|
CITTA'
DI COSENZA
"La Storia"
Cosenza
nell'età contemporanea e nella storia del presente
Bibliografia
COSENZA
NELL’ETÀ CONTEMPORANEA
E NELLA STORIA DEL
PRESENTE
di Tobia Cornacchioli
Al forestiero che giunge a Cosenza e si chiede
da dove iniziare la visita della città vogliamo proporre
un itinerario che faccia tesoro della risposta che uno dei
maggiori storici del Novecento fornisce ad un allievo allorché
giungono insieme in una città mai visitata: "Pare
che ci sia un Municipio nuovissimo. Cominciamo di là",
suggerisce il maestro, e così giustifica la sua intenzione:
"Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose
vecchie. Ma sono uno storico. Ecco perché amo la vita".

il municipio
E Marc Bloch (l’allievo dello storico medievista Henri
Pirenne, che racconta l’episodio ne L’apologia
della storia) dopo aver riflettuto che "è vano
affaticarsi a comprendere il passato ove nulla si sappia del
presente", commenta: "Questa facoltà di apprendere
ciò che vive: ecco la massima virtù dello storico".
Un intrigante avvio
Similmente allo storico belga anche il visitatore - virtuale
o meno - della città ama la vita, e siamo certi che
gradirà riscoprire la storia di una città viva
come Cosenza percorrendo un itinerario nello spazio e nel
tempo che inizi là dove oggi la vita pulsa di più,
ovvero dove in misura maggiore si concentra una plurimillenaria
storia urbana che non smette di ribollire, così come
continua a gorgogliare nel recipiente dell’atanor il
precipitato della sapiente miscela di un alchimista, prima
di giungere ad ulteriori incessanti trasmutazioni.
Al forestiero, saggiamente curioso, potremmo suggerire di
iniziare la sua visita dal costruendo Viale Parco, la più
recente espressione di quell’antichissimo percorso che
si snoda da settentrione a meridione o da sud verso nord,
e che lungo il suo cammino interseca alla loro confluenza
due vie fluviali (il Crati e il Busento) e i due sentieri
che giungono dalla Presila e dalle Serre costiere.

confluenza dei fiumi Crati e Busento
Ed è proprio allo straordinario e arcaico incrocio
fra queste vie che genti anch’esse antiche hanno costruito
una città che, come esprime il suo stesso nome, invita
al consenso, alla concordia, alla solidarietà; una
città che è centro fin da epoche remote di un
vasto e articolato complesso metropolitano - l’Università
di Cosenza et soi Casali - che dal Medioevo si è contraddistinto
per la sua prosperità e la sua autorevolezza, anche
grazie al prezioso contributo dei Casali.
Quei Casali - i paesi sparsi fra le due rive del Crati - che
Giuseppe Imbesi indica, insieme all’altro luogo simbolo
di Cosenza, ovvero la confluenza dei fiumi, come i genii loci
della città; e che sono legati a Cosenza da relazioni
sociali, economiche, culturali, e da un intenso rapporto grazie
al quale la popolazione cosentina, periodicamente, in un profondo
respiro demografico, vi si espande per poi concentrarsi nuovamente
nel centro urbano.
Il Viale Parco rappresenta la più recente espressione
e il simbolo dell’antichissimo percorso protostorico,
della successiva via consolare romana, dell’itinerario
dei napoleonidi prima, e borbonico poi, della SS 19 delle
Calabrie, affiancata dalla più recente Autostrada del
Sole. Pregno di storia esso è anche la rivalsa sull’ottocentesco
rilevato ferroviario che nella seconda metà del Novecento
ha spaccato in due la città.

viale parco
Ed anche come atto riparatore di una non recente ferita urbanistica,
nell’attività febbrile che ne segna la realizzazione,
il costruendo Viale Parco è l’esempio più
manifesto della Cosenza che vive, la Cosenza che più
interessa allo storico accorto e al forestiero attento alla
vita e non alle curiosità morte degli eruditi.
Ecco perché esso rappresenta la prima e più
intrigante tappa di un percorso che un tempo portava alle
soglie della città, a quella vecchia stazione ferroviaria
intesa da un visitatore inglese dell’Ottocento come
la soglia di Cosenza aperta sull’Europa, e che fra breve
servirà a congiungere attraverso la metropolitana leggera
il centro cittadino all’Università della Calabria
che simboleggia il futuro per la città e per l’intera
regione.
Il Viale Parco, tappa iniziale di un itinerario che dalla
vita di oggi ci spinge verso la vita degli umani di ieri,
è il presente che interroga e contribuisce a spiegare
il passato; come tale è il luogo elettivo dal quale
iniziare una visita alla città e alla sua storia contemporanea.
Verso il secolo nuovo
Al passaggio fra Otto e Novecento Cosenza - secondo la efficace
espressione di Michele Fatica - si dota di gran parte dei
servizi essenziali per essere classificata una città
moderna, ad iniziare proprio dal collegamento ferroviario
che (svolgendosi nel suo ultimo tratto sull’attuale
percorso del costruendo Viale Parco) unisce a quel tempo,
attraverso la stazione intermedia di Sibari (allora Buffaloria),
la città con la rete nazionale che corre lungo la ferrovia
jonica. Qualche decennio dopo la più veloce linea tirrenica
raggiungerà la Calabria, e Cosenza si congiungerà
ad essa attraverso la suggestiva tratta per Paola, dopo che
sarà prevalsa quest’ipotesi sull’altra
della derivazione verso Nocera Terinese lungo il fiume Savuto.
George Gissing (lo scrittore inglese che abbiamo richiamato
più sopra a proposito della vecchia stazione) quando
giunge a Cosenza alla fine dell’Ottocento, ha modo di
osservare - forse un po’ ottimisticamente, ma di certo
coerentemente con il suo modo di pensare moderno - che la
linea ferroviaria ha inserito nella rete europea la città,
dove inizia ad apparire "l’età nuova"
grazie alle sbuffanti locomotive, alle più comode strade
di circonvallazione, ai nuovi ponti in ferro che, in attesa
di essere sostituiti da quelli in ferro-cemento, vengono accolti
(negli stessi anni della costruzione della Tour Eiffel di
Parigi) come un tangibile segno di tempi del tutto nuovi che
si immaginano proiettati verso infiniti progressi.
Fra l’ultimo quinquennio del secolo al tramonto e il
primo lustro del nuovo, la delegazione comunale, nella quale
trovano posto preminente i rappresentanti della migliore cultura
progressista cittadina, appronta un insieme di provvedimenti
che permettono alla città di presentarsi preparata
all’appuntamento col secolo nuovo.
I progetti di realizzazione di centrali elettriche utili sia
all’illuminazione pubblica che per la fornitura di energia
al comparto economico e produttivo cittadino, la costruzione
di un moderno acquedotto e l’inizio della distribuzione
dell’acqua nelle case, altri interventi strutturali
su viabilità urbana e condizione igienica della città,
insieme all’avviato completamento del teatro comunale,
ed al progetto di inalveamento dei fiumi, riscrivono e trasformano
profondamente l’aspetto urbano di Cosenza, che abbandona
il suo arroccamento sul colle Pancrazio per scendere decisamente
a valle.
Oltre che sul piano dell’intervento urbanistico, anche
dal punto di vista sociale e culturale la città è
impegnata in una profonda opera di modernizzazione.
E non sono pochi i fatti e gli elementi che mostrano che Cosenza,
al sorgere del Novecento, è all’alba di una vita
nuova: è il caso dell’attivazione e della rinascita
di nuovi e antichi circuiti culturali: i moderni e vivaci
circoli di cultura e l’antica e prestigiosa Accademia
Cosentina, la stampa periodica, l’istituzione di una
biblioteca pubblica che diventerà l’attuale prestigiosa
Biblioteca Civica, le nuove scuole accanto all’antico
liceo intitolato al Telesio.
È il caso, ancora, dell’irrompere sulla scena
cittadina di nuove e impegnate correnti politiche: dai socialisti
di Pasquale Rossi e Pietro Mancini, ai cattolici progressisti
di don Carlo De Cardona, che iniziano una serrata critica
contro la vecchia rappresentanza parlamentare affetta da trasformismo
e da una grave forma di cecità politica; è il
caso, infine, del manifestarsi di quei fermenti di novità
che stimolano la Massoneria presente e attiva in città,
e che percorrono come una scarica elettrica alcuni settori
delle stesse classi egemoni, sottraendo spesso alla loro egemonia
culturale alcuni promettenti rampolli.
Né mancano, in questi anni, le proiezioni culturali
e scientifiche della città verso l’Italia e l’Europa
tutta, considerato che promettenti o già affermati
intellettuali cosentini - Bernardino Alimena, Bonaventura
Zumbini, Stanislao De Chiara, Nicola Misasi, lo stesso Pasquale
Rossi - collaborano a riviste nazionali e internazionali,
tengono conferenze in tante città d’Italia e
in Europa, ricevono onorificenze all’estero, pubblicano
con le maggiori case editrici di Roma, Torino, Palermo, Milano,
e vedono i loro libri tradotti in alcuni paesi europei.
Norman Douglas, un altro viaggiatore inglese che soggiorna
a Cosenza fra il primo e il secondo decennio del Novecento,
non può fare a meno di constatare l’avvento in
città dei tempi nuovi notando, da gaudente edonista
qual è, che a Cosenza si possono trascorrere magnifiche
giornate.
All’alba del secolo nuovo la vita cittadina, come in
buona parte d’Europa, è suggellata da una serena
fiducia nell’avvenire; ed è incardinata, nonostante
l’insieme di fattori negativi che segnano le sorti del
Mezzogiorno, alla profonda convinzione di essere incamminata
su una strada non del tutto disagevole, accompagnata in questo
cammino dalla scienza e dalla tecnologia; e segnata, dal punto
di vista della convivenza sociale e politica, da un sicuro
processo di democratizzazione che segna la vita civile del
Paese dopo i tentativi reazionari dell’ultimo Ottocento,
un processo democratico questo, sul quale si esercita l’accorta
vigilanza delle forze progressiste che vanno manifestandosi
nella società del tempo, e nella stessa Cosenza.
Anni di progresso
Agli inizi del Novecento Cosenza, che nel decennio precedente
aveva già mostrato i primi segni di un contenuto sviluppo
demografico, conta poco più di ventimila abitanti e
si prepara ad assistere ad un lento, ma continuo e costante
flusso di immigrazione che diventerà sempre più
cospicuo dagli anni trenta fino agli anni settanta.
Gli amministratori, nel manifestare consapevolezza del trend
demografico e della necessità della città di
espandersi, decidono di dotarla di un nuovo piano regolatore.
Viene quindi approntato il piano Camposano che, approvato
nel 1912, prevede l’espansione di Cosenza, una volta
bonificati i fiumi, verso est e verso nord.
L’ampliamento ad est avviene sulla riva destra del Crati
e verso la zona detta di Cosenza Casali, con la sua stazione
ferroviaria, zona che, insieme alla prospiciente fascia a
sinistra del Crati, inizia a configurarsi come il polo industriale
della città, con i suoi stabilimenti (fra i quali spiccano
quello di manufatti cementizi e una fabbrica di ghiaccio sulla
riva sinistra del fiume, e l’altro di prodotti tannici
sulla riva destra), e con gli insediamenti operai come il
palazzo detto "della Lega" frutto dell’efficace
opera della lega operaia di estrazione cattolica.
A nord la città si proietta verso il vallo, ad iniziare
dalla zona del Carmine, già individuata nel 1887 come
area di sviluppo da un primo piano di ampliamento che, però,
non aveva trovato alcuna applicazione pratica; verso tale
zona, invece, la città inizierà a svilupparsi
con decisione nell’immediato primo dopoguerra.
Nel primo quindicennio del ventesimo secolo Cosenza, immergendosi
nel clima del tempo segnato in campo nazionale dalla politica
giolittiana, si incammina sulla strada di una sempre più
decisa modernizzazione.
Fra il 1904 e il 1914, trovando anche le energie per sanare
le ferite del terremoto del 1905, si iniziano e si dà
compimento ai lavori di arginatura dei fiumi, nel mentre si
costruiscono, con le più avanzate tecniche edilizie
del tempo, due ponti in ferro-cemento: il primo che attraversa
il Busento all’altezza della chiesa di san Domenico,
e il secondo che sostituisce il cinquecentesco ponte di Santa
Maria, e supera il Crati a metà dell’attuale
corso Telesio, facilitando con la sua più ampia carreggiata
le comunicazioni e i commerci fra il centro della città
e la via verso i paesi presilani e la Sila.
E, attendendo che la città venga collegata alla linea
ferroviaria tirrenica attraverso la tratta per Paola, Cosenza
dal 1908 si collega con un regolare servizio automobilistico
alla cittadina di san Francesco e ai più importanti
centri della provincia, dopo che dal 1907 il telefono l’aveva
già unita a Reggio, Napoli e Roma.
La vita civile cittadina in questi stessi anni è animata
da una serie di periodici politici, culturali e di cronaca
che rappresentano anche la palestra per i numerosi intellettuali
che vivacizzano il dibattito cittadino; il Teatro Comunale
nel 1909 inaugura la sua prima stagione lirica con l’opera
"Aida", mentre già dal 1906 era stato introdotto
in città il film muto. Tre musicisti cosentini - il
già affermato Alfonso Rendano e gli emergenti Stanislao
Giacomantonio e Maurizio Quintieri - propongono in città,
oltre che fuori dei confini calabresi, le loro opere.
E si iniziano a manifestare, anche, quei segni tipici che
accompagnano lo sviluppo della società contemporanea:
dopo l’introduzione del cinema di cui abbiamo già
detto, nel 1913 nasce la Società Sportiva Fortitudo
con particolare attenzione verso discipline come podismo,
calcio e ciclismo
Ed è lo stesso immaginario collettivo nazionale che
propone una immagine della Cosenza del tempo segnata da tratti
di modernità: "Io non conosco abbastanza bene
la Calabria - racconta Elsa Morante nelle prime pagine della
Storia -. E della Cosenza di Iduzza non posso che ritrarne
una figura imprecisa, attraverso le poche memorie dei morti.
Credo che già fin da allora, intorno alla città
medievale che cinge la collina, s’andassero estendendo
le costruzioni moderne. In una di queste, infatti, di genere
modesto e ordinario, si trovava l’angusto appartamentino
dei maestri Ramundo".

Panorama
Due infauste digressioni
Cosenza è nel pieno fervore delle opere che tendono
a renderla una città ancor più moderna quando
nel 1915 l’Italia (lacerata dal contrasto intestino
fra interventisti e neutralisti, fazioni che trovano sostenitori
anche fra i cosentini) decide di partecipare al conflitto
che si era acceso in Europa l’anno prima.
Le nefaste conseguenze della guerra non tardano a manifestarsi
anche in città, la cui vita pubblica si inaridisce
nelle sue espressioni progettuali, a parte qualche bagliore
che si manifesta come tardivo frutto di vecchi progetti in
corso d’ultimazione, ed è il caso dell’inaugurazione
della tratta ferroviaria Cosenza-Paola, aperta senza alcun
festeggiamento il primo agosto del 1915.
La città subisce un traumatico arresto nel suo sviluppo
civile e, divenuta sede di distaccamenti militari, vede le
sue vie affollate da soldati, profughi e da qualche colonna
di prigionieri austro-ungarici che sostano in città
per essere smistati altrove, o inviati in Sila e nelle campagne
per tentare di rimpiazzare la manodopera contadina richiamata
alle armi.
Nel 1917 il carovita imperversa, i provvedimenti di calmiere
si dimostrano inefficaci, la lotta contro il mercato nero
porta a pochi risultati, la manodopera, come si diceva, viene
a mancare; l’irritazione popolare sfocia in manifestazioni
di piazza anche violente.
La fine delle operazioni belliche agli inizi di novembre del
1918 è, perciò, salutata con soddisfazione e
spontanee manifestazioni di gioia; a Cosenza, come in tante
altre città italiane, il Te Deum viene officiato nel
duecentesco Duomo dall’arcivescovo.
Il dopoguerra si presenta in città, come in tutta Italia,
carico di tensioni: aumenti eccessivi dei prezzi (e soprattutto
di quelli delle derrate alimentari), rientro dei reduci dal
fronte, riapparizione di malattie come la malaria (che si
era riusciti a circoscrivere grazie ai lavori di bonifica
iniziati negli anni prima della guerra), comparsa dell’epidemia
di febbre "spagnola", rappresentano alcuni dei fenomeni
negativi che segnano la vita della comunità cosentina
del tempo. Ad essi si somma sul piano finanziario una preoccupante
situazione delle casse del Comune, accompagnata dalla palese
incapacità dei vecchi amministratori di far fronte
all’emergenza.
Nel circondario, e in Sila soprattutto, si manifestano gravi
tensioni sociali che portano all’occupazione di terre
e alla messa in discussione dei tradizionali assetti della
proprietà terriera, così magistralmente descritti
da Elsa Morante in un’altra pagina della Storia:: "in
Calabria (come altrove nel sud) i più minacciati, nelle
loro fortune erano i possidenti agrari, i quali, fra l’altro,
erano in gran parte usurpatori, essendosi appropriati nel
passato, con vari sistemi, di terreni del demanio. Erano campi
e foreste da loro spesso lasciati incolti e in abbandono".
Nel frattempo la città ha continuato ad attirare abitanti
ed è ulteriormente cresciuta.
Alla fine del secondo decennio del Novecento conta ormai trentamila
abitanti, e si inizia a palesare una questione abitativa che
tarderà ad essere risolta.
Per altro verso Cosenza va sempre più assumendo le
caratteristiche di una realtà urbana con una precipua
vocazione commerciale e terziaria, anche se non sono assenti
quelle realtà di piccole industrie che già abbiamo
citato.
Ed è proprio dalla classe operaia che (nel più
generale clima di effervescenza sociale e politica, che caratterizza
gli anni del "biennio rosso" al centro-nord e dei
movimenti delle occupazioni delle terre nel Mezzogiorno) giunge
alla società cosentina un messaggio ben chiaro.
Gli operai della fabbrica chimica in cui si produce il tannino,
grazie a una serie di scioperi sostenuti dalla Camera del
Lavoro che ha come principale protagonista il repubblicano
Federigo Adami, nel marzo del 1920 conquistano, fra i primi
in Italia, le otto ore lavorative quotidiane.
Alle proteste popolari ed operaie, si sommano quelle dei contadini
che, organizzati dai cattolici nella leghe bianche e dai socialisti,
preoccupano non poco i locali agrari.
La società cosentina come le altre di tante città
italiane, è dunque una società in movimento,
attraversata da spinte contrastanti, animata dai nuovi partiti
che, oltre a quello socialista presente in città da
oltre un ventennio, nascono e si affermano: nel 1919 è
la volta del Partito popolare di don Carlo De Cardona e don
Luigi Nicoletti che inizia ad organizzarsi radicandosi soprattutto
fra i piccoli agricoltori del contado, e del Partito dei combattenti
che ottiene alcune interessanti quanto effimere affermazioni
politiche; nel 1921 è fondata la sezione del Partito
comunista, con un suo organo di stampa, grazie agli sforzi
organizzativi di Natino La Camera e di Fausto Gullo, quest’ultimo
consigliere provinciale del collegio presilano.
Ultimo giunge il movimento dei Fasci di combattimento di Mussolini
che inizia ad agire in città dal 1921 per opera di
Michele Bianchi, Luigi Filosa ed Agostino Guerresi, scagliandosi,
come in tutta la Penisola, contro le forze democratiche in
perfetta sintonia con quanti vedono in quelle dei perturbatori
dell’ordine stabilito e non elementi di progresso sociale.
Le azioni squadristiche, fra minacce, somministrazione forzata
di olio di ricino, assalti e devastazioni di sezioni dei sindacati
e dei partiti democratici, portano nel maggio del 1921 alla
morte dello studente lavoratore Riccardo De Luca, e nel settembre
del 1924 a quella dell’operaio socialista Paolo Cappello.
La resistenza - politica, culturale ed anche fisica - manifestata
dalle forze democratiche e progressiste della città,
rallenta la marcia dei fascisti, nonostante il palese aiuto
che essi ricevono dalle forze dell’ordine. Accade così
che alle elezioni del 1924 lo stesso leader del fascismo locale,
quel Michele Bianchi che nel 1922 aveva partecipato da quadrunviro
alla "marcia su Roma" ed è uno dei collaboratori
più stretti di Mussolini, ottiene in città meno
voti del socialista Pietro Mancini e dello stesso Tommaso
Arnoni appartenente all’area politica moderata e governativa.
Ed è proprio Tommaso Arnoni, che, dopo essersi avvicinato
al partito di Mussolini, diventa il punto di riferimento dell’ala
moderata dei fascisti e il referente locale di Michele Bianchi,
già Ministro dei Lavori Pubblici.
E sarà ancora lui a gestire il potere a Cosenza per
tutta la prima parte dell’epoca fascista.
Sviluppo urbano senza democrazia
Arnoni viene nominato inizialmente commissario straordinario
del Municipio e alla fine del 1926 podestà, in seguito
alla promulgazione della legge fascista di riforma delle amministrazioni
comunali. Si assicura l’appoggio incondizionato dello
stesso Mussolini e, forte anche del gran numero di cariche
importanti che ricopre in città, si appresta a dotare
Cosenza di una nuova sistemazione urbana, spingendola con
decisione verso il vallo e sulle colline ad ovest.
Arnoni ben presto si accorge che l’insediamento urbano
tende a superare il limite del piano Camposano fissato sull’attuale
via Piave; decide così, riprendendo di quello stesso
strumento urbanistico le direttrici di sviluppo, di meglio
definirle con un piano di ampliamento, che fa redigere nel
1935 dall’Ufficio Tecnico del Comune, retto dall’ing.
Tommaso Gualano, e che verrà approvato solo nell’ottobre
del 1939, prevedendo, fra le altre misure anche lo sventramento
di alcune fasce del centro storico cittadino, misura questa
che, per fortuna, non verrà mai attuata.
La città inizia, invece, a svilupparsi con decisione
verso nord oltre il Carmine e lungo il Busento nelle aree
rese disponibili dopo le opere di bonifica.
La nuova Cosenza fa sfoggio di larghe strade urbane, che,
come ricorda Giuseppe Cavalcanti, stupiscono non poco i cosentini
abituati alle strette vie del centro storico, e lungo le quali
sorgono, secondo le indicazione dello strumento di pianificazione
urbana, palazzi per civili abitazioni, sedi di uffici pubblici,
scuole, case popolari e per impiegati, parchi e giardini;
un nuovo acquedotto è costruito sulle colline a ovest
della città per venire incontro alle accresciute esigenze
idriche della città.
E già nel 1931 un attento viaggiatore qual è
Antonio Baldini registra le avvenute trasformazioni, e nel
suo Italia di bonincontro non si limita solo a prendere atto
dello sviluppo urbanistico, ma tenta un’ardita quanto
lungimirante previsione: "È sorta una nuova città
con caratteri tutti differenti dall’antica. […]
Oramai è chiaro che anno per anno, giorno per giorno,
quantunque ultima arrivata sulle sponde del Crati e del Busento,
la nuova città non sarà paga finché non
avrà tolto alla vecchia, se non proprio materialmente
marmi e pietre (bronzi non ce n’han più da essere),
quel che più conta: ogni prerogativa di vita".
Nel 1936 Cosenza conta ormai quarantamila abitanti residenti,
e altre migliaia ne attrae quotidianamente dal suo hinterland
e dalla provincia che ha una notevole estensione.
Se attraverso i suoi uomini di punta come Arnoni (che nei
primi anni trenta lascia la carica di podestà proprio
quando scompare Michele Bianchi l’altro protagonista
di quegli anni) il fascismo dà una nuova fisionomia
alla città, la società cosentina non è
conquistata totalmente dal regime: si avverte ancora la presenza
di antifascisti anche dopo i reiterati provvedimenti di confino,
le dure condanne del Tribunale Speciale e le sanzioni cui
sono soggetti gli ambienti dell’opposizione in città.
Non manca di fare sentire la sua voce non allineata la Chiesa
cosentina, che, in occasione della promulgazione delle leggi
razziali leva, attraverso i suoi organi di stampa e con pochi
altri esempi in Italia, un’alta protesta contro la scellerata
legislazione razzista; lo stesso Partito comunista, benché
in clandestinità, riesce a tessere una trama di rapporti
fra il centro estero e la città; gli studi professionali,
quelli degli avvocati soprattutto - è il caso dei Mancini,
dei Gullo - rappresentano le fucine del pensiero democratico
e progressista.
La città sembra offrire un suo consenso al regime solo
quando, iniziata l’avventura coloniale d’Etiopia
e con l’intervento di Mussolini in Spagna a fianco dei
golpisti di Francisco Franco, non sono pochi i cosentini che
si arruolano volontari, ma più per sottrarsi ad una
condizione di miseria segnata dalla disoccupazione che non
per spirito patriottico e fascista.
La città mostra un volto ben accetto al regime quando
viene mobilitata in occasioni importanti, come la visita dei
reali nel 1937, o quella dello stesso Mussolini nella primavera
del 1939, accolti gli uni e l’altro da una disciplinata
e festeggiante folla.
Un viaggiatore francese, Jules Destrée, che, negli
anni trenta, giunge e soggiorna in Calabria, passando per
Cosenza, dopo aver descritto l’opera compiuta dal regime,
ha modo di osservare spassionatamente che nei posti da lui
visitati "c’è dunque, inconfutabilmente,
una vernice fascista", ma si pone anche la domanda: "È
qualcosa di più di una semplice vernice?"
La risposta all’intrigante interrogativo del viaggiatore
francese la daranno la guerra che scoppierà di lì
a poco, e i fatti che seguiranno con accelerata velocità
dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia.
Anche a Cosenza l’annuncio dell’entrata in guerra
dell’Italia a fianco dell’alleato nazista è
dato in diretta da Roma attraverso la radio; qualcuno ricorda
che fra gli entusiasmi generali indotti dalla propaganda fascista,
non sono pochi, e sono soprattutto fra le donne che avevano
già subito la perdita dei loro cari nella precedente
guerra, coloro che piangono paventando ciò che l’ubriacatura
propagandistica tenta di nascondere e che è invece
ben chiaro nella coscienza di tanti.
La guerra significa morte e distruzione e, dopo averne avuto
il presentimento, i cosentini ne hanno piena e immediata contezza
quando dall’aprile del 1943 gli anglo-americani bombardano
la città.
Morti (fra cui non pochi bambini di scuola elementare all’uscita
dalle lezioni in piazza Spirito Santo), distruzione di strutture
e siti strategici e di simboli della cultura e della fede
(solo per fare alcuni esempi: la Biblioteca Civica, il teatro
Rendano, il Duomo, alcune scuole, l’Ospedale civile,
la sede centrale delle Poste, il ponte Alarico), devastazioni,
sfollamento e mercato nero, squassano il tranquillo vivere
quotidiano, già affaticato dalla partecipazione di
tanti cosentini su tutti i fronti di guerra.
Le notizie dei morti che giungono dai vari scenari bellici,
l’assenza di notizie circa i militari fatti prigionieri,
e per ultimi i violenti bombardamenti: tutto contribuisce
a far evaporare velocemente il consenso, la patina di vernice
fascista di cui aveva parlato Destrée.
Le colonne anglo-americane che nell’estate del 1943
attraversano velocemente la città precedute dai tedeschi
in fuga (che distruggono il ponte sul Busento vicino alla
chiesa di san Domenico che verrà ricostruito nel dopoguerra
e sarà intitolato al partigiano cosentino Mario Martire
morto nel lager di Mauthausen) non solo non incontrano resistenza,
quanto sono ben accolte dalla popolazione.
Pochi mesi dopo, nel primo autunno di quello stesso anno,
risorge, anzi rifiorisce rigogliosa e in tutta la gamma delle
sue espressioni (socialista, comunista, azionista, democristiana,
liberale, satirica) la stampa democratica cosentina. Nel frattempo
i partiti democratici hanno già ricostruito le loro
file, un Comitato di Liberazione Nazionale è attivo
in città, la Massoneria riorganizza le sue logge, i
poteri amministrativi non sono più in mano ai fascisti.
La riconquista delle libertà politiche
La città si avvia a scrivere un’altra pagina
della sua storia e si proietta di nuovo oltre i suoi confini,
anche dal punto di vista culturale, dopo che venti anni di
fascismo l’avevano del tutto emarginata dalla cultura
e dalle tensioni sociali e politiche europee e mondiali; ed
inizia così a recuperare il ritardo subito dopo che
fra la fine dell’Ottocento e il primo quindicennio del
Novecento aveva già dato con i suoi migliori intellettuali
ed artisti una convincente prova della sua cultura anche in
campo europeo.
Conferma della rinnovata ansia di autodeterminanzione è
offerta dai cosentini quando danno vita a quel fatto che passerà
alla storia della città come la "ribellione di
Cosenza del 4 novembre 1943".
In quel giorno di già tardo autunno una sollevazione
generale costringe gli occupanti anglo-americani a sostituire
il prefetto Endrich, imposto dal fascismo e ancora in carica
nonostante l’esautoramento di Mussolini e la caduta
del suo regime, con un rappresentante progressista che meglio
rappresenti la nuova Cosenza. Contro l’indicazione dei
manifestanti che propongono come prefetto il comunista Fausto
Gullo, gli Alleati assegnano l’impegnativa carica a
Pietro Mancini che negli anni prima del fascismo era stato
eletto alla Camera dei Deputati nelle file del Partito socialista.
E non va dimenticato che, di lì a qualche mese, attraverso
due esponenti della sinistra di classe la Cosenza progressista
sarà rappresentata nei governi di unità nazionale
(si tratta di Fausto Gullo al Ministero dell’Agricoltura
prima e a quello di Grazia e Giustizia dopo, e di Pietro Mancini
con un Ministero senza portafogli prima e poi al Ministero
ai Lavori Pubblici), nel mentre la Cosenza moderata è
già rappresentata dal liberale Quinto Quintieri al
Ministero delle Finanze del governo Badoglio, e successivamente
dal democristiano Gennaro Cassiani, nella carica di sottosegretario.
La presenza di Mancini alla prefettura e l’orientamento
progressista della città in quegli anni fanno sì
che venga nominato un sindaco socialista, Francesco Vaccaro
che regge il Comune fino alle elezioni amministrative del
1946. Gli succederanno i democristiani Maurizio Quintieri
e Alberto Serra nel mentre lo stesso partito della Democrazia
cristiana - dopo gli effimeri successi dell’Uomo qualunque
tramontato a Cosenza con le elezioni del 1948 - conquista
la centralità del quadro politico e inaugura un non
breve periodo di egemonia amministrativa che si manifesta
con giunte centriste.

Accademia Cosentina
La ricostruzione
Nel frattempo inizia la lenta opera di ricostruzione di una
città che era uscita dal fascismo e dalla guerra con
non poche piaghe da risanare.
Viene approvato un Piano di ricostruzione post-bellica, grazie
al quale si interverrà sulle zone del Carmine e del
Vescovado; e si tenta di varare un nuovo Piano regolatore
che, una volta redatto, prende il nome dal coordinatore dei
progettisti dell’Ufficio tecnico comunale, ing. Tavolaro;
ma tale Piano non sarà mai approvato e bisognerà
attendere i primi anni settanta perché Cosenza si doti
di un nuovo strumento urbanistico.
In quegli stessi anni la città continua a estendersi
verso nord lungo l’asse che parte da corso Mazzini per
raggiungere il quartiere di Torrealta, e ciò avviene
senza alcuna seria regolamentazione edilizia, nel mentre essa
in quegli stessi anni rappresenta un potente polo di attrazione
per l’immigrazione dalla provincia e soprattutto dai
casali presilani.
Alla fine degli anni cinquanta il capoluogo raggiunge i settantamila
abitanti, in una progressione demografica destinata ancora
a incrementarsi.
L’imponente fenomeno di inurbamento spinge alla costruzione
di nuove abitazioni e alimenta lo sviluppo dell’industria
edilizia; questa attira ancora più forza lavoro, in
un circolo, non si sa bene se vizioso o virtuoso, che se da
una parte fa crescere la città dall’altra ne
determina fortemente il tipo di sviluppo e la stessa fisionomia
della classe dirigente.
Città senza qualità
A proposito dell’aspetto complessivo che la città
mostra nei primi anni cinquanta Giuseppe Isnardi, un forestiero
che ben conosce la città, ritornandovi nel 1954 ha
modo di notare: "La nuova Cosenza non ha, né potrebbe
avere, almeno per ora, carattere alcuno di arte. È
una città urbanisticamente e architettonicamente come
tante altre venute su in fretta e smaniose di farsi sempre
più grandi".
La smania di crescere non trova ostacolo nella classe dominante
del tempo, nel mentre alimenta attraverso comportamenti clientelari
e di basso profilo politico i ceti dirigenti, che niente fanno
per regolamentare il disordinato sviluppo edilizio.
Ed anzi proprio dalla speculazione edilizia trova alimento
il partito della Democrazia cristiana che, da referente della
massa dei piccoli contadini del vallo, qual era al tempo del
Partito popolare, diventa, nel suo nucleo dominante formato
dagli appartenenti alla corrente interna dei dorotei, il punto
di riferimento sia dei vecchi che degli emergenti ceti dominanti,
e soprattutto degli imprenditori edili.
E attraverso un’accorta strategia di potere con la quale
coniuga sapientemente i rapporti, politicamente efficaci,
con il potere centrale, anch’esso in mano democristiana,
e con un sapiente gioco tattico sul territorio, dove i principali
enti sono gestiti da suoi rappresentanti, la Democrazia cristiana
fonda in città una egemonia elettorale e politica destinata
a durare fino ai primi anni sessanta, potendo contare, peraltro,
sull’appoggio della Chiesa che ne condivide l’azione.
E troviamo una descrizione di tale situazione nel Viaggio
in Italia di Guido Piovene che giunge a Cosenza a metà
degli anni cinquanta.
L’attento scrittore vicentino non può fare a
meno di segnalare insieme alla vistosa crescita della città,
"la grande potenza del luogo" ovvero la Cassa di
Risparmio (gestita da rappresentanti della DC, come, peraltro,
la Camera di Commercio, l’Opera Valorizzazione Sila,
e gli altri centri del potere economico locale, oltre che
l’Amministrazione Comunale e quella Provinciale), e
il ruolo non trascurabile del clero, condotto da un "energico
Arcivescovo, nemico, a quanto mi è stato detto, del
ballo" e attento controllore del costume pubblico.
È un "blocco sociale moderato" quello che,
come sintetizza Giuseppe Imbesi, governa saldamente la città,
composto da proprietari fondiari e imprenditori edili da un
canto, commercianti e piccoli industriali dall’altro;
cui, però, non manca di affiancarsi una "classe
professionale e variegata, nel duplice ruolo di cinghia di
trasmissione per la realizzazione degli interessi consolidati
e di forza culturale "illuminata" pronta a mediare
tra vecchio e nuovo, ad attutire gli scontri provocati dall’emergere
di nuovi strati sociali e ad assorbire le potenziali spinte
centrifughe proprie dei processi di inurbamento".
L’egemonia democristiana inizia ad incrinarsi, grazie
anche ai settori "illuminati" della città,
fra la fine degli anni cinquanta e gli inizi del decennio
successivo quando nel panorama politico cittadino e nazionale
emerge la figura di Giacomo Mancini, deputato e ministro socialista
nei primi governi di centro-sinistra. Contemporaneamente nella
stessa DC si assiste ad un processo di diversificazione interna
condotto con decisione da Antonio Guarasci della corrente
della Sinistra di base che ha in Cosenza il suo punto di riferimento
nel deputato Riccardo Misasi, giovanissimo sottosegretario
che si appresta a ricoprire importanti ruoli nella politica
nazionale.
In quegli stessi anni Cosenza, come nota Piovene, riconferma
la sua vocazione sociale ed economica burocratica e terziaria,
cui si affianca quell’attività edilizia, di cui
dicevamo, e che (per il novanta per cento di tipo privato)
assurge per gli imprenditori locali e i possidenti fondiari
al rango di quella che Domenico Cersosimo definisce un’industria
fondiaria.
Una pagina nuova
Sul piano politico-amministrativo sono Mancini e Guarasci
a determinare delle novità quando nel 1962 varano,
nel rinnovato clima politico che si respira nel Paese in quegli
stessi anni, la prima giunta organica di centro-sinistra in
Italia con un accordo che porta alla presidenza dell’Amministrazione
provinciale lo stesso Antonio Guarasci. Tre anni dopo anche
il Comune di Cosenza verrà guidato da una giunta di
centro-sinistra con Mario Stancati, democristiano, sindaco,
e Michele Cozza, socialista, vicesindaco.
L’egemonia democristiana si arresta; nella vita politica
amministrativa entrano in gioco altri protagonisti.
Da parte loro i socialisti contendono in città il ruolo
di più dinamico partito della sinistra al Partito comunista
che continua ad avere come suo rappresentante più prestigioso
il deputato Fausto Gullo.
Le giunte di centro-sinistra che si succederanno al Comune
fino alla metà degli anni settanta iniziano ad affrontare
le più manifeste emergenze della vita cittadina come
la questione abitativa, i collegamenti esterni, la viabilità
interna.
Rilanciando di nuovo il settore delle costruzioni, ma questa
volta con un impegno più pubblico che privato, sono
progettati e s’iniziano a costruire alcuni quartieri
di edilizia popolare, insediamenti che col tempo, però,
si dimostrano al di sotto delle aspettative per l’assenza
di strutture socializzanti e per il loro isolamento dal cuore
vivo della città.
Ciò si verifica soprattutto nel caso del più
esteso dei quartieri popolari che prenderà il nome
di via Popilia perché si sviluppa lungo l’asse
viario che trae la denominazione dall’antica via consolare
romana, e che subisce una vera e propria ghettizzazione perché
viene edificato oltre il rilevato ferroviario, che ieri divideva
la città e che oggi è sostituito dal costruendo
Viale Parco ed è destinato a ridare armonia al tessuto
urbano di Cosenza.
Migliore sorte hanno invece i provvedimenti relativi alla
viabilità: Cosenza viene raggiunta in quegli anni dall’Autostrada
del Sole, viene iniziata la costruzione della nuova linea
ferroviaria verso Paola, vengono costruite la strada sopraelevata
e il ponte Mancini, è progettata la nuova stazione
ferroviaria, restaurato il teatro Rendano semidistrutto dai
bombardamenti della più recente guerra, ampliato l’Ospedale
civile, è inaugurato il nuovo palazzo comunale in piazza
dei Bruzi, la città riceve un maggiore approvvigionamento
idrico, viene edificato lo stadio in contrada San Vito. E
inizia un lungo dibattito sull’istituzione dell’ateneo,
che sorgerà nei primi anni settanta, secondo il modello
allora in voga del campus universitario, sulle colline di
Arcavacata, prevalendo la tesi allocativa cara al deputato
socialista e sindaco di Rende Francesco Principe e al Ministro
alla Pubblica Istruzione Riccardo Misasi.
Nella progettualità di quegli anni un punto carente
è l’attenzione verso il centro storico cittadino
che dovrà attendere la fine degli anni settanta per
iniziare a divenire oggetto di un dibattito, che inizierà
con un significativo convegno tenuto al Centro Studi "Pietro
Mancini", allora attivo proprio nel cuore della vecchia
città.
Nel decennio l’assetto sociale cosentino si è
ulteriormante stabilizzato nella sua configurazione tradizionale:
nelle attività commerciali, ed anche - sottolinea Cersosimo
- in quelle creditizie e assicurative, nei servizi pubblici
e nella pubblica amministrazione, compresi alcuni primi nuclei
di terziario avanzato. Si conferma - insomma - l’antica
vocazione della città come centro commerciale-burocratico.

stadio S.Vito
Gli anni dei movimenti collettivi
Fra gli anni sessanta e settanta la società cosentina
come del resto quella italiana e di gran parte dei paesi del
mondo, è percorsa da fermenti culturali e politici.
Un’ansia di novità si manifesta soprattutto presso
le giovani generazione di tutti i ceti sociali che, oltre
ad aderire ai tradizionali partiti progressisti e della sinistra,
danno vita a movimenti di contestazione, organizzano gruppi
aderenti allo schieramento della nuova sinistra, riscoprono
antiche tradizioni locali anarchiche, si proiettano con dibattiti
e proposte venate anche di un sano utopismo verso un futuro
che si intende costruire in prima persona e non lasciare che
sia deciso da altri.
Ed è nell’ottobre del ‘68 che la scintilla
della ribellione scoppia pure a Cosenza, dove braccianti e
studenti si trovano insieme a lottare - e ad affrontare la
polizia - in occasione di uno sciopero generale delle campagne.
Ed anche nel successivo "autunno caldo" del 1969
si registreranno in città casi di coinvolgimento degli
studenti e dei primi gruppi extra parlamentari nelle lotte
operaie delle poche realtà produttive che costellano
la città.
In quegli stessi anni i giovani di Cosenza scrivono un’interessante
pagina di impegno democratico. Viene, infatti, respinto il
tentativo della destra fascista di conquistare spazi ed egemonia
in città, come succede a Reggio Calabria in seguito
alla rivolta detta "del capoluogo regionale" dei
primi anni settanta. Non mancano di manifestarsi sia dure
e polemiche prese di posizioni contro l’ideologia e
la pratica fasciste, e sia scontri fisici fra i giovani democratici
cosentini appartenenti a tutti gli schieramenti della Cosenza
democratica, progressista e di sinistra, e i fascisti locali,
spesso spalleggiati da squadre di picchiatori provenienti
da Reggio Calabria.
E il periodo della storia italiana definito come la stagione
dei movimenti collettivi, vede Cosenza scrivere una nuova
pagina della sua vicenda secolare aiutata in questo suo sforzo
di modernizzazione da una duplice serie di fattori. Da una
parte stanno le contraddizioni che l’attraversano frutto
dell’insanabile frattura fra un ambiente e una mentalità
provinciali e le nuove energie giovanili create dalla crescita
demografica della città e formate dalla scolarizzazione
di massa; dall’altra sta una cultura secolare da sempre
carica di tensioni positive che dopo aver aiutato la società
cittadina sia agli inizi del secolo che all’uscita del
fascismo, negli anni in esame continua a fare la sua parte
e si incarna in quei fatti culturali, che, frutto della componente
progressista e delle culture democratiche della città,
sono rappresentati da giornali, associazioni e centri culturali.
E sono rappresentati anche da occasioni di dibattito e di
contatto con la cultura italiana ed europea, come accade nel
corso delle edizioni del Premio Sila, o degli incontri che
si svolgono nella stessa Accademia Cosentina che in questi
anni scrive una importante pagina della sua secolare storia
grazie alle presidenze di Mario Misasi, prima, che spalanca
le porte dell’antica istituzione ai giovani e ai più
significativi temi della contemporaneità, e, dopo,
di Luigi Gullo che quasi fino alla soglia del secolo trasforma
l’Accademia in un acuto e attento strumento di analisi
e di discussione delle questioni più attuali e più
rilevanti della vita sociale e culturale contemporanea.
Chiara espressione della nuova mentalità dominante
della città è, infine, il duplice appuntamento
referendario degli anni settanta quando Cosenza vota convinta
per non abrogare la legge che istituisce il divorzio, e a
favore dell’autodeterminazione della donna nello scegliere
l’aborto assistito.
Frutto della stagione dei movimenti collettivi e di un deciso
spostamento a sinistra dell’elettorato sono, anche,
le giunte di sinistra che si realizzano al Comune ed alla
Provincia, dopo le elezioni amministrative del 1975, e che
sono presiedute da due socialisti: Pino Iacino la prima, Vincenzo
Ziccarelli la seconda.
Un’intensa stagione
Si apre così un’altra stagione di riforme e di
progettualità per la città. Nel 1972 viene approvato
il Piano Vittorini che con la Variante generale frutto di
un gruppo di lavoro coordinato da Sara Rossi e Bruno Zevi
(approvata, però, solo nel 1995), ridanno ordine urbanistico
e prospettive di sviluppo ad una città che a partire
dagli anni Ottanta inizia a registrare un significativo decremento
demografico, dovuto sia a quel fenomeno di respiro demografico
che caratterizza storicamente il rapporto di Cosenza con i
suoi Casali, e sia alla concorrenza delle realtà municipali
confinanti con il capoluogo, e soprattutto di quella di Rende
che può contare sulla attenta e dinamica amministrazione
del sindaco socialista Francesco Principe.
Anche dal punto di vista culturale si ha un’intensa
stagione di significativi eventi grazie alla parallela azione
del Comune, con l’assessore al ramo Giorgio Manacorda
del Partito comunista, e della Provincia, con lo stesso presidente
socialista Vincenzo Ziccarelli, noto intellettuale e autore
teatrale. Riprende vigore e si apre a nuovi temi il teatro
Rendano, si progetta e si dà vita ad un Consorzio Teatrale
Calabrese; si affrontano anche temi di scottante attualità
come la riforma psichiatrica, e grazie all’operato della
Provincia - assessore al ramo è il comunista Giovanni
Dieni -, viene chiuso il Manicomio di Nocera Inferiore, facendo
seguito alle indicazioni di Franco Basaglia cui, fra l’altro,
in quegli stessi anni viene attribuito un riconoscimento nell’ambito
del Premio Sila.
La società civile cosentina da parte sua non sta a
guardare, e raccogliendo le migliori pratiche dei movimenti
di contestazione culturale, dà vita ad esperienze editoriali,
giornalistiche e teatrali (e va ricordata la cooperativa Centro
RAT che è ancora attiva con il suo Teatro dell’Acquario),
in un generale moto di rinnovamento della vita culturale cittadina,
che proseguirà, con altrettanta visibilità,
nei successivi decenni quando sorgeranno istituzioni come
la Fondazione Guarasci, l’Istituto calabrese per la
storia dell’antifascismo e dell’Italia contemporanea,
il centro culturale "La Città Futura", il
Circolo Popilia, la Fondazione Ferramonti, l’Università
della Terza Età, la recente Fondazione CARICAL, ed
altre realtà socioculturali ancora come il Centro sociale
autogestito Gramna.
La difficile parentesi
Gli anni ottanta rappresentano per la città un periodo
critico.
Esaurita per responsabilità dei partiti e dei gruppi
interni che se ne contendono l’egemonia, l’esperienza
di sinistra al Comune, si ha dal 1980 in poi un susseguirsi
di giunte comunali che non riescono, però, a far presa
sulla società cosentina; sono anni di sostanziale immobilismo
per l’assenza di capacità analitica e di progettualità
dei partiti.
A fronte delle poche realizzazioni (la metanizzazione della
città, l’inaugurazione della nuova tratta ferroviaria
per Paola e della nuova stazione, il completamento del nuovo
edificio del tribunale, realizzazioni i cui progetti risalgono
però ad anni precedenti), la città vive con
grande disagio il suo declino demografico e registra una ripresa
della criminalità di tipo gangsteristico che, sciolta
dai vecchi legami con la malavita tradizionale, si appresta
a fare dello spaccio della droga il suo nuovo e ricco affare.
Tuttavia ciò che incide più negativamente sul
panorama generale è il disorientamento e il distacco
dalla società di tutti i partiti che non riescono a
reagire al malessere cittadino ed al progressivo deperimento
demografico della città con idee propositive e capaci
di guardare al futuro e di riaccendere l’interesse dei
cittadini verso la cosa pubblica, in un’epoca, peraltro,
in cui le sorti di buona parte del Meridione languono e si
manifesta in pieno l’opportunità di esercitare
le vecchie pratiche clientelari senza alcuna attenzione né
ai meriti individuali, né ai bisogni collettivi e personali.
Nella guida tedesca curata da Eva Grundel e Heinz Tomek, pubblicata
proprio alla fine del triste decennio (e citata da Teodoro
Scamardi), così si lamenta la condizione della città:
"Povera Cosenza, cosa ti hanno fatto? [...] Non un raggio
di luce rischiara la tristezza della città vecchia
ora ridotta a slum intorno al Corso Telesio e al Duomo gotico".
Nel mentre, ricordando la leggenda di Alarico e la poesia
del Platen, i due autori sottolineano che gli unici canti
che provengono dal Busento sono "quelli" prodotti
dal fruscio delle buste di plastica sballottate nel fiume
dal vento.
Una ragguardevole opportunità
Una soluzione di continuità nella storia della città
avviene nel 1993 quando, vigente la nuova norma elettorale
per le amministrative che prevede l’elezione diretta
del sindaco, si presentano davanti al corpo elettorale alcuni
schieramenti facenti capo ai partiti tradizionali o a gruppi
in rotta con gli stessi.
Si presenta anche Giacomo Mancini, con una formazione politica
nuova e un programma aderente ai problemi della città
per i quali si suggeriscono le possibili soluzioni. Cosenza
Domani, il nuovo soggetto politico creato da Mancini, riceve
la fiducia degli elettori e il candidato alla carica di sindaco
coglie la vittoria sia alla prima tornata elettorale che al
successivo ballottaggio, smentendo peraltro tutte le previsioni
che lo volevano sconfitto già in partenza.
E dopo il 1993 Mancini ottiene la riconferma plebiscitaria
nel 1997 quando, alla naturale scadenza del Consiglio comunale,
si ripresenta a capo di un vasto schieramento di forze politiche
di centro-sinistra, che, stringendosi intorno alla figura
del sindaco, si afferma anche alle elezioni amministrative,
dopo che nei collegi parlamentari di Cosenza il raggruppamento
dell’"Ulivo" aveva eletto nel 1996 il popolare
Paolo Palma alla Camera dei Deputati e rieletto Massimo Veltri
dei Democratici di Sinistra al Senato della Repubblica.
Per Cosenza gli intensi anni di attività del sindaco
Mancini rappresentano la svolta rispetto al recente passato.
A distanza di alcuni anni dall’inizio della nuova esperienza
amministrativa ben altro affermano testimoni forestieri e
locali, dopo le tristi constatazioni della guida tedesca della
fine degli anni ottanta.
Nelle pagine monografiche dedicate a Cosenza dalla rivista
"L’Indice dei libri del mese" Annarosa Macrì,
a poche settimane dalla fine del secolo, ha modo di notare:
"Il viaggiatore che si trovasse a passeggiare per la
strada principale della città, rimarrebbe stupito dall’enorme
quantità di accadimenti culturali che si svolgono in
città - convegni, conferenze, dibattiti, gruppi di
studio, tavole rotonde - tutti incredibilmente affollati".
Il centro storico cittadino (la "Cosenza Vecchia"
cara al ricordo di tanti cosentini) è nuovamente frequentato,
insieme ad esso la città pulsa di nuova vita.
La realizzazione dei programmi della prima e della sindacatura
in corso porta ad un significativo processo di trasformazione
della città.
Cosenza inizia a recuperare, nel comprensorio ed anche nel
contesto regionale, la centralità che aveva perso negli
anni ottanta; gli interventi sulla città, operati sulla
scorta delle indicazioni degli strumenti di piano, ne riordinano
l’assetto urbanistico eliminando barriere artificiali
e superando quelle naturali (il rilevato ferroviario si trasforma
nel Viale Parco e ricongiunge Cosenza con la sua parte orientale,
nuovi ponti e passerelle uniscono le rive dei fiumi, le piazze
principali vengono recuperate e valorizzate).
Da parte sua la decisa ripresa dell’edilizia privata
e pubblica offre nuove possibilità occupazionali, accresciute,
anche, dall’attenzione che si presta ai progetti di
utilità sociale; e, grazie alla costituzione di numerose
cooperative di servizi, si offre occasione di occupazione
a numerosi giovani e si sottrae manovalanza alla criminalità
cittadina realizzando una politica della legalità imperniata
sulla prevenzione e non sulla repressione, proprio in un momento
in cui si assiste ad una certa recrudescenza del fenomeno
criminale.
Si presta attenzione alla vita ed allo sviluppo culturale
della comunità attraverso il potenziamento dei tradizionali
luoghi di produzione culturale o l’istituzione di nuovi
centri e di nuove occasioni di elaborazione intellettuale
(il teatro di tradizione Alfonso Rendano, la Casa delle Culture,
la concessione di borse di studio, la Fondazione "Città
di Cosenza", l’Università della Calabria).
Si opera una radicale modernizzazione informatica (dall’attivazione
di postazioni per la navigazione gratuita in Internet ai progetti
di cablatura della città). Il tutto realizzato sia
con fondi del Comune che attingendo sapientemente e tempestivamente
ai fondi europei.
E Cosenza, che segue con attenzione e partecipazione il tentativo
di modernizzazione dell’Amministrazione, mostra di nuovo
di voler recuperare la tensione politica ed etica che più
volte, nella sua storia recente - come si è potuto
constatare - le ha permesso di recuperare i ritardi che aveva
sofferto per l’incapacità dei gruppi dirigenti
locali o perché travolta dal vortice delle vicende
nazionali.
La Cosenza, ieri smembrata e divisa nel suo stesso tessuto
urbano, ha avviato nel presente un tentativo di ricomposizione
e di sviluppo che trova il suo migliore esempio proprio nella
costruzione del Viale Parco, che, ultima trasfigurazione di
un antico percorso, ha stimolato la nostra curiosità
verso il passato, spingendoci a compiere un non breve viaggio
lungo i sentieri della storia contemporanea della città,
e che accompagnerà Cosenza nel suo cammino verso il
futuro.
--------------------------------------------------------------------------------
inizio pagina
BIBLIOGRAFIA
ADDANTE, L., La lotta politica a Cosenza (1898
- 1922), in L. Bilotto (a cura di), Cosenza Atti del secondo
corso di storia popolare, Amministrazione Comunale, Cosenza,
2000, pp.57-98.
ALBERTI, K., L’anima della Calabria,
Napoli, 1950.
ALIMENA F.A., Dalla Democrazia Cristiana alla
Democrazia Cristiana (Storia del movimento cattolico), Cosenza,
Orizzonti Meridionali, 1988.
ALLEGRA L., DE LORENZO R., Città di
periferia. Cosenza nell'Ottocento Soveria M.lli Rubbettino,
1996.
ARCURI E., La restaurazione nell'Università.
Scena e retroscena del campus calabrese, Cosenza-Roma, Lerici,
1978.
ARLACCHI P. e altri, Criminalità e
società a Cosenza e in provincia (1950-1982), Arcavacata,
Università della Calabria-Centro di ricerca e documentazione
sul fenomeno mafioso, 1982.
BALDINI, A., Italia di bonincontro, Firenze,
Sansoni, 1940
Bilotto L., (a cura di), Cosenza nel secondo
millennio. Atti del Corso di storia popolare, Amministrazione
Comunale, Cosenza, 2000.
Bilotto, L., (a cura di), Cosenza Atti del
secondo corso di storia popolare, Amministrazione Comunale,
Cosenza, 2000.
CAMPOLONGO A. (a cura di), Cosenza verso un
nuovo assetto urbanistico, Numero monografico de "Il
Politecnico" a.XVII, n°29, gennaio-giugno.
Cappelli, V., Politica e politici, in Bevilacqua
P. - Placanica, A. (a cura di), Storia d’Italia. Le
Regione. La Calabria, Torino, Einaudi, 1985, pp.493-584.
Cappelli, V., Il fascismo in periferia. Il
caso della Calabria, Roma, Editori Riuniti, 1992.
CARNEVALE G., Cosenza o dell'assenza, Napoli,
La scena territoriale, 1982
Carrara, C., La stampa periodica cosentina
dal Risorgimento alla 1ª guerra mondiale, Trieste, Istituto
di storia medievale e moderna, Università di Trieste,
s.d.
CAVALCANTI G., Cosenza di una volta, Cosenza,
Alfa Congress,1991.
CERSOSIMO, D., La modernizzazione economica,
in F. MAZZA (a cura di), Cosenza. Storia, cultura, economia,
Soveria M.li, Rubbettino, 1991, pp.279-317.
CHIODO, M.G., Fausto Gullo, in Storia del
Parlamento Italiano, vol.XI, Milano, Nuova Cei, 1991.
CORDOVA, F., Massoneria in Calabria (Personaggi
e documenti. 1863-1950), Cosenza, Pellegrini, 1998.
CORIGLIANO, F., Cosenza dal 1930 al 1950.
Memorie di vita quotidiana personaggi ed avvenimenti, Cosenza,
1994.
CORNACCHIOLI, T. (a cura di), Una proposta
per il centro storico di Cosenza, Quaderno del Centro Studi
"P. Mancini", Cosenza, 1979.
Cornacchioli, T. Questione culturale e Mezzogiorno.
La svolta culturale dell’Accademia Cosentina durante
la vice presidenza di Pasquale Rossi (1903-1905), Cosenza,
Fasano, 1981.
Cornacchioli, T., Riformismo e massimalismo
nel socialismo cosentino degli inizi del secolo. Pasquale
Rossi e Pietro Mancini: due strategie senza confronto. "Nuova
rassegna" n°3/6 a.XVII (1982), pp.1-7.
Cornacchioli, T., (a cura di), Pietro Mancini
e il Socialismo in Calabria , Cosenza, Pellegrini, 1991.
Cornacchioli, T., Continuità e fratture
nella recente storia dell’Accademia Cosentina: la presidenza
Misasi, in Atti dell’Accademia Cosentina 1987-1990,
Cosenza, Accademia Cosentina, 1992, pp.83-97.
Cornacchioli, T., Pasquale Rossi e l’Accademia
Cosentina. Una proposta di politica culturale, in Atti dell’Accademia
Cosentina 1987-1990, Cosenza, Accademia Cosentina, 1992, pp.129-142.
Cornacchioli, T., Il Premio Sila: un atipico
premio letterario in Calabria in Atti dell’Accademia
Cosentina 1991-1992, Cosenza, Accademia Cosentina, 1994, pp.35-52.
Cornacchioli, T., M. Tolone, Il Premio Sila.
Cultura e impegno civile in un premio letterario meridionale
(1949-1993), Pellegrini, Cosenza, 1997.
Cornacchioli, T., Storia e memoria in Fausto
Gullo, in G. Masi (a cura di), Mezzogiorno e Stato nell’opera
di Fausto Gullo, Atti del Convegno nazionale di studi storici,
Orizzonti Meridionali, Cosenza, 1997.
Cornacchioli, T., Cosenza nel Novecento, supplemento
di fine secolo della "Gazzetta del Sud", 31 dicembre
1999, pp.64-65.
Cornacchioli, T., Note su Alarico nell’immaginario
collettivo cosentino, in AA.VV., Alarico, re dei Visigoti,
Le Nuvole, Cosenza, 2000, pp.95-107.
Cornacchioli, T., Produzione e diffusione
della cultura a Cosenza. Abbozzo di un quadro storico dal
medioevo all’età contemporanea, in L. Bilotto
(a cura di), Cosenza nel secondo millennio. Atti del Corso
di storia popolare, Amministrazione Comunale, Cosenza, 2000,
pp.83-103.
Cornacchioli, T., Spadafora, G. ( a cura di),
Pasquale Rossi e il problema della folla, Roma, Casa editrice
Armando Armando, 2000.
Cornacchioli, T., Verso il secolo nuovo. Pasquale
Rossi un secolo dopo: intelligenza del presente e tensione
profetica, in T. Cornacchioli - G. Spadafora (a cura di),
Pasquale Rossi e il problema della folla, Roma, Casa editrice
Armando Armando, 2000, pp.99-123.
COSENZA (Città di) - Vª Circoscrizione,
Ordine pubblico a Cosenza ... siamo in tempo ad intervenire?,
Cosenza, 1983.
COSTABILE A., Democrazia, qualunquismo, clientelismo.
Cosenza 1943/1948, Cosenza, Effesette,1989.
COZZA M., STUMPO M.,Territorio e sottosviluppo,
Cosenza, GAM, 1983.
COZZETTO, F., La città contemporanea,
in F. MAZZA (a cura di), Cosenza. Storia, cultura, economia,
Soveria M.li, Rubbettino, 1991, pp.187-240.
DE ANDREIS N., La ribellione di Cosenza del
4 novembre 1943, s.l., Il Solco, 1977.
DE LUCA B., La città di Cosenza, aspetti
di geografia urbana, Cosenza, Pellegrini Ed., 1972.
DE SANCTIS A. - FIORE F., Cosenza 1584-1962.
Evoluzione e figuratività dello spazio costruito, Cosenza,
Pellegrini, 1996.
DESTRÉE, J., Impressioni di viaggio.
La Calabria, Cosenza, Brenner, 1988.
Dionesalvi, F., Storia del Centro sociale
Gramna di Cosenza, in "Bollettino dell’ICSAIC -
Rivista calabrese di storia contemporanea", n.1/2, 1993,
fasc13°-14°, pp.46-47.
Dionesalvi, F., Storia di "Inonija"
(una rivista di poesia negli anni ‘80), in L. Bilotto
(a cura di), Cosenza Atti del secondo corso di storia popolare,
Amministrazione Comunale, Cosenza, 2000, pp.211-237.
DITO O., La Massoneria cosentina, Cosenza,
Brenner, 1951.
DOUGLAS, N., Vecchia Calabria, Firenze, Giunti-Martello,
1967.
Falco, P., Circuiti d’informazione e
guide culturali, in F. Mazza ( a cura di), Cosenza. Storia
cultura economia, Soveria M.lli, Rubbettino, 1991, pp.241-276.
FATICA, M., La città di Cosenza dall'unificazione
alla prima guerra mondiale, in "Storia urbana",
n.14,1981, pp.130-159.
FERRARI G., La Biblioteca Civica di Cosenza
e la storia regionale nel suo fondo calabro, Cosenza, Editoriale
Progetto 2000,1995.
FILICE K. - Valentini V, La cultura teatrale
a Cosenza fra il 1870 e il 1945, in L. Bilotto (a cura di),
Cosenza Atti del secondo corso di storia popolare, Amministrazione
Comunale, Cosenza, 2000, pp.33-56.
FRANCO, T., Sila - Torino, 1861. Lettere del
primo Governatore piemontese a Cosenza al vicentino Fabrizio
Franco, Vicenza, 1998.
Frazzingaro, M., La stampa a Cosenza nella
età giolittiana, s.l., Ed. Martinelli, s.d.
FURFARO A., Storia del "Rendano".
Un teatro di tradizione in Calabria, Cosenza, Periferia,1989.
FURFARO A., Teatro e spettacolo nella Cosenza
del ‘900, in L. Bilotto (a cura di), Cosenza nel secondo
millennio. Atti del Corso di storia popolare, Amministrazione
Comunale, Cosenza, 2000, pp.289-300.
GALLO P., Il '68 a Cosenza. Appunti e documenti,
Cosenza, Effesette, 1992.
GENTILESCHI M.L., Sviluppo e prospettive della
città di Cosenza, in "Pubblicazioni dell'Istituto
di geografia dell'Università di Roma", n.99,1967,
pp.3-28.
GIANNATTASIO G. (a cura di), Cosenza al di
là dei fiumi, Salerno, Coop. Editrice 10/17, 1986.
GISSING, G., Sulla riva dello Jonio, Bologna,
Cappelli, 1971.
GIULIANI, G., Cosenza 1943, Cosenza, 1998.
GULLO L., Conversazione a Macchia, Cosenza,
Periferia, 1991
Gullo, L., L’Accademia Cosentina negli
anni ottanta, in Atti dell’Accademia Cosentina 1978-1984,
Cosenza, Accademia Cosentina, 1984, pp. 5-20.
HOMEYER, G., Zumbini europeo, Cosenza, Periferia,
1982.
IMBESI, G., Cosenza: che luogo? Di chi? Per
che cosa?, in G. GIANNATTASIO (a cura di), Cosenza al di là
dei fiumi, Salerno, Coop. Editrice 10/17, 1986, pp.34-39.
INTRIERI L., Azione cattolica a Cosenza (1867-1995),
Roma, Ed. A. V. E., 1997.
INTRIERI L., Don Carlo De Cardona, Torino,
Società Editrice Internazionale, 1996.
INTRIERI L., Il fascismo e il secondo conflitto
mondiale, in L. Bilotto (a cura di), Cosenza nel secondo millennio.
Atti del Corso di storia popolare, Amministrazione Comunale,
Cosenza, 2000, pp.259-287.
ISNARDI, G., Frontiera calabrese, Napoli,
E.S.I., 1956.
LANDOLFI, A., Pietro Mancini nel socialismo
italiano, in L. Bilotto (a cura di), Cosenza Atti del secondo
corso di storia popolare, Amministrazione Comunale, Cosenza,
2000, pp.99-114.
L'Episcopato di mons. Roberto Nogara (1935-1940),
Cosenza, Marra, 1988.
LONGO O. e altri, Una proposta per Cosenza
in attesa dell'Europa, Cosenza, Effesette, 1990.
LONGO O., FIORIGLIO B., Crati e Busento. Due
idee attraversano la città, Cosenza, Assindustria -
Italia Nostra, (1989).
LONGO O., FIORIGLIO B., Il Crati (uomo, fiume,
società). Il Parco fluviale, Cosenza, Amministrazione
Comunale, 1997, Cosenza.
LUPINACCI, A. (Sandor), Calabria, Cosenza,
1889.
MALARA N., Antifascismo anarchico. 1919-1945.
A quelli che rimasero, Roma, Sapere 2000, 1995.
MANCINI P., Il Partito socialista italiano
nella provincia di Cosenza (1904-1924), Cosenza, Pellegrini,1974.
MACRÌ. A., Città che non racconta
storie, "L’Indice dei libri del mese", n.10,
ottobre 1999, p.50.
MASI, G., Momenti dell’itinerario politico
di Pietro Mancini (1904-1944), in T. Cornacchioli, (a cura
di), Pietro Mancini e il Socialismo in Calabria , Cosenza,
Pellegrini, 1991, pp.35-53.
Masi, G. (a cura di), Mezzogiorno e Stato
nell’opera di Fausto Gullo, Atti del Convegno nazionale
di studi storici, Cosenza, Orizzonti Meridionali, 1997.
Masi, G., Il movimento operaio e socialistaa
Cosenza tra Ottocento e Novecento, in L. Bilotto (a cura di),
Cosenza nel secondo millennio. Atti del Corso di storia popolare,
Amministrazione Comunale, Cosenza, 2000, pp.249-258
MAZZA, F. (a cura di), Cosenza. Storia, cultura,
economia, Soveria M.li, Rubbettino, 1991.
MAZZA, F., - TOLONE, M., Fausto Gullo , Cosenza,
Pellegrini, 1982.
MELUSO, S. - BONANNO, L., Il movimento cattolico
a Cosenza, Cosenza, 1991.
MISEFARI, F., Il quadrumviro col frustino:
Michele Bianchi, Cosenza-Roma, Lerici, 1977.
PARISE MARTIRANO M. C., Antonio Labriola e
Pietro Mancini, Cosenza, Amministrazione Comunale, (1999).
PERRI F., Evoluzione e tradizione dei musicisti
cosentini nel ‘900, in L. Bilotto (a cura di), Cosenza
Atti del secondo corso di storia popolare, Amministrazione
Comunale, Cosenza, 2000, pp.129-178.
PERRI L.M., Giornalisti a sedici anni. Esperienze
studentesche alle soglie del Sessantotto, Cosenza, Due Emme,
1990.
PIGNATELLI S.,Vocazione urbana di Cosenza
in un secolo di vita unitaria, Cosenza, Due Emme, 1992.
PIOVENE G.,Viaggio in Italia , Milano, Mondadori,1966.
PISANI G. (a cura di), La Biblioteca Civica
di Cosenza, Cosenza, Periferia, 1996.
PREMIO COSENZA 1988, Letteratura e politica
in Calabria dalla dittatura alla democrazia (1922-1950), Cosenza,
Fasano, 1989.
RODOTÀ L., Visioni e voci della vecchia
Cosenza, Cosenza, Pellegrini, 1969.
RUBINO, E. G. - TETI, M. A., Le città
nella storia d'Italia. Cosenza, Roma-Bari, Laterza, 1997.
SANGINETO I., I calabresi nella guerra di
Liberazione. 1° I partigiani della provincia di Cosenza,
Cosenza, Pellegrini, 1992.
SAVAGLIO A. (a cura di), Francesco Miceli
Picardi tra Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi (l'uomo - l'avvocato
- il politico), Cosenza, 1994.
SAVINIO, A., Partita rimandata. Diario calabrese
(1948), Giunti, Firenze, 1996.
SCAMARDI, T., Viaggiatori tedeschi in Calabria,
Soveria M.lli, Rubbettino, 1998.
SERPE B., Cultura e società nella Calabria
del '900. L'esperienza de "La Parola Socialista"
(1905-1975), Cosenza, Jonia Ed.,1995.
SETTANT'ANNI. La Parola Socialista speciale
1905-1975, Cosenza-Roma, Lerici, 1976.
SOLE, G., Le origini del socialismo a Cosenza
(1860-1880), Cosenza, Brenner, 1981.
SOLE G., Storia della Camera del Lavoro di
Cosenza. Le origini, Roma, Ediesse, 1989.
SPIZZIRRI, M., Le bandoliere del silenzio.
Carabinieri e controllo sociale nella provincia di Cosenza
dal Fascismo alla fine del 2° Millennio, Cosenza, Periferia,
2000.
STANCATI E., Cosenza: toponomastica e monumenti,
Cosenza, Brenner, 1979.
STANCATI E., Cosenza e la sua provincia dall'Unità
al Fascismo, Cosenza , Pellegrini, 1988.
STANCATI E., Cosenza dall’unità
nazionale alla prima guerra mondiale, in L. Bilotto (a cura
di), Cosenza nel secondo millennio. Atti del Corso di storia
popolare, Amministrazione Comunale, Cosenza, 2000, pp.233-248.
TORTORA M. (a cura di), Corrispondenze di
Giustino Fortunato e Benedetto Croce con il cosentino Stanislao
De Chiara, Soveria M.lli, Rubbettino,1998.
VALENTE G., Storia dell'approvvigionamento
idrico a Cosenza (1890-1990), Cosenza, Periferia,1994.
Valente, G., Giornalismo a Cosenza tra ottocento
e novecento, in Sezione Studi "Carlo De Cardona"
(a cura di), Giornalismo in Calabria fra ottocento e novecento
(1895-1915), Atti del Premio "Cosenza" 1978, Cosenza,
Fasano, 1981, pp.7-35.
VECCHIO, B., L'agglomerazione Cosenza-Rende.
Una morfologia urbana, Napoli, 1992.
VOLPE F., La politica razziale fascista nella
stampa cosentina (1937-1938),
in F. Volpe (a cura di), Ferramonti: un lager nel Sud,, Cosenza,
Orizzonti Meridionali,1990, pp.98-100.
VOLPE F., Cultura , letteratura e critica
nella stampa cosentina (1861-1900), in F. VOLPE, Calabria:
storia e cultura (1815 - 1922), Reggio Calabria, Laruffa,
1992, pp.97-144.
ZICARELLI E., Pietro Mancini e il socialismo
in Calabria, Cosenza, Fasano, 1976
inizio pagina
home
|