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Il Presidente della Consob Paolo Savona a Cosenza alla giornata conclusiva del Forum europeo sull'impresa culturale e creativa. Il Sindaco Occhiuto gli consegna il premio intitolato ad Antonio Serra, economista e filosofo cosentino del '600

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Il Presidente della Consob Paolo Savona a Cosenza alla giornata conclusiva del Forum europeo sull'impresa culturale e creativa. Il Sindaco Occhiuto gli consegna il premio intitolato ad Antonio Serra, economista e filosofo cosentino del '600
Il Sindaco Occhiuto con il Presidente della Consob
16-06-2019

Il Presidente della Consob, Paolo Savona ha preso parte questa mattina a Cosenza, al Castello Svevo, alla giornata conclusiva del I Forum europeo sull’impresa culturale e creativa (Kose Concrete) promosso in sinergia dal Comune di Cosenza e dall’Ente nazionale per il Microcredito. La presenza a Cosenza del Prof.Savona, già Ministro dell’Industria, commercio e artigianato nel Governo Ciampi e già Ministro per gli affari europei nel Governo Conte, era legata al ritiro del Premio “Antonio Serra”, intitolato all’economista e filosofo cosentino del ‘600, assegnatogli dal Comune di Cosenza e che Savona ha ricevuto dalle mani del Sindaco Mario Occhiuto. Alla consegna del premio era presente anche il Vicesindaco e Assessore alla Cultura di Palazzo dei Bruzi, on.Jole Santelli che ha poi partecipato alla sessione conclusiva del Forum. Molto attesa la presenza del Presidente della Consob anche per le dichiarazioni pronunciate nel corso dell’intervista che al Castello Svevo ha rilasciato, davanti ad una platea molto interessata, al giornalista Francesco Sisci. Savona non ha avuto esitazioni a lanciare, durante l’intervista a Sisci, un messaggio particolare nel dibattito che è stato aperto in Europa. “Credo che quella che sto per pronunciare – ha detto Savona - sia una delle frasi che maggiormente dispiaccia alla Commissione Europea: Moscovici rischia di essere per l’Italia quello che Clemenceau fu per la Germania durante il trattato di Versailles. Gli storici dicono di aver chiesto alla Germania di pagare i debiti di guerra e questo ha aperto la porta al nazismo”.

E sulla situazione del Paese il prof.Savona aggiunge: “Ho sempre concentrato la mia attenzione su due punti: le esportazioni e il risparmio che considero i due pilastri dello sviluppo italiano. Dobbiamo curare fino in fondo la protezione delle esportazioni e sottolineare l’importanza degli investimenti immobiliari. L’Italia ha due motori: il motore delle esportazioni e il motore delle costruzioni. Il punto cruciale è il risparmio, nella misura in cui risulta non sufficientemente valorizzato”. E ricorda di quando nel 1992, quando l’Italia si apprestava a firmare il trattato di Maastricht, scrisse un appunto per il suo maestro Guido Carli, un Pamphlet intitolato “L’Europa dai piedi d’argilla”. In quell’occasione Savona mise sull’attenti Carli: “state accettando condizioni che il Paese non è in grado di prospettare” e disse che “non si teneva conto dei due pilastri (le esportazioni e il risparmio)”. E all’accusa ricorrente che gli è stata rivolta anche in questi ultimi giorni di voler spendere di più e di voler aumentare il debito, risponde categorico: “ Non l’ho detto. Ho solo detto che non voglio che quello sia il parametro per giudicare il Paese. Occorre rovesciare questa narrazione. Bisogna ridare fiducia al Paese, anche perché non siamo nelle condizioni in cui si è venuta a trovare la Grecia. C’è da discutere, ma razionalmente. Non ho niente contro i parametri europei, li considero incompleti. Valorizziamo ciò che abbiamo”. E all’Europa continua a ripetere come un mantra: “ci volete aiutare a risolvere il problema del debito pubblico o volete semplicemente metterci in difficoltà?”
Al momento di ricevere dal Sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, il premio “Antonio Serra” lo ringrazia particolarmente anche per le affinità con l’economista cui il premio è intitolato.
E’ lo stesso Sindaco Occhiuto a leggerne la motivazione: “il premio “Antonio Serra 2019 viene assegnato al prof.Savona per aver contribuito, attraverso la sua opera di ricercatore, sin da giovane, alla creazione di modelli di analisi innovativa, capaci di garantire ai decisori pubblici e non, un’interpretazione degli scenari di intervento molto più oggettiva e reale.
Il riferimento è al primo modello econometrico dell’economia italiana di cui il prof.Savona è coautore. “La personalità scientifica del Prof.Savona – ha aggiunto il Sindaco – appare richiamare, fra l’altro, diverse similitudini con quella di Antonio Serra, soprattutto nella capacità di contrasto del pensiero dominante e nella indicazione di architetture metodologiche a forte contenuto innovativo”. Nella motivazione del premio il Sindaco fa riferimento anche al documento che il Prof.Savona ha recentemente inoltrato a Bruxelles, dal titolo “Una Politeia per un’Europa diversa, più forte, più equa”, documento che sottolinea la necessità di una precisa inversione di tendenza nelle policy e nei processi istituzionali europei.
Il prof.Savona, dopo aver ricevuto il premio, ha poi risposto di buon grado alla domanda di Francesco Sisci: “Cosa ha da insegnare Antonio Serra all’Italia in questo momento”?
“State recuperando – ha detto Savona - lo spirito di un secolo(il seicento) che non è studiato a sufficienza. Qui a Cosenza in quel secolo si erano concentrati illustri personalità ed illustri studiosi, da Telesio a Campanella, allo stesso Serra.
Senza il seicento non ci sarebbe stata la rivoluzione industriale”.
Oggettivamente come sta l’Italia?- gli chiede ancora Sisci.
“Le esportazioni pesano sul PIL per il 32%. E’questo – dice Savona -il vero miracolo italiano, perché è l’unico Paese che ha una piramide rovesciata. E tutti vivono su questo 32% che è in grado di finanziare il bilancio pubblico che pesa il 50% circa del PIL. Se rimaniamo nell’ambito della logica che ci impone l’Europa e non riusciamo a rovesciarla,L’unica cosa che può fare il Paese – e cita ancora Antonio Serra – è puntare sulla forza della ragione e il fastidio che dà la forza della ragione è enorme.
Hanno timore di aprire una discussione- aggiunge - perché sanno di avere torto. Abbiamo assolutamente bisogno del mercato comune. Per far funzionare un mercato abbiamo bisogno di un fisco identico per tutti e soprattutto di un rapporto di cambio stabile e di condizioni monetarie che siano a vantaggio di tutti e non solo di alcuni”.
E si avvia alla conclusione: “l’Italia ha una posizione finanziaria sull’estero in pareggio. Noi diamo all’estero quanto l’estero investe in Italia. Siamo uno dei pochi Paesi nel mondo che ha la posizione finanziaria sull’estero in equilibrio”.
E ribadisce le soluzioni già indicate in altre occasioni.
“Ho indicato una soluzione che sta acquisendo peso a livello europeo che è la creazione dei titoli sicuri europei. Critico l’organizzazione europea perché esiste un trattato che ha fissato delle norme, malauguratamente ratificate dal Paese, ma non ho mai avuto attacchi da Bruxelles, né ho mai detto di voler uscire dall’Europa. Le persone intelligenti della Commissione hanno capito che oggi in Europa manca un titolo sicuro che possa essere acquistato dai cittadini o dagli intermediari professionali e che possa essere alternativo al debito pubblico”.
Se lei fosse il Presidente dell’Europa cosa farebbe con questa Europa e con i suoi protagonisti maggiori? E’ l’ultima domanda di Sisci.
“Aprire un dialogo, mettere insieme ogni Paese. Le trattative per un nuovo trattato sono difficili perché occorre avere l’unanimità. Ma il dialogo può essere aperto.
La gente si aspetta un messaggio positivo dall’Europa.
L’Europa non è matrigna, ma è madre di tutti. Riprendiamo l’era delle speranze. Siamo in una fase di reazione,ora dobbiamo passare alla costruzione”.






 

Autore: Giuseppe Di Donna

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