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BoCS Art: domani il finissage della quinta residenza del 2019

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BoCS Art: domani il finissage della quinta residenza del 2019
BoCs Art Progetto Occhi per la Città
26-09-2019

MANABAMÀTE è una parola d’amore degli ex abitanti dell’Isola di Pasqua (Rapa Nui) che evoca l’improvvisa mancanza di appetito che insorge quando si è innamorati. Una parola che è stata presa a prestito per dare un titolo alla quinta residenza artistica dei BoCS Art ed alla mostra che ne è scaturita ed il cui finissage, con la possibilità di vedere le opere realizzate durante la stessa residenza, è in programma domani, venerdì dalle ore 18,00 fino alle 21,00. In questo caso MANABAMÀTE evoca il forte amore per l'arte, preceduto, come è proprio del format delle residenze artistiche dei BoCS art, dal dialogo tra tutti gli artisti residenti presenti in città dallo scorso 12 settembre.
Curatore di MANABAMÀTE è Giacinto Di Pietrantonio e gli artisti che hanno animato la quinta residenza del 2019 sono stati Francesco Bartoli, Marina Buratti, Simone Camerlengo, Gian Martino Cecere, Anna Colombi, Matteo Cordero, Matteo Costanzo, Genuardi-Ruta, Barbara Prenka, Sonia Riccio, Mery Rigo, Martina Roberts e Giulia Tarditi. I cittadini hanno incontrato gli artisti a lavoro, assistendo alla nascita delle opere come uno dei momenti più affascinanti della creazione dell’arte.
L'arte è sempre terreno di scambio, di un dialogo, di momenti di condivisione tra gli artisti e il territorio. Infatti la creazione di una rete, di un intreccio di personalità e poetiche portano alla realizzazione di progetti di residenza come quello di BoCs Art dove gli artisti elaborano le loro opere in studio, ma in costante scambio osmotico con l'esterno.
Francesco Bartoli con disegni-frottage sulle cose e sul terreno di Cosenza, dal fiume alle architetture cittadine e una serie di brevi video performance, lavora sul concetto di traccia, riflettendo sull’identità del luogo, confine e distanza; Marina Buratti ha creato disegni in bianco e nero, forme sfumate di una quotidianità fantasmatica, ma intensamente espressivi; Simone Camerlengo ha realizzato delle opere nate dalla sperimentazione in loco di materiali nuovi, così come le tecniche impiegate, creando un archivio del vissuto che si autodefinisce; Gian-Martino Cecere è stato affascinato dalla memoria e mitologia cosentina legata ad Alarico, realizzando in tal modo una grande installazione sui due piani, rievocanti azioni legate al tema della strategia impiegata dal re per la conquista; Anna Colombi ha creato una serie di dipinti su supporti diversi in cui la cromaticità intensa delle superfici sono ispirati dall’osservazione dei muri delle architetture della città di Cosenza vecchia e nuova; Matteo Cordero ha realizzato grandi tele in cui la pittura di tipo punk-espressionista si genera e rigenera nel rapporto con il paesaggio e le persone del luogo conferendo una forte intensità espressiva alle emozioni; Matteo Costanzo ha usato il motto del personaggio PIXAR Buzz Lightyear come trait d’union tra una serie di dispositivi re-ingenerizzati, r-everse engineering, assemblaggi di oggetti trovati in loco a cui dà una nuova vita e funzione per nuove domande; Genuardi-Ruta realizzano un’installazione volta a ribaltare gli spazi prospettici così che i Bocs perdono quasi tutta la tridimensionalità; Barbara Prenka ha lavorato sulle trasparenze che interagiscono con lo spazio, dipingendo su tele libere paesaggi in cui i segni e colori si rincorrono all’infinito producendo una profondità spaziale che dà un senso di immersività; Sonia Riccio ha creato quadri nati dai suoi stati d’animo, passando dall’assenza di colore, il buio della vita, al bianco della luce e del positivo spirituale.
Mery Rigo, inoltre, ha lavorato sul pino Italus antico di 1230 anni, il Pino Loricato che ha visitato nel Pollino calabrese, ritraendolo con la millenaria tecnica della pittura e quella moderna della fotografia; Martina Roberts ha creato opere ispirate dalla cultura Arbereshe; Giulia Tarditi, infine, ha stratificato parole tracciate con lo spay per creare dipinti che riflettono su quanto il linguaggio scritto comune, specie della cultura giovanile, possa servire a realizzare un quadro, forma espressiva originaria dell’umanità.

Autore: Giuseppe Di Donna

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