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IL
P L A N E T A R I O
OVVERO UNA ESPERIENZA
COSMICA

Relazione a cura di Franco Piperno ed Egidio
Arnieri
Introduzione
L'astronomia è da sempre intrecciata
con la fantasia e l'immaginazione umana.
Antica quanto la storia del nostro genere
è l'attitudine timorosa e reverenziale, ad un tempo,
per quei punti scintillanti di luce nel cielo notturno che
definiscono, per l'occhio, l'universo.
Ai nostri giorni con l'aiuto di giganteschi
telescopi terrestri o orbitanti, nonché di sonde spaziali,
l'astronomo continua a ricostruire pazientemente la struttura
del cosmo.
I risultati, c'è da star certi, contribuiranno
ad aumentare quel timore reverenziale così come la
meraviglia per la perfezione dell'universo.
Malgrado che l'astronomia ed i viaggi spaziali
appaiano piuttosto estranei alla nostra vita quotidiana, noi
dipendiamo dall'una e dagli altri; non già per conquistare
lo spazio ma per continuare ad alimentare in noi l'amore per
la natura e la vita.
I Planetari diffondono la conoscenza del cielo
ed offrono a tutti l'opportunità di impadronirsi dei
concetti che descrivono il cosmo.
Tanto come lettura scientifica quanto come
spettacolo teatrale, il Planetario ha un effetto magnetico
che intriga i visitatori; e si rivela uno strumento formidabile
per l'educazione e l'intrattenimento intelligente.
E' proprio questo potere magnetico che ha
spinto il Sindaco e l'Amministrazione Comunale di Cosenza
a dare il via al progetto e alla realizzazione di un grande
Planetario nella nostra Città, capace d'attrarre studenti
e visitatori da tutta la Calabria e ben oltre.
Per come è concepito il Planetario
di Cosenza sarà uno dei più grandi del Meridione
potendo competere con quelli di Napoli e Palermo; ma esso
avrà prestazioni assai più versatili e raffinate
di tutti i Planetari esistenti nella nostra penisola; e sarà
in grado di soddisfare a richieste educative, teatrali e scientifiche
non solo delle attuali generazioni ma di quelle che verranno.
Nell'intenzione dell'assessorato preposto
al progetto, il Planetario di Cosenza sarà dedicato
a G. B. Amici; e prenderà il suo nome. Si tratta di
un astronomo cosentino di straordinario ingegno, scomparso
a soli 27 anni, nel 1538 a Padova, in un duello per amore,
"morto giovane perché caro agli dei" (in
appendice sono allegate brevi note biografiche sull'astronomo,
curate dalla dott.ssa Patrizia Maierà).
Possiamo riassumere le funzioni del planetario
nello schema seguente:
a) un ausilio didattico per lezioni scolastiche
ed universitarie, per la diffusione del metodo scientifico,
nonché un indispensabile strumento per apprendere le
tecniche della navigazione astronomica;
b) la via maestra per istradare i giovani
verso l'astronomia e l'astronautica,
c) un'occasione per suscitare la creatività
sotto il cielo stellato con l'aiuto della musica, la poesia
e la storia;
d) un luogo adatto alla fruizione multimediale,
in grado di raccontare sullo schermo a volta, in visione tridimensionale,
favole e avventure spaziali per i bambini come di assicurare
la proiezione di documentari scientifici per specialisti;
e) un grandioso scenario che si presta assai
bene ad ogni tipo di "live performance", così
come alle rappresentazioni teatrali più complesse.

PLANETARIO E MUSEO
DELL'ASTRONOMIA DI COSENZA
Scheda descrittiva ed orientativa per la quantificazione
dei costi di realizzazione dell'edificio che ospiterà
il museo dell'astronomia e planetario. Esso consisterà
in tre sale espositive, una sala centrale a volta, (dove è
collocato il planetario vero e proprio), e alcuni locali complementari
e di servizio, così come è stato riportato nello
schema distributivo-funzionale.
- Sala Espositiva: Sistema Solare - circa
200 mq;
- Sala Espositiva: Galassia - circa 150 mq;
- Sala Espositiva: Universo - circa 100 mq
- Sala Planetario, posta al centro dell'edificio,
con una volta di diametro di 15 ml e una superficie in pianta
di circa 300 mq;
- Atrio d'ingresso con una superficie di 50
mq;
- Locale guardaroba e portineria/biglietteria,
di 20 mq;
- Saletta d'attesa e utilizzabile per piccole
esposizioni temporanee, di circa 30 mq;
- Locale tecnico di servizio per ospitare
le apparecchiature di supporto del planetario (computer, quadro
di controllo, gruppo di continuità, ecc.), con superficie
di 30 mq;
- Locali per impianti tecnologici (condizionamento/riscaldamento,
quadro elettrico, gruppo elettrogeno e di continuità,
antincendio) di circa 50 mq;
- Uffici per l'amministrazione e la direzione
con servizi privati annessi di 50 + 15 mq;
- Biblioteca tematica con superficie di 50
mq;
- Servizi igienici per il pubblico di 20 mq;
- Ingresso di servizio zona uffici di 10 mq.
In totale la superficie prevista sarà
di circa 1100 mq - 700 mq per il planetario, gli ambienti
collegati e i servizi, più 400 mq per le sale espositive
- e considerando un'altezza media di 4,00 ml, si avrà
un volume di circa 4400 mc.
CENNI DESCRITTIVI
Architettonicamente l'edificio dovrebbe sintetizzare
alcune domande di tipo culturale che possiamo riassumere sinteticamente
nei seguenti concetti.
Rinforzare il rapporto con la città
e la regione che la ospita evidenziando le loro tradizioni
storico-filosofiche e scientifiche (uno per tutti: Pitagora);
tale rapporto potrà essere espresso da una serie di
riferimenti e citazioni formali o ideali, oltre che più
concretamente dall'uso dei materiali locali, che fanno parte,
anche questi, di una nobile tradizione da riscoprire, valorizzare
e tramandare con modalità innovative verso il futuro,
per mezzo di un'"oggetto" che è un concentrato
di tecnologia. Pertanto, ad esempio, l'uso innovativo del
legno, - chiaro riferimento alla nostra "Silva"
(Sila) - e della pietra locale, - con cui è stato costruito
il centro storico - abbinato ai nuovi materiali potrà
dare certamente risultati positivi.
L'altro "filone" di ispirazione
è quello relativo alla metafora della visione dell'Universo,
come un ulteriore sguardo sul nostro passato e verso il nostro
futuro, contemporaneamente. Inoltre, da un punto di vista
figurativo, certamente le immagini della volta celeste, con
le sue straordinarie impressioni visive, non potrebbe passare
inosservato a chi approcci tali tematiche progettuali.
Una riflessione su questi spunti appena accennati,
potranno essere meglio approfonditi e sviluppati al fine di
raggiungere il migliore risultato progettuale possibile.
Riguardo alla localizzazione, ad oggi, il
sito più probabile, anche se non il migliore, dovrebbe
essere quello dell'ex area ferroviaria di Piazza Matteotti.
Per la sua centralità e quindi facilità di accesso,
per la vicinanza al Centro storico, perché si troverà
all'inizio di un'importante infrastruttura come il Viale Parco,
perché inserita in un'area già dotata di una
serie di servizi che potranno supportare le attività
del Planetario, e non ultimo, perché si troverebbe
su un'area di cui l'Amministrazione Comunale può disporre
da subito.
Inserito in tale contesto l'edificio si porrà
come un riferimento - una polarità - simbolico oltre
che visivo, e potrà essere uno dei tasselli fondamentali
della città dei prossimi anni.
Un altro aspetto importante da evidenziare
è il rapporto con l'Università che si è
già dichiarata disponibile ad un coinvolgimento concreto
nell'iniziativa, sia per la gestione sia per una partecipazione
finanziaria alla realizzazione.
DESCRIZIONE TECNICA
DEL PLANETARIO
1) Diametro della sala: 15 metri circa, per
un numero di spettatori attorno a 200;
2) Proiezione ottica puntiforme di tutte le
stelle fisse visibili ad occhio nudo, fino alla magnitudo
6, tanto nell'emisfero australe quanto in quello boreale -
si tratta approssimativamente di 7000 stelle;
3) Proiezione ottica della luna e delle sue
fasi, con i dettagli della superficie e la rotazione nodale;
contatore del mese lunare;
4) Proiettore ottico per il Sole con le aureole
ed il contatore degli anni solari;
5) Proiettori ottici per Mercurio, Venere,
Marte, Giove e Saturno. Le immagini dei pianeti devono essere
tanto di tipo telescopico (in modo che siano riconoscibili
i tratti caratteristici) quanto puntiformi;
6) Proiettori ottici per l'ecclittica e l'equatore
celeste provvisti del movimento relativo di precessione;
7) Proiettore ottico per le figure delle costellazioni
stellari e zodiacali. Possibilità di rappresentare
tanto il disegno greco-babilonese quanto quello moderno delle
costellazioni;
8) Proiettore ottico per l'angolo orario ed
il Polo celeste;
9) Proiettore ottico per il meridiano locale;
10) Proiettore ottico per la scala azimutale
e lo zenith;
11) Proiettore ottico per la Via Lattea nel
cielo boreale ed australe;
12) Proiettore ottico per i satelliti di Marte,
Giove e Saturno;
13) Proiettori ottici delle galassie e delle
nebulose;
14) Proiettore ottico della mappa stellare
su una superficie piana in funzione della latitudine;
15) Proiettore ottico per le stelle cadenti.
Tutti i movimenti devono poter avvenire manualmente
o guidati dal computer.
L'illuminazione deve essere almeno bicroma.
L'impianto deve comprendere un sistema sonoro
ad alta fedeltà e un apparato di laser per gli effetti
olografici.
PROGETTO DI MUSEO
DELL'ASTRONOMIA
Indirizzo
Le linee-guida del progetto dovranno tener
conto degli spazi disponibili e delle aree fondamentali dell'astronomia
che, sommariamente, possono essere così suddivise:
a) Sistema Solare
b) Galassia
c) Universo
Gli exhibit e la pannellistica tematica dovranno
essere realizzati "ad hoc" per costituire le tappe
di un percorso lungo il quale il visitatore sia condotto alla
scoperta dell'argomento, seguendo una successione logica.
Detto percorso dovrà aiutare il visitatore a precisare
le nozioni già possedute e stimolarlo nella ricerca
di altre forme di informazione (come i libri) per proseguire
il percorso educativo.
Il progetto dovrà quindi considerare
quanto detto, onde far sì che il visitatore non sia
indotto a momenti di disattenzione e riducendo le possibilità
di recepire appieno gli stadi successivi del percorso.
Per raggiungere questo scopo, si dovranno
progettare e realizzare exhibit interattivi rivolti principalmente
alle scolaresche, che offrano un coinvolgimento diretto, adatto
anche ad una fruizione collettiva. Gli exhibit già
esistenti di cui si allegano le descrizioni, andranno opportunamente
inseriti. Essi sono: fasi della luna, distanza stellare, telescopi,
spettro delle stelle, gravità.
La sequenza di exhibit lungo un percorso prestabilito
non dovrà solo divertire tramite l'approccio "hands-on",
bensì anche risvegliare l'interesse del giovane visitatore,
con l'ausilio - eventualmente - di un manuale di "istruzioni
per l'uso" del Museo-Laboratorio.
Un percorso di questo tipo dovrà essere
rivolto anche ad un pubblico più "competente"
(secondo livello della mostra) con integrazioni quali pannelli,
postazioni multimediali, attività di laboratorio, esperimenti
guidati e schede di approfondimento.
In questa seconda fase non si dovrà
ricorrere comunque a termini specialistici e, qualora necessari,
dovranno essere opportunamente spiegati.
Richieste
I criteri fondamentali da tenere presenti
sono i seguenti:
- efficacia del messaggio
- ripetibilità dell'esperimento - senza
necessità d'intervento - condotto anche da più
visitatori contemporaneamente
- resistenza degli exhibit al logorio
- sicurezza per l'utente
- facilità di manutenzione

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SCHEDA ESPLICATIVA
SISTEMA SOLARE
Viaggio nel Sistema
Solare.
Si parte dal sole; troviamo un modello della
nostra stella con indicazione delle varie zone all'interno
del Sole (dal nucleo con la fusione nucleare, fino alla fotosfera).
Procedendo oltre il Sole troviamo rappresentazioni
in scala dei diversi pianeti in ordine di distanza. Accanto
ai modelli, pannelli esplicativi e bilance su cui il visitatore
può vedere quale sarebbe il suo peso sul pianeta in
esame.
Pianeta Terra rappresentato con l'inclinazione
dell'asse di rotazione, in scala con la Luna; Luna con la
sua bilancia; exhibit Moon phases modello dinamico per la
spiegazione delle eclissi. Exhibit per la spiegazione delle
stagioni. Tra Sole e Terra modelli di sonde-satelliti per
la ricerca astrofisica (da richiedere all'ESA).
Se le dimensioni della sala lo consentissero
si potrebbero posizionare i pianeti in modo da riprodurre
in scala anche le orbite e allora queste potrebbero essere
segnate sul pavimento o addirittura fuoriuscire dalle pareti
esterne dell'edificio.
Alla fine del viaggio:
- exhibit What is gravity?
- "ricapitoliamo" il Sistema Solare
con un modello dinamico che riproduca in scala le orbite dei
pianeti intorno al Sole con le diverse velocità di
rivoluzione (immaginiamo di essere usciti dal Sistema Solare
e vederlo fuori. Collegamento con la sala successiva).
GALASSIA
Modello - possibilmente calpestabile - della
nostra galassia a spirale, in rotazione con led luminosi che
indicano stelle di diverso colore (blu, gialle, rosse).
Spiegazioni dei colori delle stelle: exhibit
Spectrum of the stars.
Exhibit sulla scomposizione della luce attraverso
il prisma.
Multimedia su come si vede la galassia alle
varie lunghezze d'onda (Cité de l'Espaze).
Le stelle che vediamo riunite in costellazioni
sono effettivamente vicine tra loro? Big dipper.
Multimedia o pannello interattivo sull'evoluzione
stellare a seconda della massa iniziale delle stelle.
Multimedia sul diagramma HR.
Pannelli retroilluminati sugli oggetti non
stellari della galassia (nebulose, resti di supernova, regioni
di formazione stellare, …).
UNIVERSO
Foto di galassie di vari tipi e oggetti extragalattici
più pannelli descrittivi.
Telescopes (questo exhibit può essere
posizionato anche in altri punti del percorso, perché
il telescopio serve per osservare oggetti del Sistema Solare,
della galassia e/o extragalattici).
Exhibit/pannello sul telescopio "macchina
del tempo" a causa delle enormi distanze degli oggetti
celesti e del fatto che la luce impiega un certo tempo a viaggiare
fino a noi, vediamo la radiazione emessa tanto più
indietro nel tempo, tanto maggiore è la distanza dell'oggetto
che osserviamo.
Sforzi per "vedere lontano", exhibit
sulla turbolenza atmosferica e sulle ottiche adattive.
Pannelli sul Big Bang e formazione sull'universo
dai primi istanti ad oggi.
Exhibit non interattivo sugli effetti della
gravità sulla curvatura dello spazio (un telo elastico
con una massa al centro).
Pannello sulle teorie e miti cosmogonici.

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NOTE SUL MUSEO ASTRONOMICO
DEL PLANETARIO
Si è scelto, prima di tutto, di privilegiare
la Sala del Sistema Solare su quella della Galassia e dell'Universo,
in base ad una gerarchia dei luoghi che s'origina dall'esperienza
stessa del corpo umano - gerarchia che è di per sé
un antidoto alla sostanzializzazione dell'astrazione scientifica,
al pregiudizio diffuso che trasforma in certezze quelle che
sono ipotesi di lavoro per la ricerca.
Queste certezze, alimentate dalla mezza cultura
dei giornalisti, sono il vero ostacolo nella individualizzazione
della cultura scientifica giacché si trasformano in
feticci con pretesa scientifica - veri e propri ceppi della
mente che inchiodano l'individuo alle sue paralizzanti illusioni
cognitive. In astronomia la mezza cultura fa più danni
che l'ignoranza.
All'interno della Sala del Sistema Solare
un ampio spazio museale è dedicato al confronto tra
l'astronomia tolemaica e quella moderna.
Questo confronto permette al visitatore d'afferrare
ad occhio, per così dire, la segreta qualità
del pensiero astronomico occidentale, la sua natura convenzionale,
propriamente linguistica - la nostra scienza non è
una descrizione "vera", come dire, fotografica del
mondo in cui ci capita di vivere; piuttosto è un modello
di quest'ultimo, un racconto che ci permette di risolvere
i complessi e qualche volta insoliti movimenti che osserviamo
in movimenti più semplici, elementari, accessibili
al senso comune, pubblici e familiari ad un tempo.
Il visitatore che sia già stato spettatore,
sotto la volta del Planetario, ha assunto il punto di vista,
del tutto naturale per noi terrestri, che vuole la Terra in
riposo. Il nostro visitatore, quindi, non ha difficoltà
nell'usare l'intuizione per seguire la complessa macchina
tolemaica che ordina in modo mirabile tutti i moti celesti
percepibili ad occhio nudo.
Uno speciale risalto è dato all'Astrologia
di Tolomeo. Senza di questa, in effetti, il sistema astronomico
dell'Alessandrino si rivela letteralmente privo di senso,
quindi complicato ed oscuro.
Rimettere in contatto l'Astronomia antica
con l'Astrologia consegue anche il risultato, didatticamente
notevole, di spiegare le metafore astrologiche di cui pullula
tanto la letteratura greco-romana quanto la pittura rinascimentale
- un mondo di divinazioni, gesti rituali, atti di culti ormai
dispersi, allegorie spaziali e similitudini cinetiche del
tutto incomprensibili senza la matrice astronomico-astrologica
che ha dato loro vita e continua ad alimentarle.
Infine, v'è un terzo motivo per far
posto, in un Museo astronomico, alla Astrologia: attirare
quelle decine di migliaia di cittadini che seguono quotidianamente
le rubriche astrologiche dei grandi "media" della
comunicazione - ed ottengono da ciarlatani risposte mistificate
ad un'interrogazione assolutamente autentica. L'inquietudine
che provoca in noi l'osservazione del cielo notturno, l'interazione
visiva con stelle e pianeti, quella emozione sorda di appartenenza
al cosmo, merita una risposta diversa da quella caricaturale
offerta dagli astrologi dei grandi giornali.
Quanto all'astronomia moderna essa sarà
rappresentata sia nella versione originale di Copernico sia
nella variante Kepleriana - anche qui la comprensione delle
differenze formali permette un'acquisizione rapida di un faticoso
passaggio storico nell'evoluzione del pensiero astronomico
.
A sostegno del sistema copernicano-kepleriano
vengono offerte al visitatore le principali prove che confortano,
nella comunità astronomica, l'ipotesi eliocentrica;
ci riferiamo ai tre principali movimenti della Terra: quello
di rotazione attorno al proprio asse, di rivoluzione attorno
al Sole e di precessione retrograda lungo l'asse zodiacale.
Per quanto riguarda la rotazione, l'evidenza
sperimentale più raffinata e decisiva di cui la scienza
disponga, può essere facilmente esposta in un Museo.
Si tratta del pendolo di Foucault, costruito per la prima
volta dal fisico francese nel 1851 ed appeso alla cupola del
Duomo "Les Invalides" a Parigi.
La costruzione di un pendolo che abbia una
lunghezza di almeno venti metri non presenta difficoltà
di rilievo se v'è la possibilità di proteggere
il peso dalle correnti d'aria e di scavare un pozzo nel sottosuolo.
Come è noto, il periodo di rotazione
del piano di oscillazione di questo pendolo può essere
misurato direttamente dallo spettatore che viene trasportato
lungo un intero giro attorno all'asse del pendolo dalla Terra
che ruota. Questo periodo è poi lo stesso che impiega
la Terra per compiere un giro attorno all'asse di sospensione
del pendolo, cioè attorno alla verticale del luogo.
Così il pendolo di Foucault testimonia la rotazione
terrestre anche quando il cielo è nuvolo e non sono
visibili i luminari celesti.
Capire la rotazione del pendolo di Foucault
vuol dire prendere coscienza delle peculiarità del
movimento rotatorio - movimento di cui i nostri sensi, contrariamente
a quel che accade per la traslazione, hanno così raramente
esperienza da risultare controintuitivo.
Il visitatore è messo così nelle
condizioni d'esperire l'esistenza di qualcosa che il suo corpo
non avverte - e tutto ciò non è una mera acquisizione
di informazione, ma un vero atto di crescita della interiorità
del visitatore, del suo grado di consapevolezza.
Al pendolo viene data una collocazione architettonica
che ne enfatizzi la potenza simbolica, la qualità enigmatica
- il suo essere il geroglifico che nomina il moderno sentimento
del tempo, la temporalità occidentale .
Accanto al pendolo, viene posta una scheda
illustrativa multimediale che riporti a grandi linee la disputa
sulla rotazione della Terra e collochi storicamente il congegno
inventato da Foucault.
Ad un livello di fruizione più alto,
ci si prenderà cura di smontare, attraverso una scheda
multimediale, il carattere probante della esperienza di Foucault
riportando i risultati della Teoria Generale della Relatività
secondo i quali la rotazione del piano di oscillazione si
può interpretare come effetto di un Universo che ruota
attorno ad una Terra stazionaria.
La rivoluzione della Terra attorno al Sole
ha la sua prova regina nella aberrazione dalla luce stellare
- ma essendo questo un fenomeno che consta di parti non simultanee
non può essere oggetto d'esperienza diretta, come accade
nel caso del pendolo il cui divenire si dipana nell'unità
di luogo e di tempo.
L'aberrazione stellare può essere ricostruita:
a) per analogia, riferendosi, come fece Bradley,
l'astronomo inglese che per primo nel 1729 scoprì il
fenomeno, all'orientazione di una bandiera posta sull'albero
di una nave che traversi un fiume mentre è investita
dal vento;
b) per similitudine, giocando sul concetto
di fotone, al movimento di una pallina che cadendo verticalmente
debba attraversare un tubo trasparente che si muova orizzontalmente.
La comprensione dell'aberrazione stellare,
sviluppa nello spettatore la capacità di riconoscere
la conseguenza della natura relativa del movimento di traslazione
- movimento più facilmente rappresentabile perché
a noi più familiare .
Anche questa zona museale deve avere una scheda
multimediale che illustri il problema delle parallassi e l'esperienza
di Bradley.
Il terzo movimento, infine, quello della precessione,
viene illustrato per similitudine con il moto di una trottola
gigante a propulsione elettrica e per contrasto con il moto
di una sfera ruotante, anche essa mossa elettricamente, che
non presenta la precessione - la differenza costituisce un
buon esempio, anche elementare, di ciò che in fisica
si chiama "rottura di simmetria" .
La scheda multimediale che accompagna l'illustrazione
degli effetti della precessione riepiloga la storia delle
teorie sulla precessione da Ipparco a Copernico - e si sofferma
sugli avvenimenti che sconvolsero l'antico Egitto proprio
quando attorno al 2500 a.C. la stella Thuban, a causa della
precessione, smise di essere la stella fissa nel cielo provocando
l'abbandono della religione astrale e l'avvento di quella
solare.
QUADRO ORIENTATIVO
DEI COSTI DI MASSIMA
DEL PLANETARIO E MUSEO
DELL'ASTRONOMIA
"G. B. AMICI"
Scheda economica per la stima di massima dei
costi per la realizzazione del Planetario e Museo dell'Astronomia
di Cosenza, considerando un edificio di circa 1100 mq e un
volume relativo di 4400 mc. (capienza planetario circa 200
posti).
STRUTTURA . . 1,5 ML/MQ . . . 1.650 ML
IMPIANTI:
Condiz./Risc. 40.000 £/MC . . 175 ML
Elettrico 150.000 £/MQ . . 165 ML
Illuminazione . . . . . 200 ML
Sicurezza 2,0 ML/Locale . . 30 ML
Gruppo di Continuità . . . . 30 ML
Antincendio . . . . . 50 ML
ARREDO E COMPLEMENTI . 1,0 ML/MQ . . 1.000
ML
Totale parziale edificio . . . . . . 3.300
ML
Strumento di proiezione planetario con proiettori
effetti speciali,
compreso di installazione . . . . 2.850 ML
Cupola di proiezione (diam. 15 mt.) compreso
montaggio. 750 ML
Arredo interno sala proiezione (sedileria)
1,5 Ml/posto . 300 ML
Oneri di progettazione . . . . . . 250 ML
TOTALE COMPLESSIVO (Lit.) . . . . 7.450 ML
Equivalente a Euro . . . . . . 3,8476 ML
N.B.: Le cifre sono da intendersi orientative
ed escluse di IVA

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A P P E N D I
C E
NOTE PER UNA RICERCA
SU G. B. AMICI
( A cura della dott.ssa Patrizia Maierà
)
Nel XV secolo l'Italia era la più prospera
e colta regione d'Europa. Usufruendo di un'eredità
intellettuale che si era concretizzata nel campo della letteratura,
della tecnologia e della scienza, le università italiane
del XVI secolo superavano tutte le altre per il livello dei
loro insegnamenti e per l'originalità delle loro facoltà.
Tra le università italiane, Padova
primeggiava; fu Padova ad attirare Vesalio, Fracastoro, Harvey,
e soprattutto Galileo, che vi insegnò dal 1592 al 1610.
Se la scuola di medicina di Padova era così
famosa da richiamare studenti da ogni parte d'Europa, l'università
non era meno notevole per i suoi filosofi, che proseguivano
le ricerche medievali sulla logica della scienza sperimentale.
Tuttavia, sebbene la dottrina padovana precedesse di molto
ciò che Francesco Bacone e Galileo avrebbero insegnato
più tardi, i temi scottanti degli inizi del XVI secolo
erano da rintracciarsi non nelle scienze sperimentali ma nell'astronomia.
Il sistema tolemaico, che da ben 14 secoli offriva con successo
una rappresentazione matematica dell'universo, era ormai esasperatamente
complicato; le sue tavole contenevano errori (infatti, le
previsioni si scostavano di giorni o settimane), e soprattutto
non riusciva ad indicare come potessero venire rettificati
i numerosi errori accumulatisi nel calendario giuliano.
Quest'ultimo problema, di così grande
importanza per la Chiesa, visto che le incongruenze fra le
date del calendario e le vicende stagionali avevano delle
pesanti ripercussioni su tutto l'anno liturgico, indusse lo
stesso papato a favorire la ricerca di un nuovo sistema.
Ne furono proposti diversi, anche alternativi,
ed uno fra tutti fu ideato da Giovambattista D'Amico.
Anche se superfluo, va tuttavia ricordato
che l'unica a sopravvivere sarebbe stata l'opera di un astronomo,
Copernico, profondo conoscitore di Tolomeo e della matematica,
che avrebbe avanzato una supposizione audace ma di eccezionale
importanza, ossia che ad essere immobile fosse il sole e non
la terra, compiendo così il primo passo verso la rivoluzione
scientifica.
Giovambattista D'Amico nacque Cosenza nel
1511 e fu assassinato a Padova nel 1538. Membro dell'Accademia
Cosentina si formò all'università di Padova,
segnalandosi come prima si è accennato, nell'ambito
dell'astronomia.
In tal senso compose un'opera, edita nel 1536,
"De motibus corporum coelestium iuxta principia peripatetica
sine eccentricis et epicyclis", copia della quale, appartenuta
ad E. Torricelli, è custodita nella Biblioteca Nazionale
di Napoli. Si tratta d'un componimento che seppure inconsistente
da un punto di vista strettamente epistemico, aderisce con
coerenza ai fondamenti teorici dell'astronomia del tempo,
che venivano esposti in due insegnamenti di tipo diverso a
seconda che venissero trattati dai "naturales",
i fisici cosmologi che si ispiravano fedelmente ad Aristotele,
o dai "mathematici", vale a dire dagli astronomi
interessati al calcolo delle posizioni attraverso le osservazioni,
in ossequio ai dettami del sistema tolemaico, noto col nome
di "sistema degli eccentrici e degli epicicli".
Va notato, che mentre i "naturales"
attribuivano alla cosmologia aristotelica una valenza ontologia,
ossia la consideravano descrittivamente vera, i "mathematici"
pensavano invece al sistema tolemaico solo in termini utilitaristici,
ossia nient'altro che come ad un comodo strumento di calcolo,
scevro da ogni pretesa di descrivere il mondo per come esso
veramente è.
La novità di D'Amico, ed in verità
anche di altri pensatori del XVI secolo, compreso lo stesso
Copernico seppure su presupposti diversi, consiste nel rifiuto
di questa dicotomia tra astronomia e cosmologia, tra matematica
e filosofia, ossia nel rigetto dell'idea che un sistema descrittivamente
vero, a causa del suo carattere eminentemente qualitativo
non possa essere in grado di "sozein ta phainomena",
ossia salvare le apparenze.
Come lascia intendere il titolo della sua
opera, D'Amico intende attenersi scrupolosamente ai principi
dello Stagirita espungendo dal proprio sistema ogni ipotesi
ad hoc, specificamente gli eccentrici e gli epicicli, la cui
portata ontologica, come lo stesso Tolomeo ed i "mathematici"
ben sapevano, era problematica.
E' pertanto evidente che D'Amico si colloca
nel solo della tradizione peripatetica, fornendo peraltro
un apporto significativo.
La riprova di ciò sta nel fatto che
lo stesso Copernico, nella Prefazione al "De Revolutionibus",
nella lettera dedicatoria al Pontefice Paolo III, seppur prendendone
le distanze abbia fatto indirettamente riferimento alla tesi
del D'Amico, dando così testimonianza di credito nei
suoi confronti.
Ulteriore riconoscimento di merito, fu offerto
a D'Amico da parte di G. Paolo Aquino nella celebre orazione
in morte di Telesio, nonostante l'uno e l'altro avessero rappresentato,
nell'ambito dell'aristotelismo, rispettivamente, l'ortodossia
e l'eterodossia.
Non va infine dimenticato, che ai nostri giorni
il pensatore cosentino viene regolarmente annoverato, anche
dagli storici della scienza più autorevoli, tra quanti
contribuirono efficacemente ad animare le temperie culturale
che fece da sfondo alla rivoluzione scientifica.
Non va infine dimenticato, che ai nostri giorni
il pensatore cosentino viene regolarmente annoverato, anche
dagli storici della scienza più autorevoli, tra quanti
contribuirono efficacemente ad animare le temperie culturali
che fece da sfondo alla rivoluzione scientifica.
A fronte di questi riscontri illustri va tuttavia
sottolineato, non senza amarezza, che la bibliografia riferita
specificamente a D'Amico è molto scarsa. Egli, infatti,
viene ricordato prevalentemente in alcuni repertori biografici,
alcuni di quali tutt'altro che recenti:
R. Valentini, "Discorso sull'Accademia
Cosentina", Napoli, Gennaro Reale 1812;
F. Colangelo, "Storia dei filosofi e
dei matematici napoletani e delle loro dottrine dà
Pitagorici sino al secolo XVIII dell'era volgare Napoli 1834;
C. Minieri Riccio, "Memorie Storiche
degli Scrittori nati nel Regno di Napoli, Napoli 1844;
L. Accattatis, "Le biografie degli uomini
illustri delle Calabrie", Cosenza 1869 - 77.
Fra i repertori temporalmente a noi più
vicini, si possono citare:
V. G. Galati, "Gli scrittori delle Calabrie,
Dizionario biobibliografico", Firenze 1928;
L. Aliquò Lenzi, F. Aliquò Taverniti,
"Gli scrittori calabresi", Reggio Calabria 1955
-58;
F. Nicolini, "Saggio d'un repertorio
biobibliografico di scrittori nati o vissuti nell'antico regno
di Napoli", Napoli 1966;
Pasquino Crupi, "Storia della letteratura
calabrese. Autori e Testi". Vol.II, Ed. Periferia, Cosenza
11994;
Luigi De Franco, "Filosofia e scienza
in Calabria nei secoli XVI e XVII". Ed.Periferia, Cosenza
1988.
Va sottolineato in verità, che soprattutto
quest'ultima opera è alquanto compiuta ed incisiva,
compatibilmente con i caratteri e le esigenze che si prefigge
di soddisfare un'opera come questa, eminentemente compilativa.
Io stessa in effetti me ne sono avvalsa quale
pregevole fonte di informazioni e di spunti per ulteriori
e più specifiche ricerche, mossa dalla consapevolezza
che, a dispetto dei luoghi comuni che aprioristicamente condannano
il Meridione come strutturalmente involuto, sterile di risorse
intellettuali ed atavicamente bisognoso di paternalistiche
sovvenzioni, la nostra terra è invece sempre stata
ricca di idee e di ingegni, che in vario modo hanno contribuito
al progresso del sapere.
Non è mio compito enucleare i motivi
del silenzio che avvolge i nomi e l'opera di tanti nostri
illustri conterranei, inducendoci, noi stessi prigionieri
dei succitati pregiudizi, a pensare il lontano come aristotelico
"luogo naturale" della cultura e del benessere.
Sono tuttavia convinta che solo combattendo
l'ignoranza si possa offrire un contributo necessario quanto
fruttuoso per un positivo, radicale cambiamento dei nostri
schemi mentali, all'insegna della conoscenza e dell'acquisizione
di una sempre maggiore consapevolezza della nostra storia,
in definitiva della nostra identità.
Esattamente in tale prospettiva mi è
parso ragionevole programmare una ricerca, intesa a recuperare
il testo del D'Amico, a tradurlo e commentarlo, così
che possa essere offerto alla fruizione degli specialisti
e del largo pubblico cosentino.

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A P P E N D I C E
GLOSSARIO
ASTROFISICA: termine abitualmente impiegato
al giorno d'oggi per indicare lo studio e la costituzione
degli astri attraverso le loro proprietà fisiche ed
evoluzione. L'astrofisica si occupa anche del mezzo interstellare.
ASTRONOMIA: Scienza che studia, sotto molteplici
aspetti, i corpi celesti. Si suddivide in: astronomia di posizione
o sferica, che predice i loro movimenti; meccanica celeste,
che tratta del moto degli astri in base ai principi della
gravitazione universale e della meccanica relativistica; astronomia
descrittiva, che descrive la superficie dei corpi celesti
(Sole, Luna, pianeti); astronomia pratica, che applica l'osservazione
del moto e della posizione dei corpi celesti alla misura del
tempo e alla determinazione delle coordinate geografiche di
un punto sulla superficie terrestre (nell'astronomia pratica
rientra anche l'astronomia nautica, usata nella navigazione
marittima e aerea); astrofisica, che estende le leggi della
fisica allo studio e alla classificazione degli oggetti celesti;
cosmologia e cosmogonia, che studiano origine, evoluzione
e struttura dell'universo; radioastronomia, che esplora il
cielo captando le radioonde provenienti dallo spazio, etc.
COPERNICO, Nicola: nome italianizzato di Nikolaj
Kopernik (Torun 1473-Frombork 1543), astronomo polacco. Studiò
dapprima all'università di Cracovia, ma la sua formazione
avvenne soprattutto in Italia (dal 1496 al 1505), dove frequentò
le università di Bologna e Padova, studiando medicina
e astronomia, prima di laurearsi in diritto canonico a Ferrara.
Un primo accenno alla concezione eliocentrica
che prese poi il nome di "sistema copernicano" si
trova in un suo saggio del 1530, il Comentariolus; ma soltanto
nel 1543, per le insistenze di amici e discepoli, Copernico
pubblicò il De revolutionibus orbium coelestium libri
VI, che aveva scritto e riscritto dal 1530.
Prima ancora della pubblicazione del De revolutionibus,
Lutero e Calvino avevano preso una posizione nettamente contraria
alle concezioni eliocentriche che venivano illustrate e discusse
nelle università; dopo la pubblicazione dell'opera
di Copernico fu Melantone, nel 1549, ad assumersi il compito
di condannarla ufficialmente in nome della chiesa protestante.
Solo molto più tardi, nel 1616, la chiesa cattolica
avrebbe posto nell'Indice dei libri proibiti il De revolutionibus,
soprattutto per il clamore suscitato dalla polemica e dalle
prese di posizione di Galileo, che trascendevano il campo
scientifico per invadere quello teologico.
Le discussioni erano particolarmente vivaci
in quel tempo perché le Tavole alfonsine, vecchie di
un paio di secoli soltanto, e formulate in base alla teoria
tolemaica, non davano risultati coincidenti con le osservazioni
per la posizione dei pianeti, del Sole e della Luna. A Copernico,
anche se non fu il primo a formularla, spetta il merito di
aver riproposto e difeso la teoria eliocentrica, sostenendo
che i criteri di "perfezione" e di "semplicità",
imperanti nel campo scientifico-filosofico fin dai tempi più
antichi, potevano essere rispettati contemporaneamente nell'ipotesi
eliocentrica in modo più soddisfacente di quanto non
avvenisse con la teoria geocentrica tolemaica.
Per Copernico i pianeti (e fra questi la Terra)
si muovono intorno al Sole descrivendo orbite circolari non
complanari; solo la Luna ruota intorno alla Terra; la sfera
celeste conserva il carattere che le attribuivano gli antichi,
cioè le stelle sono tutte a una ugual distanza o, meglio,
a un'enorme distanza dal Sole, centro immobile di tutti i
movimenti. Per capire l'importanza della "rivoluzione
copernicana" e comprendere l'asprezza delle prese di
posizione dei teologi, bisogna ricordare che tutte le religioni
consideravano l'uomo come un essere privilegiato, come il
sovrano dell'universo; la Terra doveva quindi assumere importanza
particolare proprio per il fatto di ospitare l'uomo e non
poteva che stare immobile al centro dell'universo. Nelle chiese
cristiane, inoltre, la Terra veniva considerata privilegiata
anche per il fatto che su di essa era avvenuta l'incarnazione.
Ma il sistema eliocentrico si impose definitivamente
soltanto molto più tardi, dopo l'enunciazione delle
leggi cinematiche sul moto dei pianeti da parte di Keplero
e dopo le prime osservazioni telescopiche di Galileo, quando
Newton dettò a legge dinamica di gravitazione (1687).
Copernico aveva aperto la strada, ma è
opportuno notare che nella formulazione definitiva della teoria
eliocentrica poco restava ormai del "sistema" da
lui concepito.
ECLITTICA: 1. orbita della terra attorno al
Sole; 2. orbita che il Sole sembra descrivere in un anno attraverso
le costellazioni zodiacali.
GALASSIA: sistema stellare comprendente qualche
decina o centinaio di miliardi di stelle. Si stima che nell'universo
vi siano più galassie che non stelle in una galassia.
GALILEI, Galileo: (Pisa 1564-Arcetri, Firenze1642)
scienziato e filosofo italiano.
E' una delle figure più significative
della storia del pensiero moderno. L'importanza della sua
opera non riguarda solamente la storia della scienza, ma anche
la storia del pensiero filosofico, della lingua e della letteratura
italiane e in generale della cultura. Di particolare interesse,
da quest'ultimo punto di vista, è il suo tentativo
(che si potrebbe qualificare "di politica della cultura")
rivolto a ottenere una forma di consenso alle rivoluzionarie
scoperte copernicane da parte dell'autorità pontificia;
il fallimento di tale tentativo darà un contributo
determinante allo sviluppo in senso laico della scienza moderna.
Iniziò ad occuparsi di matematica sotto
la direzione di Ostilio Ricci da Fermo, che era stato discepolo
di Nicolò Tartaglia; cominciò pure ad interessarsi
di osservazioni fisiche.
Nel 1589 il granduca Ferdinando I di Toscana
gli assegnò un insegnamento di matematica all'Università
di Pisa, e qui Galileo resterà fino al 1592, anno in
cui otterrà un posto di professore, sempre di matematica,
all'Università di Padova. Qui Galileo si fermò
diciotto anni, cioè fino al 1610, intessendo fecondi
rapporti con il vivace ambiente intellettuale padovano e veneziano,
e intraprendendo numerose ricerche scientifiche.
Come professore di matematica, Galileo doveva
anche esporre il sistema di Tolomeo; nel contempo però
confessava, in lettere private, di essere ormai persuaso della
verità del sistema copernicano.
Nel 1609, giuntagli notizia che alcuni modesti
occhialai olandesi avevano costruito un "occhiale"
capace di rendere visibili gli oggetti lontani, e avutone
forse fra le mani qualche esemplare, Galileo ricostruì
l'apparecchio con notevoli miglioramenti; e di tale apparecchio
egli si servì, alla fine del 1609 e nelle prime settimane
del 1610, per compiere accuratissime osservazioni astronomiche.
I risultati di queste osservazioni furono da lui subito comunicati
nel Sidereus Nuncius, opera finita di stampare il 12 marzo
1610. Nonostante le critiche di numerosi avversari, la verità
delle scoperte galileiane finì rapidamente per imporsi,
e Galileo divenne celebre in tutti i paesi europei.
Nel giugno 1610 il granduca Cosimo II deliberò
di assumerlo come "matematico primario" dell'Università
di Pisa e come "filosofo del serenissimo gran duca".
Il trasferimento a Firenze (settembre 1610) permetterà
a Galileo di risolvere definitivamente tutti i suoi problemi
finanziari e di dedicare per intero il proprio tempo alla
ricerca scientifica e ai dibattiti filosofici.
I successivi anni possono venire suddivisi
in tre periodi: il primo va dal 1610 al 1616 (primo processo
intentato dal Sant'Uffizio); il secondo periodo va dal 1616
al secondo processo intentatogli dal Sant'Uffizio e conclusosi
il 22 giugno 1633 con la solenne abiura di Galileo. Le opere
principali pubblicate in questo periodo sono: Il saggiatore
(1623) e il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo,
tolemaico e copernicano (1632), che inizialmente aveva ottenuto
l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, ma che
subito dopo venne severamente condannato provocando il processo
del 1633. Il terzo periodo va dal giugno 1633 alla morte di
Galileo (8 gennaio 1642).
Il carcere formale, a cui Galileo era stato
condannato, venne subito commutato in una "relegatione
o confine al giardino della Trinità dei Monti"
e presso l'arcivescovo di Siena; nel dicembre 1633 gli verrà
consentito di trasferirsi nella propria abitazione ad Arcetri.
Nonostante il rigoroso isolamento in cui fu
costretto a vivere e l'aggravarsi degli acciacchi della vecchiaia
(nel 1637 divenne completamente cieco), Galileo trovò
la forza di proseguire tenacemente le proprie indagini scientifiche,
come risulta dalla pubblicazione della sua più importante
opera di meccanica, Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno
a due nuove scienze (1638).
KEPLERO, Giovanni: nome italianizzato di Johannes
Kepler (Weil 1571-Ratisbona 1630), astronomo tedesco.
Dal 1589 studiò a Tubinga, col proposito
di diventare pastore luterano; si interessò soprattutto
di matematiche seguendo le lezioni di astronomia di M. Maestlin
(1550-1630), un fervente sostenitore delle teorie copernicane.
Nel 1594 Keplero si trasferì a Graz,
con l'obbligo di affiancare all'insegnamento la compilazione
di almanacchi e oroscopi.
Di questo periodo è l'idea della sua
prima opera, il Prodromus dissertationum, nella quale espone
una cosmografia matematico-mistica cercando di stabilire correlazioni
fra le sfere occupate dai pianeti e i cinque poliedri regolari.
Nell'opera si trovano accenni all'attrazione reciproca fra
i corpi celesti.
Keplero, pur essendo nominato dall'imperatore
Rodolfo II successore di Brahe come astrologo di corte, si
ritrova con un magro appannaggio; vivrà compilando
oroscopi e lascerà poi scritto che "i filosofi
non dovrebbero biasimare con tanta acredine la figlia della
astronomia, perché è lei che nutre sua madre".
Le sue opere più importanti sono tutte
del periodo in cui visse a Praga. Nel 1604 pubblica un trattato
di ottica geometrica intitolato Ad Vitellionem paralipomena,
in cui fornisce la spiegazione delle eclissi e delle occultazioni
lunari, valuta la frequenza dei passaggi di Mercurio e Venere
sul disco del Sole e spiega correttamente l'effetto della
rifrazione atmosferica sulle osservazioni astronomiche, calcolando
una tavola che permette di valutarla per varie distanze zenitali.
Nel 1606, Keplero pubblica le sue considerazioni sulla stella
nova che aveva osservato nella costellazione di Ofiuco due
anni prima e, nel 1609 stampa la sua opera principale Astronomia
nova, seu physica coelestis.
Da otto anni Keplero dispone delle osservazioni
raccolte da Brahe e le va elaborando: sa che sono esatte al
minuto, ma confrontando i dati sul movimento di Marte con
la teoria copernicana rileva uno scarto regolare che raggiunge
gli otto minuti. Per eliminare questa discordanza immagina
che l'orbita di rivoluzione di Marte intorno al Sole non venga
descritta con velocità costante e formula così
la legge delle aree (oggi conosciuta come "seconda legge
di Keplero" e giunge così a quella che oggi si
chiama la "prima legge": le orbite planetarie sono
ellissi e il Sole ne occupa uno dei fuochi.
In quello stesso anno, Galileo punta per la
prima volta il cannocchiale verso il cielo; Keplero viene
informato delle sue scoperte e tenta anche di decifrare gli
anagrammi con cui Galileo è solito annunciarle; i due
sostenitori della teoria eliocentrica restano in contatto
epistolare. Keplero peraltro non partecipa alle osservazioni
dirette e pubblica invece un trattato di ottica geometrica
(Dioptrice, 1611) in cui analizza teoricamente la formazione
delle immagini e propone un cannocchiale, migliore di quello
galileiano.
Nel 1613 sua madre viene accusata di stregoneria
e condannata al rogo; Keplero riesce a salvarle la vita, ma
verrà per sempre considerato un eretico e perseguitato
come figlio di una strega. Alle disgrazie familiari si aggiungono
altre delusioni: Keplero accompagna l'Imperatore Mattia alla
dieta di Ratisbona e sostiene la necessità di accettare
la riforma del calendario introdotta nel 1582 da papa Gregorio
XIII, ma i protestanti rifiutano di accoglierla.
Nel 1619 pubblica a Linz un'opera, Harmonices
mundi, che avrebbe scarso valore se non contenesse l'enunciazione
della "terza legge": i quadrati dei tempi di rivoluzione
dei pianeti sono proporzionali ai cubi dei semiassi maggiori
delle rispettive orbite. Sarà Newton, nel 1687, a riformulare
le tre leggi; Keplero le ha trovate calcolando per lunghi
anni, cercando pazientemente di stabilire rapporti, tentando
combinazioni diverse, fidando ciecamente nella magica forza
della matematica.
Keplero stampa nel 1627 a Ulm, dove si è
trasferito, le Tavole rudolfine, che vanno finalmente a sostituire
le tavole planetarie in uso a quei tempi.
Trascurando altri contributi non certo secondari
per lo sviluppo delle matematiche, resta da considerare l'atteggiamento
spirituale di Keplero di fronte alla scienza e alla vita.
Assillato dalla povertà riesce ugualmente a concentrarsi
negli studi; non si pone problemi metodologici, come i suoi
contemporanei Galileo e Cartesio; confida nella matematica
che governa l'universo. Il misticismo di questa sua concezione
gli deriva dalla profonda conoscenza della filosofia di Pitagora
e Platone, della geometria di Euclide e Apollonio, della cosmologia
di Aristarco e di Copernico; ma crede soprattutto nella matematica.
NEBULOSA: termine generico designante qualsiasi
oggetto flou. Con il perfezionarsi degli strumenti si è
constatato che sotto questo termine sono stati racchiusi oggetti
molto differenti.
PENDOLO: in meccanica corpo rigido libero
di oscillare attorno ad un asse orizzontale fisso sotto l'azione
della sola forza di gravità. Nel caso più semplice
il pendolo è costituito da una piccola massa sospesa
all'estremità di un filo che ha l'altra estremità
fissata.
Pendolo di Foucault: il pendolo tende a conservare
immutato il suo piano di oscillazione rispetto a un riferimento
assolutto, per esempio rispetto alle "stelle fisse"
della sfera celeste. Poiché la Terra ruota, il piano
di oscillazione del pendolo ruota rispetto al suolo terrestre
(che rappresenta il sistema di riferimento più consueto)
di un angolo che dipende dalla latitudine del luogo in cui
si compie l'esperienza; ai poli il piano di oscillazione del
pendolo ruota di 360° in un giorno, mentre all'equatore
resta inalterato anche rispetto al suolo.
Nel 1851, in una famosa esperienza compiuta
nel Panthéon di Parigi con una grossa sfera di metallo,
sostenuta da un filo di 64 m e con una sospensione sferica
particolarmente curata per non introdurre forze di trascinamento,
L. Foucault dimostrò sia una validità della
teoria relativa al piano di oscillazione del pendolo, sia
(inversamente) la rotazione della Terra rispetto alle stelle
fisse.
PERIODO DI RIVOLUZIONE: tempo impiegato da
un astro per compiere un'orbita completa attorno a quello
rispetto al quale gira. Il periodo di rivoluzione della Terra
attorno al Sole è di 365,25 giorni.
PERIODO DI ROTAZIONE: tempo impiegato da un
astro per compiere un giro attorno a se stesso. Il periodo
di rotazione della Terra è di 23 ore, 56 minuti e 4
secondi.
PLANETARIO: dispositivo atto a rappresentare
gli aspetti e i movimenti dei corpi celesti. Il primo modello
fu ideato dal tedesco Dott. Bauersfeld. Un tipo più
perfezionato consiste in un particolare apparecchio meccanico
di proiezione - posto al centro di una sala a cupola, che
rappresenta la volta celeste - dotato di due semisfere terminali
che proiettano le stelle fisse riproducendo le costellazioni,
e di alcuni dischi girevoli trascinati da motori con velocità
calcolata: su questi dischi sono collocati i proiettori di
Sole, Luna e pianeti, che permettono la visione delle orbite
apparenti descritte da questi oggetti fra stelle fisse della
sfera celeste. Oltre ai due moti apparenti fondamentali -
rotazione e rivoluzione - questo tipo di planetario consente
di riprodurre le fasi della Luna, il moto di precessione degli
equinozi, ecc..
I modelli attuali più sofisticati sono
sistemi di proiezione astronomica a fibre ottiche, controllati
dal computer, che consentono di presentare con alto grado
di definizione pressoché tutti i fenomeni celesti ma
soprattutto di simulare gli spostamenti in latitudine, offrendo
quindi la visione di tutti i fenomeni astronomici osservabili
a occhio nudo da un qualunque punto della superficie terrestre,
in una data ora d'un qualunque giorno in una data località
e si presta, pertanto, a ricostruire l'aspetto del cielo in
una data epoca, come una vera indagine storica. Questi tipi
più sofisticati possono essere utilizzati anche per
altri tipi di proiezioni scientifiche. Le proiezioni vengono
effettuate sulla superficie interna di una cupola che può
raggiungere anche i 28 metri di diametro.
PRECESSIONE: Movimento rigido composto dal
moto di rotazione di un corpo (rigido) intorno ad un asse
a, il quale a sua volta ruota intorno ad una retta p (p ed
a hanno in comune un punto P ) formando con essa un angolo
costante. In totale tramite il moto intorno ad a (asse di
figura) e di conseguenza intorno a p (asse di p), il corpo
viene ad assumere un moto rigido intorno a P.
Dei moti di precessione esistono molti esempi
in meccanica, ma il più vistoso è quello della
p. degli equinozi. La prima osservazione sperimentale del
fenomeno fu eseguita da Ipparco nel 139 a.C.; Copernico e
Newton impostarono poi il problema su basi matematico-scientifiche.
Il Sole e la Luna non si trovano sul piano dell'equatore terrestre.
Le forze che essi esercitano sul rigonfiamento equatoriale
non sono quindi equilibrate, nel senso che nasce un momento
rispetto all'asse terrestre. Sottoposto a questo momento,
l'asse terrestre (asse di figura) si muove, ruota, intorno
all'asse dell'eclittica (asse di p.) formando con esso un
angolo costante pari all'angolo tra il piano dell'eclittica
e quello dell'equatore. Si ha così un moto di precessione
retrogrado. Le conseguenze sono piuttosto vistose. La linea
degli equinozi, che è perpendicolare al piano rotante
determinato dall'asse di p. e dall'asse di figura, e passa
per il centro della Terra, non è fissa e retrocede
sull'eclittica. Per fare un giro completo impiega, tenendo
conto del Sole, della Luna e dei pianeti, 25.765 anni. Il
Sole si presenta quindi agli equinozi non a distanza di 6
mesi, ma un po' prima. Naturalmente poi variando la direzione
dell'asse terrestre varia anche la stella polare e le coordinate
degli astri, e quindi le costellazioni visibili.
SISTEMA SOLARE: insieme costituito da una
stella e dai pianeti che le ruotano attorno. Il nostro sistema
solare comprende il Sole (la stella), Mercurio, Venere, Terra,
Marte, Giove, Urano, Nettuno e Plutone, A questi corpi principali
occorre aggiungere molti corpi minori (asteroidi, comete,
meteoriti, ecc.).
TOLOMEO, Claudio: (n. 100 ca. - m.170 ca.)
scienziato alessandrino. Della sua vita, si sa soltanto che
fu impegnato nella propria attività scientifica ad
Alessandria d'Egitto nel secondo quarto del sec. II. In campo
astronomico, Tolomeo delineò una teoria sull'universo
sistematica e coerente, la quale rappresenta il grado di sviluppo
più alto raggiunto nell'antichità da questo
ramo della scienza. La sua principale opera in materia, Sintassi
matematica (passata però alla storia con il titolo,
di derivazione araba, di Almagesto), costituì, fino
al contrastato avvento del sistema copernicano, il testo fondamentale
dell'astronomia. Dal punto di vista metodologico, Tolomeo
attribuì la massima importanza alla determinazione
dei dati empirici dell'osservazione, non meno che all'elaborazione
dell'apparato matematico in base al quale operare la connessione
di tali dati.
Il suo sistema astronomico si basa nel complesso
sulle dottrine di Ipparco, con notevoli integrazioni e sviluppi.
L'universo tolemaico è finito, sferico e geocentrico.
I cieli (nell'ordine delle stelle fisse, quello di Saturno,
di Giove, di Marte, del Sole, di Venere, di Mercurio, della
Luna), ruotano come sfere intorno alla Terra immobile, compiendo
ogni giorno un giro verso occidente. Il Sole, la Luna e i
pianeti hanno anche un secondo movimento, più lento
del primo e diretto verso oriente.
Tolomeo si occupò anche di astrologia:
a tale argomento dedicò un trattato (in latino Opus
quadripartitum), nel quale si propose di elevare alla dignità
di vera scienza anche la dottrina degli influssi degli astri.
Rilevanti sono pure i suoi studi di ottica
e di acustica, di teoria musicale, di geografia (che costituisce
una sintesi delle conoscenze geografiche dell'antichità).

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-2005-
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