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Consiglio comunale conferisce cittadinanza onoraria a Mons.Sprovieri

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Consiglio comunale conferisce cittadinanza onoraria a Mons.Sprovieri
consiglio comunale
27-05-2013

Il Consiglio comunale, presieduto da Luca Morrone ha conferito, nel pomeriggio, a Mons.Serafino Sprovieri, Arcivescovo Emerito di Benevento, la cittadinanza onoraria su proposta del Consigliere comunale Mimmo Frammartino.
Alla cerimonia, svoltasi in una rinnovata sala consiliare di Palazzo dei Bruzi (con il nuovo impianto di amplificazione, nuovi microfoni e gli schermi luminosi per verificare l’esito delle votazioni e per consentire ai consiglieri di prenotare elettronicamente i loro interventi), ha preso parte, oltre al Sindaco Mario Occhiuto e a Mons.Sprovieri, anche l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano, Mons.Salvatore Nunnari. Tra le autorità religiose presenti, anche l’Arcivescovo della Diocesi di San Marco-Scalea, Mons.Leonardo Bonanno.
Questa la motivazione del conferimento, avvenuto all’unanimità: “per le sue doti di educatore impareggiabile che ha saputo parlare alle gioventù cosentine formandone la coscienza spirituale e civica e divenendo per esse un faro capace di indicare ad ognuno la giusta strada.”
Al termine della cerimonia di conferimento il Sindaco Mario Occhiuto, dopo aver dato lettura della motivazione, ha consegnato a Mons.Sprovieri la pergamena di cittadino onorario. Il Presidente del Consiglio comunale Luca Morrone, ha, a nome di tutta l’assemblea, consegnato al presule neo cittadino onorario di Cosenza un bassorilievo, opera dell’artista cosentino Eugenio De Luca che ha spontaneamente voluto che il Consiglio comunale omaggiasse Mons.Sprovieri con la sua creazione, raffigurante lo stesso arcivescovo emerito di Benevento nell’atto di indicare la Madonna del Pilerio, patrona della città di Cosenza.
Nel suo intervento il Sindaco Occhiuto ha sottolineato come quella a Mons.Sprovieri è la prima cittadinanza onoraria conferita durante il suo mandato. “Oggi è uno di quei giorni – ha detto ancora Occhiuto – in cui si rinsalda e ribadisce il legame di vicinanza rispettosa, cordiale e collaborativa che unisce la Chiesa cosentina alle istituzioni della città e alle varie espressioni della vita sociale di tutto il territorio della Diocesi. E’ un legame che Mons.Nunnari alimenta anche con un importante contributo alla riflessione, promuovendo più occasioni di confronto, nel solco della forte impronta di attenzione civile e di ricerca della condivisione di intenti che in questi anni hanno segnato la presenza del suo apprezzato impegno di Arcivescovo di Cosenza. L’opera di Monsignor Nunnari – ha proseguito il Sindaco Occhiuto – ci invita sempre alla riflessione, specialmente in chi, come me, ha l’arduo compito del governo della comunità locale, che sarebbe poco efficiente se accanto ad esso non ci fosse una voce amica, ma rigorosa, come quella del nostro Pastore.”
Nel richiamare gli inviti alla riflessione di Mons,Nunnari, il Sindaco ha fatto riferimento alla lettera dell’Arcivescovo rivolta ai giovani della Chiesa cosentina per ricordare il sacrificio della giovane martire di Longobardi Arcangela Filippelli, nata nel 1853, e uccisa, sedicenne, da un giovane bruto che cercò in tutti i modi di violentarla.
Con riferimento al conferimento della cittadinanza a Mons.Sprovieri il Sindaco ha poi sottolineato di considerare un onore avere come ospite e cittadino onorario “un uomo di fede che ha lottato contro le ingiustizie. Il conferimento della cittadinanza onoraria – ha aggiunto Occhiuto – è un riconoscimento dovuto per l’esempio di stile di vita semplice ed attento agli altri, per la solidarietà e la sua passione per l’umanità. Ed è anche un modo per legare il nome di Mons.Sprovieri alla nostra città per sempre. Nelle sue azioni – ha detto ancora il Sindaco – Mons.Sprovieri ha sempre messo al centro l’uomo nel rapporto e nel dialogo con la società. La solidarietà deve prevalere sull’individualismo, in tutti i campi. La Chiesa mette in mostra i valori del Sud cui Mons.Sprovieri ha dedicato la sua vita: dedizione al lavoro, spirito di sacrificio, amicizia, i valori della famiglia.
Tutti valori che hanno radici nella cultura della fede per contrastare la generazione del costume morale che avanza e che hanno spinto Mons.Sprovieri ad una più intensa partecipazione alla vita sociale e civile nelle città dove ha vissuto, per un impegno comune con tutte le forze più vive della società per sconfiggere i fenomeni di criminalità mafiosa, che non sono il Mezzogiorno, ma ne sono invece una malattia, un cancro che la coscienza generale del Sud, assieme a quella di tutto il Paese, deve detestare e respingere.
E’ necessario – ha concluso Occhiuto - abbracciare una dimensione di rottura, per non limitarsi a denunciare il male, per non svolgere nella società il banale compito della mediazione, quando mediare significa di fatto continuare ad appoggiare blocchi sociali che stanno imbarbarendo la vita della comunità. Non può esistere una Chiesa o un Municipio al di sopra delle parti, è una illusione giustificatoria di equivoci rapporti e compromissioni. Si devono fare delle scelte chiare perché si sappia da che parte si sta. Solo così si potrà realizzare una democrazia compiuta che esprime solidarietà cristiana. Cosenza ha l’energia e la determinazione per orientare il suo cambiamento allo sviluppo umano, sociale e civile, mettendo la dignità della persona e la sua difesa al centro del suo sistema di valori e con la cittadinanza conferita a Mons.Sprovieri oggi Cosenza si arricchisce e rafforza questa intenzione.”
Subito dopo il Sindaco Occhiuto ha preso la parola l’Arcivescovo Metropolita di Cosenza-Bisignano, Mons.Salvatore Nunnari che ha rivolto anzitutto un ringraziamento al Consiglio comunale “che voterà la cittadinanza per uno dei figli migliori della nostra Chiesa, della provincia di Cosenza, ma anche della Calabria tutta.”
Nunnari ha poi ricordato alcuni degli incontri con Mons.Sprovieri, a Catanzaro, a Rossano e, nel 1981, a Sant’Angelo dei Lombardi dove Mons.Nunnari era vescovo, prima di arrivare a Cosenza.

“Pochi momenti, pochi incontri – ha detto Nunnari - che hanno lasciato in me l’immagine dell’uomo di Chiesa,un contemplativo. Parlo dell’uomo di Dio, del prete. Mons. Sprovieri è stato soprattutto un prete. Contemplando le meraviglie di Dio, le ha sapute trasmettere con la parola e con la vita che ha avuto una sua linearità e una sua tenerezza verso gli altri. Mai una parola in più, ma soprattutto la passione per l’uomo. Oggi viene gratificato con un atto che lo impegna e lo lega alla città cui ha dato tanto.
Ritornando tra di noi ha reso più ricca con la sua presenza la nostra Chiesa.
Il Sindaco Occhiuto, onorando Mons.Sprovieri ha reso lieta la città, ma anche la Chiesa cosentina.” Prima di chiudere il suo intervento Mons.Nunnari ha dedicato un passaggio del suo discorso al parallelismo tra la vicenda della martire di Longobardi Arcangela Filippelli, richiamata nella sua lettera ai giovani della Chiesa cosentina, e la terribile vicenda dell’uccisione della sedicenne di Corigliano Calabro Fabiana Luzzi.
“Una storia terribile – ha detto - che credo schiacci tutti noi calabresi, un dramma nazionale.”
Dopo la cerimonia di conferimento della cittadinanza è stato lo stesso Mons.Serafino Sprovieri a voler prendere la parola.
“Non dovrei emozionarmi tanto – ha esordito – essendo questa la quinta cittadinanza onoraria che ricevo dopo quella di Squillace dove fui vescovo, e poi quelle di Cariati, Rossano e Benevento. Questa sequenza di cittadinanze onorarie mi fa sentire cittadino del mondo perché dove il Signore mi ha collocato, ho cercato di dare tutto me stesso. Sono grato a Mimmo Frammartino che ha voluto prendere l’inziativa, ma anche a Claudio Nigro, a Salvatore Perugini, oltre, naturalmente al Sindaco e a Mons. Nunnari che hanno voluto ricordare alcuni momenti di questa mia peregrinatio nelle chiese del Mezzogiorno. Mi è stata ricordata la stagione più fervida del mio sacerdozio quando gli anni giovanili mi consentivano di fare una innumerevole qualtità di cose e gesti legati sempre alla passione educativa. Ho avuto oltre duemila alunni nelle scuole di Cosenza e adesso ne incontro sempre alcuni ogni volta che esco e mi ricordano questi momenti di contatto fecondi per la loro vita e commoventi per me. Quando sono stato segretario di Mons.Calcara ho fatto tante cose, ma l’esperienza con “Parola di vita” rimane per me la palestra che mi ha permesso di fare discernimento sulla coscienza giovanile con le inchieste e la lettura dei problemi eterni dei giovani colorati dalle profonde trasformazioni in atto.”
La parte finale del suo intervento Mons.Sprovieri l’ha dedicata alle donne.
“Le donne – ha detto - portano sulle ginocchia il futuro del mondo” ed anche lui ha fatto riferimento alle “tragedie efferate che oggi lamentiamo, una crudeltà che non temo di definire satanica”.
Ultimo riferimento è al “Premio Cosenza” che Mons.Sprovieri si è detto lieto di aver portato in alto negli anni sessanta, ricordandone l’edizione nazionale del ’61, svoltasi a Napoli a Palazzo Reale con la partecipazione di un centinaio di eminenti personalità della cultura europea, come padre David Maria Turoldo.
“A quell’edizione – ha ricordato Mons.Sprovieri – ricevemmo addirittura un messaggio di Giovanni Papini. Il fior fiore della cultura cattolica nazionale ed europea che erano state incentivate con il Premio Cosenza che finché è durato ha portato in alto il nome della città. Tema del dibattito congressuale era “la letteratura cattolica, anima dell’Europa unita di domani.”
Soltanto qualcuno cominciava a parlare di Europa unita. Calcara convocò il fior fiore dei pensatori a dibattere questo tema. Ho portato la passione per la cultura ovunque.”
Quando gli anni avanzano si dimenticano troppe cose – ha concluso Mons.Sprovieri - e si ha la sensazione di non aver fatto nulla. Certi sorrisi mi confortano.
Ho fatto molto poco, ma qualcosa l’ho combinata pure io.”
E ha ricambiato il dono dello scultore Eugenio De Luca omaggiandolo a sua volta con il logo del Congresso eucaristico del beneventano, creato da Mimmo Paladino.
Al Presidente del Consiglio Morrone ha ricambiato donando il volume del congresso eucaristico beneventano al quale partecipò come legato pontificio l’allora cardinale Ratzinger, prima di diventare Pontefice.
La seduta del Consiglio comunale era stata aperta dal Presidente Luca Morrone che, dopo aver rivolto un saluto di benvenuto a nome dell’intero Consiglio comunale, ha introdotto l’illustre ospite ricordandone le origini e ripercorrendone l’intensa attività pastorale.
“Mons.Serafino Sprovieri – ha detto Morrone – è nostro conterraneo, nativo di S.Pietro in Guarano, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Benevento, oggi in quiescenza per quanto riguarda la sua attività pastorale, ha fatto ritorno già da qualche anno nella nostra città dove risiede tuttora.
Dopo gli studi nel seminario di Cosenza e di Reggio Calabria, ordinato sacerdote, è stato segretario di Monsignor Aniello Calcara.
E’ stato per lungo tempo rettore del seminario cosentino, esattamente dal 1962 sino al 1975 e subito dopo del Pontificio seminario teologico “S.Pio X” di Catanzaro.
Vescovo dal 1978, ha servito la Diocesi di Catanzaro-Squillace e di Rossano-Cariati.
Il 25 novembre 1991 viene trasferito da Papa Giovanni Paolo II a Benevento, in quanto promosso Arvivescovo Metropolita di quella Diocesi.
Resta alla guida della Diocesi di Benevento, svolgendo attivamente il suo ministero pastorale, sino al 2006, allorquando, per raggiunti limiti di età, si trasferisce a Cosenza.”
Subito dopo la sua introduzione, il Presidente del Consiglio comunale ha dichiarato aperto il dibattito dando la parola al relatore della proposta di conferimento della cittadinanza onoraria a Mons.Sprovieri Mimmo Frammartino.
“Un uomo del nostro tempo, una figura di elevato spessore culturale, un’autorità della Chiesa che ha fortemente inciso con la sua dottrina ed il suo esempio sacerdotale prima e pastorale dopo, nella formazione delle coscienze di diverse generazioni cosentine.” Così Mimmo Frammartino ha iniziato il suo intervento, delineando la figura di Mons.Sprovieri.
“Mons.Sprovieri – ha detto ancora il consigliere proponente – è stato un sacerdote e un uomo di fede impegnato nella evangelizzazione dei popoli, ma soprattutto nel fare affermare valori etici e culturali universali.
Anche oggi, come è accaduto per l’ultima cittadinanza onoraria conferita dal Consiglio comunale, quella allo storico Rosario Villari, parliamo di una personalità fortemente legata alla nostra città che non ha vissuto sempre a Cosenza, come spesso accade quando alti incarichi ed alte responsabilità chiamano verso altri territori nei quali si va ad operare portando, comunque, un bagaglio culturale ed una moltitudine di esperienze maturate anche nei nostri luoghi. E la città di Cosenza – ha proseguito Frammartino – può essere fiera di essere stata tanto bene rappresentata ovunque Monsignor Sprovieri sia andato.”
Frammartino ha poi citato le opinioni espresse sulla figura di Mons.Sprovieri durante la sua permanenza in terra sannita. Anzitutto quella di Mons.Mainolfi, direttore dell’Istituto Superiore di scienze religiose della città di Benevento che lo ha considerato “non solo un pastore illuminato, ma anche un uomo forte e tenace come la Calabria”
Ricordato anche il ruolo di Mons.Sprovieri, da sempre attratto dal mondo delle scienze e in questa veste “interlocutore privilegiato e consulente etico di uomini di particolare spessore come il prof.Antonino Zichichi”.
Molto apprezzato come presule a Benevento sia dal Sindaco del capoluogo sannita che dal Presidente della Provincia campana. “Con loro Mons.Sprovieri – ha sottolineato ancora Mimmo Frammartino – ha dato vita ad una straordinaria sinergia tra istituzioni civili e religiose di cui il frutto più significativo è certamente il Concordato tra Chiesa e Comune, firmato a Benevento, a Palazzo Mosti nel dicembre del 1998 e ancora oggi considerato come una tra le più alte espressioni di sintesi tra valori civici e religiosi.
Mi piace fare riferimento a questo dato perché a Cosenza qualche settimana fa il Sindaco Occhiuto ed il nostro Arcivescovo Mons. Nunnari hanno sottoscritto un protocollo di intesa che di certo sarà strumento di arricchimento culturale, ma anche e soprattutto un passo avanti nella ricerca di quel bene comune di cui i cittadini, di ogni tempo e di ogni luogo, hanno estremo bisogno.
Occorre – ha aggiunto il consigliere Frammartino – operare sempre una sintesi di interessi, di valori, di aspettative. Solo su queste basi, una società si sviluppa in modo sano e pone un argine a quegli individualismi sfrenati capaci di produrre guasti enormi, soprattutto per i giovani che dagli adulti si attendono aiuto, conforto, esempio.
Negli anni ’60 e ’70, quando la gioventù di allora aveva molte possibilità in meno rispetto a quella attuale, molti strumenti in meno e condizioni di vita mediamente molto più modeste, il Seminario Arcivescovile di Cosenza ha rappresentato per molti, con il suo Rettore Don Serafino Sprovieri, quell’occasione in più per studiare, per crescere lontano dalla strada e dai pericoli ed anche, perché no, un alleggerimento per le famiglie che pagavano una retta molto modesta.
Nessuno è passato dal seminario “Aniello Calcara” senza aver riportato un segno, un ricordo indelebile di un’esperienza che nel prosieguo della vita è stata riconosciuta formativa e capace di cambiare l’esistenza stessa.
Il merito di tutto questo va ascritto a colui che del seminario arcivescovile di Cosenza è stato, per lunghi anni, l’anima, un uomo di fede e di cultura, ma soprattutto un educatore sensibile ed attento ai bisogni dei giovani che hanno avuto la fortuna di conoscere la sua guida.
La città di Cosenza di quegli anni deve molto a Mons.Sprovieri. Gli devono molto il centro storico e le centinaia di giovani che in quegli anni hanno istintivamente riconosciuto l’autorità del suo ruolo, un’autorità che non è mai stata autoritarismo e, forse proprio per questo più incisiva e determinante.
Sgridare con uno sguardo e punire con un silenzio. Questi i sistemi educativi del Rettore Sprovieri.
E quando si trasmette il rispetto delle regole, il desiderio di non deludere le aspettative degli altri, si è piantato un seme che non darà frutti per una sola stagione, ma per tante altre ancora, qualsiasi sia stata la strada percorsa in seguito da chi questo seme ha ricevuto.
Abbiamo molto riflettuto – ha detto ancora Frammartino rivolgendosi direttamente a Mons.Sprovieri – sul fatto che dirigere un istituto come l’Aniello Calcara le abbia consegnato la responsabilità dell’educazione di diverse generazioni che vivevano all’interno della struttura di cui organizzava e controllava ogni ora del giorno e della notte.
E’ stata una responsabilità grande. Averla gestita con la cura e la lungimiranza che le vengono riconosciute è di certo un titolo di merito che non può e non deve passare inosservato.”
A metà del suo intervento Frammartino ha rivolto un pensiero alla giovane di Corigliano Fabiana Luzzi e ha proposto al Consiglio comunale di osservare un minuto di raccoglimento per la sua giovane vita spezzata.
Subito dopo Frammartino, un breve intervento anche dal Presidente della Commissione cultura Claudio Nigro che, a proposito del conferimento della cittadinanza a Mons.Sprovieri, ha parlato di “giornata storica e carica di particolare significato.” Nigro ne ha ricordato il legame con il territorio, il ruolo di indimenticabile guida spirituale e di educatore per più generazioni, le doti umane e l’impegno pastorale.
“Grazie a lei – ha detto Nigro - tanti giovani sono diventati bravi uomini, bravi professionisti e ottimi sacerdoti. Mons.Sprovieri rappresenta la Chiesa che ognuno di noi oggi vorrebbe, portatrice di valori universali.
Cosenza è onorata di annoverarlo tra i propri cittadini illustri.”
Anche il consigliere comunale Salvatore Perugini, parlando a nome di tutto il gruppo del PD, ha espresso sentimenti di viva soddisfazione per la decisione di conferire la cittadinanza a Mons.Sprovieri.
Poi ha deicato parte del suo intervento alla vicenda di Fabiana Luzzi.
“Penso che noi tutti, società civile, politica e istituzioni ci dovremmo interrogare molto di più su fatti di questa natura, perché il rischio che si corre è quello di liquidare la valutazione di questi fatti in maniera superficiale e non corrispondente alla realtà. Occorre procedere ad un’analisi più complessiva di ciò che sta avvenendo nella nostra società.
Questa società vive una fase di profondo individualismo, e non è nè un bene né un valore, ma qualcosa che può arrecare grandissimi danni.
Lego questo alla manifestazione di oggi. C’è una connessione forte. Quando conferimmo la cittadinanza onoraria al prof.Rosario Villari, io feci una riflessione che sento di dover riproporre perché a mio avviso è di fondamentale importanza.
Cè una differenza profonda tra la funzione del maestro e la funzione del modello.
Il maestro non è soltanto colui che ti forma e ti dà la cultura . Il maestro è quello che inculca fortemente ed esalta il senso della libertà e del rispetto del valore dell’uomo. Il maestro apre la mente, illumina. Il modello è qualcosa che si imita, che si ha davanti e che si cerca di emulare.
Di solito l’emulazione non produce un modello superiore, ma un’imitazione al ribasso, non c’è crescita. Oggi abbiamo pochi, pochissimi maestri, ma molti, moltissimi modelli.
Quando noi riconosciamo il ruolo di maestro in una persona del nostro tempo e del nostro territorio, se rinunciamo a valorizzare questo riconoscimento non facciamo una cosa buona. Se esistono maestri è giusto che vengano in evidenza e che le istituzioni esprimano gratitudine , riconoscenza e pubblico riconoscimento.
Monsignor Sprovieri – ha concluso Perugini – è un maestro del nostro tempo e della nostra comunità ed è giusto che il Consiglio comunale gli conferisca la massima delle onorificenze che una pubblica amministrazione possa attribuire.”



























 

Autore: Giuseppe Di Donna

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