell'idea che un sistema descrittivamente vero, a causa del suo carattere eminentemente qualitativo non possa essere in grado di "sozein ta phainomena", ossia salvare le apparenze.

Come lascia intendere il titolo della sua opera, D'Amico intende attenersi scrupolosamente ai principi dello Stagirita espungendo dal proprio sistema ogni ipotesi ad hoc, specificamente gli eccentrici e gli epicicli, la cui portata ontologica, come lo stesso Tolomeo ed i "mathematici" ben sapevano, era problematica.

E' pertanto evidente che D'Amico si colloca nel solo della tradizione peripatetica, fornendo peraltro un apporto significativo.

La riprova di ciò sta nel fatto che lo stesso Copernico, nella Prefazione al "De Revolutionibus", nella lettera dedicatoria al Pontefice Paolo III, seppur prendendone le distanze abbia fatto indirettamente riferimento alla tesi del D'Amico, dando così testimonianza di credito nei suoi confronti.

Ulteriore riconoscimento di merito, fu offerto a D'Amico da parte di G. Paolo Aquino nella celebre orazione in morte di Telesio, nonostante l'uno e l'altro avessero rappresentato, nell'ambito dell'aristotelismo, rispettivamente, l'ortodossia e l'eterodossia.

Non va infine dimenticato, che ai nostri giorni il pensatore cosentino viene regolarmente annoverato, anche dagli storici della scienza più autorevoli, tra quanti contribuirono efficacemente ad animare le temperie culturale che fece da sfondo alla rivoluzione scientifica.

Non va infine dimenticato, che ai nostri giorni il pensatore cosentino viene regolarmente annoverato, anche dagli storici della scienza più autorevoli, tra quanti contribuirono efficacemente ad animare le temperie culturali che fece da sfondo alla rivoluzione scientifica.

A fronte di questi riscontri illustri va tuttavia sottolineato, non senza amarezza, che la bibliografia riferita specificamente a D'Amico è molto scarsa. Egli, infatti, viene ricordato prevalentemente in alcuni repertori biografici, alcuni di quali tutt'altro che recenti:

R. Valentini, "Discorso sull'Accademia Cosentina", Napoli, Gennaro Reale 1812;

F. Colangelo, "Storia dei filosofi e dei matematici napoletani e delle loro dottrine dà Pitagorici sino al secolo XVIII dell'era volgare Napoli 1834;

C. Minieri Riccio, "Memorie Storiche degli Scrittori nati nel Regno di Napoli, Napoli 1844;

L. Accattatis, "Le biografie degli uomini illustri delle Calabrie", Cosenza 1869 - 77.

Fra i repertori temporalmente a noi più vicini, si possono citare:

V. G. Galati, "Gli scrittori delle Calabrie, Dizionario biobibliografico", Firenze 1928;

L. Aliquò Lenzi, F. Aliquò Taverniti, "Gli scrittori calabresi", Reggio Calabria 1955 -58;

F. Nicolini, "Saggio d'un repertorio biobibliografico di scrittori nati o vissuti nell'antico regno di Napoli", Napoli 1966;

Pasquino Crupi, "Storia della letteratura calabrese. Autori e Testi". Vol.II, Ed. Periferia, Cosenza 11994;

Luigi De Franco, "Filosofia e scienza in Calabria nei secoli XVI e XVII". Ed.Periferia, Cosenza 1988.

Va sottolineato in verità, che soprattutto quest'ultima opera è alquanto compiuta ed incisiva, compatibilmente con i caratteri e le esigenze che si prefigge di soddisfare un'opera come questa, eminentemente compilativa.

Io stessa in effetti me ne sono avvalsa quale pregevole fonte di informazioni e di spunti per ulteriori e più specifiche ricerche, mossa dalla consapevolezza che, a dispetto dei luoghi comuni che aprioristicamente condannano il Meridione come strutturalmente involuto, sterile di risorse intellettuali ed atavicamente bisognoso di paternalistiche sovvenzioni, la nostra terra è invece sempre stata ricca di idee e di ingegni, che in vario modo hanno contribuito al progresso del sapere.

Non è mio compito enucleare i motivi del silenzio che avvolge i nomi e l'opera di tanti nostri illustri conterranei, inducendoci, noi stessi prigionieri dei succitati pregiudizi, a pensare il lontano come aristotelico "luogo naturale" della cultura e del benessere.

Sono tuttavia convinta che solo combattendo l'ignoranza si possa offrire un contributo necessario quanto fruttuoso per un positivo, radicale cambiamento dei nostri schemi mentali, all'insegna della conoscenza e dell'acquisizione di una sempre maggiore consapevolezza della nostra storia, in definitiva della nostra identità.

Esattamente in tale prospettiva mi è parso ragionevole programmare una ricerca, intesa a recuperare il testo del D'Amico, a tradurlo e commentarlo, così che possa essere offerto alla fruizione degli specialisti e del largo pubblico cosentino.

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A P P E N D I C E

GLOSSARIO

ASTROFISICA: termine abitualmente impiegato al giorno d'oggi per indicare lo studio e la costituzione degli astri attraverso le loro proprietà fisiche ed evoluzione. L'astrofisica si occupa anche del mezzo interstellare.

ASTRONOMIA: Scienza che studia, sotto molteplici aspetti, i corpi celesti. Si suddivide in: astronomia di posizione o sferica, che predice i loro movimenti; meccanica celeste, che tratta del moto degli astri in base ai principi della gravitazione universale e della meccanica relativistica; astronomia descrittiva, che descrive la superficie dei corpi celesti (Sole, Luna, pianeti); astronomia pratica, che applica l'osservazione del moto e della posizione dei corpi celesti alla misura del tempo e alla determinazione delle coordinate geografiche di un punto sulla superficie terrestre (nell'astronomia pratica rientra anche l'astronomia nautica, usata nella navigazione marittima e aerea); astrofisica, che estende le leggi della fisica allo studio e alla classificazione degli oggetti celesti; cosmologia e cosmogonia, che studiano origine, evoluzione e struttura dell'universo; radioastronomia, che esplora il cielo captando le radioonde provenienti dallo spazio, etc.

COPERNICO, Nicola: nome italianizzato di Nikolaj Kopernik (Torun 1473-Frombork 1543), astronomo polacco. Studiò dapprima all'università di Cracovia, ma la sua formazione avvenne soprattutto in Italia (dal 1496 al 1505), dove frequentò le università di Bologna e Padova, studiando medicina e astronomia, prima di laurearsi in diritto canonico a Ferrara.

Un primo accenno alla concezione eliocentrica che prese poi il nome di "sistema copernicano" si trova in un suo saggio del 1530, il Comentariolus; ma soltanto nel 1543, per le insistenze di amici e discepoli, Copernico pubblicò il De revolutionibus orbium coelestium libri VI, che aveva scritto e riscritto dal 1530.

Prima ancora della pubblicazione del De revolutionibus, Lutero e Calvino avevano preso una posizione nettamente contraria alle concezioni eliocentriche che venivano illustrate e discusse nelle università; dopo la pubblicazione dell'opera di Copernico fu Melantone, nel 1549, ad assumersi il compito di condannarla ufficialmente in nome della chiesa protestante. Solo molto più tardi, nel 1616, la chiesa cattolica avrebbe posto nell'Indice dei libri proibiti il De revolutionibus, soprattutto per il clamore suscitato dalla polemica e dalle prese di posizione di Galileo, che trascendevano il campo scientifico per invadere quello teologico.

Le discussioni erano particolarmente vivaci in quel tempo perché le Tavole alfonsine, vecchie di un paio di secoli soltanto, e formulate in base alla teoria tolemaica, non davano risultati coincidenti con le osservazioni per la posizione dei pianeti, del Sole e della Luna. A Copernico, anche se non fu il primo a formularla, spetta il merito di aver riproposto e difeso la teoria eliocentrica, sostenendo che i criteri di "perfezione" e di "semplicità", imperanti nel campo scientifico-filosofico fin dai tempi più antichi, potevano essere rispettati contemporaneamente nell'ipotesi eliocentrica in modo più soddisfacente di quanto non avvenisse con la teoria geocentrica tolemaica.

Per Copernico i pianeti (e fra questi la Terra) si muovono intorno al Sole descrivendo orbite circolari non complanari; solo la Luna ruota intorno alla Terra; la sfera celeste conserva il carattere che le attribuivano gli antichi, cioè le stelle sono tutte a una ugual distanza o, meglio, a un'enorme distanza dal Sole, centro immobile di tutti i movimenti. Per capire l'importanza della "rivoluzione copernicana" e comprendere l'asprezza delle prese di posizione dei teologi, bisogna ricordare che tutte le religioni consideravano l'uomo come un essere privilegiato, come il sovrano dell'universo; la Terra doveva quindi assumere importanza particolare proprio per il fatto di ospitare l'uomo e non poteva che stare immobile al centro dell'universo. Nelle chiese cristiane, inoltre, la Terra veniva considerata privilegiata anche per il fatto che su di essa era avvenuta l'incarnazione.

Ma il sistema eliocentrico si impose definitivamente soltanto molto più tardi, dopo l'enunciazione delle leggi cinematiche sul moto dei pianeti da parte di Keplero e dopo le prime osservazioni telescopiche di Galileo, quando Newton dettò a legge dinamica di gravitazione (1687).

Copernico aveva aperto la strada, ma è opportuno notare che nella formulazione definitiva della teoria eliocentrica poco restava ormai del "sistema" da lui concepito.

ECLITTICA: 1. orbita della terra attorno al Sole; 2. orbita che il Sole sembra descrivere in un anno attraverso le costellazioni zodiacali.

GALASSIA: sistema stellare comprendente qualche decina o centinaio di miliardi di stelle. Si stima che nell'universo vi siano più galassie che non stelle in una galassia.

GALILEI, Galileo: (Pisa 1564-Arcetri, Firenze1642) scienziato e filosofo italiano.

E' una delle figure più significative della storia del pensiero moderno. L'importanza della sua opera non riguarda solamente la storia della scienza, ma anche la storia del pensiero filosofico, della lingua e della letteratura italiane e in generale della cultura. Di particolare interesse, da quest'ultimo punto di vista, è il suo tentativo (che si potrebbe qualificare "di politica della cultura") rivolto a ottenere una forma di consenso alle rivoluzionarie scoperte copernicane da parte dell'autorità pontificia; il fallimento di tale tentativo darà un contributo determinante allo sviluppo in senso laico della scienza moderna.

Iniziò ad occuparsi di matematica sotto la direzione di Ostilio Ricci da Fermo, che era stato discepolo di Nicolò Tartaglia; cominciò pure ad interessarsi di osservazioni fisiche.

Nel 1589 il granduca Ferdinando I di Toscana gli assegnò un insegnamento di matematica all'Università di Pisa, e qui Galileo resterà fino al 1592, anno in cui otterrà un posto di professore, sempre di matematica, all'Università di Padova. Qui Galileo si fermò diciotto anni, cioè fino al 1610, intessendo fecondi rapporti con il vivace ambiente intellettuale padovano e veneziano, e intraprendendo numerose ricerche scientifiche.

Come professore di matematica, Galileo doveva anche esporre il sistema di Tolomeo; nel contempo però confessava, in lettere private, di essere ormai persuaso della verità del sistema copernicano.

Nel 1609, giuntagli notizia che alcuni modesti occhialai olandesi avevano costruito un "occhiale" capace di rendere visibili gli oggetti lontani, e avutone forse fra le mani qualche esemplare, Galileo ricostruì l'apparecchio con notevoli miglioramenti; e di tale apparecchio egli si servì, alla fine del 1609 e nelle prime settimane del 1610, per compiere accuratissime osservazioni astronomiche. I risultati di queste osservazioni furono da lui subito comunicati nel Sidereus Nuncius, opera finita di stampare il 12 marzo 1610. Nonostante le critiche di numerosi avversari, la verità delle scoperte galileiane finì rapidamente per imporsi, e Galileo divenne celebre in tutti i paesi europei.

Nel giugno 1610 il granduca Cosimo II deliberò di assumerlo come "matematico primario" dell'Università di Pisa e come "filosofo del serenissimo gran duca". Il trasferimento a Firenze (settembre 1610) permetterà a Galileo di risolvere definitivamente tutti i suoi problemi finanziari e di dedicare per intero il proprio tempo alla ricerca scientifica e ai dibattiti filosofici.

I successivi anni possono venire suddivisi in tre periodi: il primo va dal 1610 al 1616 (primo processo intentato dal Sant'Uffizio); il secondo periodo va dal 1616 al secondo processo intentatogli dal Sant'Uffizio e conclusosi il 22 giugno 1633 con la solenne abiura di Galileo. Le opere principali pubblicate in questo periodo sono: Il saggiatore (1623) e il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano (1632), che inizialmente aveva ottenuto l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, ma che subito dopo venne severamente condannato provocando il processo del 1633. Il terzo periodo va dal giugno 1633 alla morte di Galileo (8 gennaio 1642).

Il carcere formale, a cui Galileo era stato condannato, venne subito commutato in una "relegatione o confine al giardino della Trinità dei Monti" e presso l'arcivescovo di Siena; nel dicembre 1633 gli verrà consentito di trasferirsi nella propria abitazione ad Arcetri.

Nonostante il rigoroso isolamento in cui fu costretto a vivere e l'aggravarsi degli acciacchi della vecchiaia (nel 1637 divenne completamente cieco), Galileo trovò la forza di proseguire tenacemente le proprie indagini scientifiche, come risulta dalla pubblicazione della sua più importante opera di meccanica, Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze (1638).

KEPLERO, Giovanni: nome italianizzato di Johannes Kepler (Weil 1571-Ratisbona 1630), astronomo tedesco.

Dal 1589 studiò a Tubinga, col proposito di diventare pastore luterano; si interessò soprattutto di matematiche seguendo le lezioni di astronomia di M. Maestlin (1550-1630), un fervente sostenitore delle teorie copernicane.

Nel 1594 Keplero si trasferì a Graz, con l'obbligo di affiancare all'insegnamento la compilazione di almanacchi e oroscopi.

Di questo periodo è l'idea della sua prima opera, il Prodromus dissertationum, nella quale espone una cosmografia matematico-mistica cercando di stabilire correlazioni fra le sfere occupate dai pianeti e i cinque poliedri regolari. Nell'opera si trovano accenni all'attrazione reciproca fra i corpi celesti.

Keplero, pur essendo nominato dall'imperatore Rodolfo II successore di Brahe come astrologo di corte, si ritrova con un magro appannaggio; vivrà compilando oroscopi e lascerà poi scritto che "i filosofi non dovrebbero biasimare con tanta acredine la figlia della astronomia, perché è lei che nutre sua madre".

Le sue opere più importanti sono tutte del periodo in cui visse a Praga. Nel 1604 pubblica un trattato di ottica geometrica intitolato Ad Vitellionem paralipomena, in cui fornisce la spiegazione delle eclissi e delle occultazioni lunari, valuta la frequenza dei passaggi di Mercurio e Venere sul disco del Sole e spiega correttamente l'effetto della rifrazione atmosferica sulle osservazioni astronomiche, calcolando una tavola che permette di valutarla per varie distanze zenitali. Nel 1606, Keplero pubblica le sue considerazioni sulla stella nova che aveva osservato nella costellazione di Ofiuco due anni prima e, nel 1609 stampa la sua opera principale Astronomia nova, seu physica coelestis.

Da otto anni Keplero dispone delle osservazioni raccolte da Brahe e le va elaborando: sa che sono esatte al minuto, ma confrontando i dati sul movimento di Marte con la teoria copernicana rileva uno scarto regolare che raggiunge gli otto minuti. Per eliminare questa discordanza immagina che l'orbita di rivoluzione di Marte intorno al Sole non venga descritta con velocità costante e formula così la legge delle aree (oggi conosciuta come "seconda legge di Keplero" e giunge così a quella che oggi si chiama la "prima legge": le orbite planetarie sono ellissi e il Sole ne occupa uno dei fuochi.

In quello stesso anno, Galileo punta per la prima volta il cannocchiale verso il cielo; Keplero viene informato delle sue scoperte e tenta anche di decifrare gli anagrammi con cui Galileo è solito annunciarle; i due sostenitori della teoria eliocentrica restano in contatto epistolare. Keplero peraltro non partecipa alle osservazioni dirette e pubblica invece un trattato di ottica geometrica (Dioptrice, 1611) in cui analizza teoricamente la formazione delle immagini e propone un cannocchiale, migliore di quello galileiano.

Nel 1613 sua madre viene accusata di stregoneria e condannata al rogo; Keplero riesce a salvarle la vita, ma verrà per sempre considerato un eretico e perseguitato come figlio di una strega. Alle disgrazie familiari si aggiungono altre delusioni: Keplero accompagna l'Imperatore Mattia alla dieta di Ratisbona e sostiene la necessità di accettare la riforma del calendario introdotta nel 1582 da papa Gregorio XIII, ma i protestanti rifiutano di accoglierla.

Nel 1619 pubblica a Linz un'opera, Harmonices mundi, che avrebbe scarso valore se non contenesse l'enunciazione della "terza legge": i quadrati dei tempi di rivoluzione dei pianeti sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori delle rispettive orbite. Sarà Newton, nel 1687, a riformulare le tre leggi; Keplero le ha trovate calcolando per lunghi anni, cercando pazientemente di stabilire rapporti, tentando combinazioni diverse, fidando ciecamente nella magica forza della matematica.

Keplero stampa nel 1627 a Ulm, dove si è trasferito, le Tavole rudolfine, che vanno finalmente a sostituire le tavole planetarie in uso a quei tempi.

Trascurando altri contributi non certo secondari per lo sviluppo delle matematiche, resta da considerare l'atteggiamento spirituale di Keplero di fronte alla scienza e alla vita. Assillato dalla povertà riesce ugualmente a concentrarsi negli studi; non si pone problemi metodologici, come i suoi contemporanei Galileo e Cartesio; confida nella matematica che governa l'universo. Il misticismo di questa sua concezione gli deriva dalla profonda conoscenza della filosofia di Pitagora e Platone, della geometria di Euclide e Apollonio, della cosmologia di Aristarco e di Copernico; ma crede soprattutto nella matematica.

NEBULOSA: termine generico designante qualsiasi oggetto flou. Con il perfezionarsi degli strumenti si è constatato che sotto questo termine sono stati racchiusi oggetti molto differenti.

PENDOLO: in meccanica corpo rigido libero di oscillare attorno ad un asse orizzontale fisso sotto l'azione della sola forza di gravità. Nel caso più semplice il pendolo è costituito da una piccola massa sospesa all'estremità di un filo che ha l'altra estremità fissata.

Pendolo di Foucault: il pendolo tende a conservare immutato il suo piano di oscillazione rispetto a un riferimento assolutto, per esempio rispetto alle "stelle fisse" della sfera celeste. Poiché la Terra ruota, il piano di oscillazione del pendolo ruota rispetto al suolo terrestre (che rappresenta il sistema di riferimento più consueto) di un angolo che dipende dalla latitudine del luogo in cui si compie l'esperienza; ai poli il piano di oscillazione del pendolo ruota di 360° in un giorno, mentre all'equatore resta inalterato anche rispetto al suolo.

Nel 1851, in una famosa esperienza compiuta nel Panthéon di Parigi con una grossa sfera di metallo, sostenuta da un filo di 64 m e con una sospensione sferica particolarmente curata per non introdurre forze di trascinamento, L. Foucault dimostrò sia una validità della teoria relativa al piano di oscillazione del pendolo, sia (inversamente) la rotazione della Terra rispetto alle stelle fisse.

PERIODO DI RIVOLUZIONE: tempo impiegato da un astro per compiere un'orbita completa attorno a quello rispetto al quale gira. Il periodo di rivoluzione della Terra attorno al Sole è di 365,25 giorni.

PERIODO DI ROTAZIONE: tempo impiegato da un astro per compiere un giro attorno a se stesso. Il periodo di rotazione della Terra è di 23 ore, 56 minuti e 4 secondi.

PLANETARIO: dispositivo atto a rappresentare gli aspetti e i movimenti dei corpi celesti. Il primo modello fu ideato dal tedesco Dott. Bauersfeld. Un tipo più perfezionato consiste in un particolare apparecchio meccanico di proiezione - posto al centro di una sala a cupola, che rappresenta la volta celeste - dotato di due semisfere terminali che proiettano le stelle fisse riproducendo le costellazioni, e di alcuni dischi girevoli trascinati da motori con velocità calcolata: su questi dischi sono collocati i proiettori di Sole, Luna e pianeti, che permettono la visione delle orbite apparenti descritte da questi oggetti fra stelle fisse della sfera celeste. Oltre ai due moti apparenti fondamentali - rotazione e rivoluzione - questo tipo di planetario consente di riprodurre le fasi della Luna, il moto di precessione degli equinozi, ecc..

I modelli attuali più sofisticati sono sistemi di proiezione astronomica a fibre ottiche, controllati dal computer, che consentono di presentare con alto grado di definizione pressoché tutti i fenomeni celesti ma soprattutto di simulare gli spostamenti in latitudine, offrendo quindi la visione di tutti i fenomeni astronomici osservabili a occhio nudo da un qualunque punto della superficie terrestre, in una data ora d'un qualunque giorno in una data località e si presta, pertanto, a ricostruire l'aspetto del cielo in una data epoca, come una vera indagine storica. Questi tipi più sofisticati possono essere utilizzati anche per altri tipi di proiezioni scientifiche. Le proiezioni vengono effettuate sulla superficie interna di una cupola che può raggiungere anche i 28 metri di diametro.

PRECESSIONE: Movimento rigido composto dal moto di rotazione di un corpo (rigido) intorno ad un asse a, il quale a sua volta ruota intorno ad una retta p (p ed a hanno in comune un punto P ) formando con essa un angolo costante. In totale tramite il moto intorno ad a (asse di figura) e di conseguenza intorno a p (asse di p), il corpo viene ad assumere un moto rigido intorno a P.

Dei moti di precessione esistono molti esempi in meccanica, ma il più vistoso è quello della p. degli equinozi. La prima osservazione sperimentale del fenomeno fu eseguita da Ipparco nel 139 a.C.; Copernico e Newton impostarono poi il problema su basi matematico-scientifiche. Il Sole e la Luna non si trovano sul piano dell'equatore terrestre. Le forze che essi esercitano sul rigonfiamento equatoriale non sono quindi equilibrate, nel senso che nasce un momento rispetto all'asse terrestre. Sottoposto a questo momento, l'asse terrestre (asse di figura) si muove, ruota, intorno all'asse dell'eclittica (asse di p.) formando con esso un angolo costante pari all'angolo tra il piano dell'eclittica e quello dell'equatore. Si ha così un moto di precessione retrogrado. Le conseguenze sono piuttosto vistose. La linea degli equinozi, che è perpendicolare al piano rotante determinato dall'asse di p. e dall'asse di figura, e passa per il centro della Terra, non è fissa e retrocede sull'eclittica. Per fare un giro completo impiega, tenendo conto del Sole, della Luna e dei pianeti, 25.765 anni. Il Sole si presenta quindi agli equinozi non a distanza di 6 mesi, ma un po' prima. Naturalmente poi variando la direzione dell'asse terrestre varia anche la stella polare e le coordinate degli astri, e quindi le costellazioni visibili.

SISTEMA SOLARE: insieme costituito da una stella e dai pianeti che le ruotano attorno. Il nostro sistema solare comprende il Sole (la stella), Mercurio, Venere, Terra, Marte, Giove, Urano, Nettuno e Plutone, A questi corpi principali occorre aggiungere molti corpi minori (asteroidi, comete, meteoriti, ecc.).

TOLOMEO, Claudio: (n. 100 ca. - m.170 ca.) scienziato alessandrino. Della sua vita, si sa soltanto che fu impegnato nella propria attività scientifica ad Alessandria d'Egitto nel secondo quarto del sec. II. In campo astronomico, Tolomeo delineò una teoria sull'universo sistematica e coerente, la quale rappresenta il grado di sviluppo più alto raggiunto nell'antichità da questo ramo della scienza. La sua principale opera in materia, Sintassi matematica (passata però alla storia con il titolo, di derivazione araba, di Almagesto), costituì, fino al contrastato avvento del sistema copernicano, il testo fondamentale dell'astronomia. Dal punto di vista metodologico, Tolomeo attribuì la massima importanza alla determinazione dei dati empirici dell'osservazione, non meno che all'elaborazione dell'apparato matematico in base al quale operare la connessione di tali dati.

Il suo sistema astronomico si basa nel complesso sulle dottrine di Ipparco, con notevoli integrazioni e sviluppi. L'universo tolemaico è finito, sferico e geocentrico. I cieli (nell'ordine delle stelle fisse, quello di Saturno, di Giove, di Marte, del Sole, di Venere, di Mercurio, della Luna), ruotano come sfere intorno alla Terra immobile, compiendo ogni giorno un giro verso occidente. Il Sole, la Luna e i pianeti hanno anche un secondo movimento, più lento del primo e diretto verso oriente.

Tolomeo si occupò anche di astrologia: a tale argomento dedicò un trattato (in latino Opus quadripartitum), nel quale si propose di elevare alla dignità di vera scienza anche la dottrina degli influssi degli astri.

Rilevanti sono pure i suoi studi di ottica e di acustica, di teoria musicale, di geografia (che costituisce una sintesi delle conoscenze geografiche dell'antichità).

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-2005-